Necessità canine

Necessità canine

Written by:Aryaqua
Published on November 2nd, 2012 @ 23:14:39 , using 1037 words, 586 views
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Piove e tu sei lì nella solitudine della tempesta. Sarò il tuo riparo, il tuo calore, ti asciugherò e mi prenderò cura di te, voglio prendere io la pioggia per te, mentre tu ti ripari. Parleremo una lingua che solo noi possiamo capire, vedremo assieme cose che la maggior parte del mondo ignora.

Quando sono senza il mio cane mi sento come se non servissi a niente e nessuno.

Mi chiedo ancora, sempre, che diavolo sto facendo qui.

Il periodo pazzesco di iperlavoro è finito, ho rimediato una strana influenza senza febbre, ma lo dico sottovoce perché, anche se il termometro segna 36,7, è tutta la sera che ho i brividi. Un po' di tregua...no. Tutti i mercati dei santi sotto la pioggia, sempre sprovvista delle più elementari attrezzature per ripararmi. Ho iniziato a stare male già lunedì, ma non mi son potuta permettere né di fermarmi né di riposare un minuto di più. Così sono arrivata ad oggi sfasciata. E' stato davvero un momentaccio. Speravo fosse andato, ma poi ieri sera sono arrivati i bambini e il delirio si prospetta ancor durevole, almeno fino a domenica sera. Io non faccio apposta, ma davvero, sono stanca e debole, sto male e non riesco a sopportare bambini petulanti e maleducati attorno. Sarà che sono una brutta persona, ma non riesco a fingere. E non riesco neanche più a stare zitta.

E' stata qui mia sorella, da mercoledì scorso, per lavorare con noi. Povera bestia. Il suo massimo fino ad ora sono state le vendemmie, trovarsi nel vortice del commercio dei fiori sotto ai santi è come essere catapultati in un universo delirante di vecchie megere e richieste assurde e nervosismi, scatti d'ira e bestemmie contro gli agenti atmosferici. Mercoledì mattina qui siamo arrivati a zero gradi. Alle 7 ero già al lavoro con le dita congelate e a mezzogiorno dovevo ancora prendermi un secondo di pausa per provare a riprendere la sensibilità. Mi veniva da piangere per il dolore e per il freddo e la fatica. Quest'anno ho acquisito una buona abilità nel confezionare composizioni non troppo complicate, in alcuni momenti mi sono divertita. Per il resto invece sono stata promossa a ruolo di capro espiatorio, ho passato una settimana a farmi insultare. Per qualsiasi cosa. Mia sorella magari non è una grande esperta dei massimi sistemi, ma non serve la laurea per capire che la situazione è un po' strana. Un po' tanto. Stamattina tornava a casa e io la accompagnavo fino a Milano, il treno era alle 8.37 e alle 8.30 eravamo ancora in casa, quando l'ho fatto notare lui è esploso in un delirio di insulti dicendo che io gli avrei detto che il treno era ai 45, e non sto lì ad elencare la marea di sproloqui seguenti. Io ero assolutamente tranquilla, se avessimo perso quel treno avremmo preso quello dopo, la cui attesa di 20 minuti ci avrebbe permesso di fare colazione con comodo. No. Urla e strepiti fino in stazione e mia sorella ha anche fatto un volo giù dalle scale che per un attimo l'ho vista morta, tutto per questa agitazione insensata e inutile. Eravamo a Milano vagando a caso quando mi è arrivato un sms con scritto "Torni anche tu a Rovereto?" che ad essere coerente avrei dovuto ignorare. Per tornare davvero a Rovereto. Il punto è sempre quello, a volte mi sento come se non volessi proprio tornare qui, perché qui non è casa per me. Riflettevo in questi giorni su quale possa essere il motivo profondo di questo malessere, al di là dei litigi e delle tensioni del periodo, e mi sono parzialmente risposta. Non ho un progetto, né uno scopo qui. Con gli altri ragazzi con cui sono stata ne avevo uno. Trovare una casa, prendere un cane, convivere, fare dei figli, mettere su un'attività mia ecc ecc. Qui la casa c'è già, e a parte alcune mie cianfrusaglie parcheggiate qua e là, non c'è altro che mi appartenga. L'attività c'è e fare qualcosa di "mio" adesso non è fattibile. Forse più in là sì, ma devo confrontarmi col fatto che vivo con una persona che considera tutto ciò che ho studiato fino ad ora (pet therapy, zooantropologia, cinofilia ecc) come un sacco di stronzate inutili che non mi porteranno da nessuna parte. Il fatto che io non andrò lontano con la pet therapy mi è sempre stato noto, ma io non la considero una stronzata. Per quanto riguarda la famiglia lui non perde occasione per dire che lui ce l'aveva e ora non ce l'ha più, che ha fallito nei confronti dei suoi figli ecc ecc. Arianna soprammobile ascolta in silenzio. Il fatto che ci sia io non ci rende famiglia, suppongo perché io non ho figli con lui. E visti i presupposti sinceramente, anche vincessi alla lotteria domani, forse sarebbe da evitare.

Sto cercando di far funzionare le cose, anche se spesso faccio fatica e sono stanca. Mi mortifica in continuazione e mi fa sentire in colpa, tanto che mi sono chiesta più volte perché io sono così diversa, così sbagliata. Poi è arrivata la sister mercoledì scorso. Ha 18 anni, parte dei capelli rasta, fuma Camel light e ha un piercing al naso, ha già cambiato 3 fidanzati e non ha finito nemmeno un anno delle superiori. Però mi sono quasi spaventata nel vedere quanto ci assomigliamo. E lei, sulle questioni di cui sopra, dà ragione a me e mi difende.

Mi trovo sempre davanti ad un bivio e scelgo sempre di rimanere sulla strada che stavo già percorrendo. Prima mi dicevo che forse valeva la pena impegnarsi un po' di più stavolta, ma forse sto solo mascherando la mia profonda rassegnazione. E' un bel dire che "mi merito di più" di questa continua tristezza. Qualsiasi cosa scelga alla fine è sempre uno schifo. Non ho dimenticato il mio post di un anno fa, in cui dicevo che l'unico modo per me è quello di stare sola. In quella stanza fredda da cui al mattino entrava un'ondata di luce, dalla finestra da cui vedevo alberi e montagne, dove c'era il mio cane con me, solo io e lui, il silenzio, il fuoco nella stufa. Un po' di verità è questa. L'unica compagnia di cui ho davvero bisogno è quella del mio cane.

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