Terra (terra)

Written by:Aryaqua
Published on April 23rd, 2015 @ 00:58:40 , using 1896 words, 150 views
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Un po' più terra terra, giusto per capire a che punto siamo. Ecco, parlo di me al plurale, sto messa proprio bene... Vabbè, sorvoliamo.
Dicevamo, son sempre qua. Giovedì scorso ero intenta a spremere arance in una scuola di Castelceriolo (la mia preferita, dove le maestre mi adorano, i bambini mi fanno la standing ovation e la bidella mi regala ovetti di cioccolato) quando mi squilla il cellulare. La notte precedente avevo inviato uno dei miei tanti CV per un lavoretto breve ma intenso, annuncio trovato per caso su un sito di tutt'altro. Ecco, pareva fosse mio. Nulla di trascendentale, ma 10 giorni filati di pulizie per una cifra piuttosto interessante, e la cosa buffa era che io avrei dovuto finire le spremute il 23 aprile e iniziare dall'altra parte il 24. Fico. Felice della perfezione della mia esistenza ho svolazzato un po', leggera. Momento 2: panico. Questi dieci giorni comprenderebbero due festività e due fine settimana. E il coinquilino dà per scontato che io presenzi per aiutarlo. Ed io ho paura. PAURA della sua reazione. (No no e no. Non si può vivere nella paura. Per cazzate di questo calibro tra l'altro). Temporeggio. Un po' troppo. Fatto sta che da giovedì arriva lunedì e comunque ancora quella non si è fatta viva per spedirmi il contratto via mail. E siccome ormai lo so come vanno queste cose, scrivo io, già odorando la tragedia. Ah sì scusa ma sai, l'azienda ci ha informati che vuole provvedere da sé con una ditta di pulizie esterna, quindi sentiti libera di accettare altro, eventualmente ti aggiorno. Sì ecco grazie. Grazie al ca22o.
Mi telefona quella delle spremute: sai la scuola del 23? Ecco, vanno in gita quindi non c'è da fare. *Che nella fattispecie significa quei 30 euro in meno. Così. Beh grazie. Ho avuto qualche momento di sconforto. E un paio di serate di solitudine assoluta (il post di ieri notte l'ho scritto al cellulare mentre passeggiavo con Dharma lungo la ferrovia)

[Papaveri che mi esplodono negli occhi. E mi feriscono di macchie rosse tra il verde e il blu]

Mi son sentita sola. In mezzo all'oceano. Sono davvero nel mezzo del nulla ed ho perso i remi. Eppure lo so che è così, la solitudine è la mia conditio sine qua non. Quanto dista da qui la terraferma?
Ma torniamo al suolo, dai. La poesia poi, semmai.
Le scarpe sì, le scarpe no. Penso mi sia rimasta qualche spina di castagno nel piede, perché ogni tanto sento delle fitte. Le spine sono piccole esplosioni. A volte mi sorprendo a tenere su le infradito. Le scarpe chiuse le ho abbandonate ormai da settimane, salvo momenti particolari tipo "fare spremute". Qualcosa mi tiene zombie e mi fa tenere le scarpe. O mangiare pane, pane, pane. Che c'entra? C'entra che la consapevolezza e i miei sensi ipersviluppati e l'empatia, lo stare sveglia o il provarci, passano attraverso l'epidermide e non da ultimo attraverso l'intestino. Letteralmente. Da tempo mi ripeto che ho bisogno di fare un digiuno. Ma serio. Intendo dire, totale, di almeno quattro giorni, ma sarebbe preferibile una settimana. Trovo stupido fare quella vegana che però mangia male o peggio e poi, dopo essersi ingolfata di pane e marmellata o pizza e patatine, se ne esce e va a vomitare lungo i fossi. Sì che sono persuasa del fatto che ne giovino le formiche, ma ci sono altri modi direi.
Comunque sia, a volte riesco, a levarmi veramente le scarpe.
Provo a dipingerci. Una stradina di campagna dissestata, una ragazza dall'età indefinita con i capelli lunghi (lunghissimi ormai) scompigliati dal vento, lo sguardo alto rivolto al sole, un paio di vecchi pantaloncini lisi tirati su fino a farli diventare short, uno straccetto di canottiera e legato in vita un microscopico marsupio colorato con le chiavi, il telefono per fare foto e il guinzaglio, attaccate penzolanti sul fianco sinistro le infradito. In mano o sulla spalla un vecchio telo logoro che solitamente sta nella cuccia di Dharma. Nel fosso scendo e mi bagno i piedi. Resto a mollo per un po', poi metto gli occhiali in tasca e mi bagno le gambe, le braccia, la faccia, il collo. Mi piace l'odore della mia pelle bagnata di acqua di fosso dopo che magari ho passato un paio d'ore nella radura. Nella radura ormai ci arriviamo solo noi e le nutrie, al limite qualche simpatico uccellino di passaggio. Come vi metto piede le rane iniziano a cantare. giuro. Nel senso, arrivo nel silenzio e appena entro nella radura loro gracidano in coro. Stendo il telo nell'erba ormai alta, lì dove resta piegata a forza di posizionarmi sempre lì, e abbandono tutti i vestiti. Restiamo lì per ore, io al sole, lei in ombra, a guardare le foglie che crescono, ad ascoltare il vento. Da circa tre giorni ai cori si sono aggiunti i rospi smeraldini. Non li ho ancora visti, ma riconosco il loro canto, molto più melodioso rispetto al simpatico gracidare delle rane. Il pomeriggio si esaurisce con me che respiro il vento sulla pelle. Non c'è nessuna voglia di tornare. Sono già lì, dove devo tornare. Il resto è ridotto ormai ad un andare indietro verso qualcosa che mi dà sofferenza e basta.
Cerco di stare su di morale, di stare nel sole. Di praticare atti di gentilezza e amore senza senso. Tipo arrivare al cimitero, riempire a ripetizione bottiglie d'acqua e portarla a tutte le piantine sofferenti o morenti che trovo. E su circa dodicimila tombe diciamo che ne trovo parecchie. Perché? Perché non sopporto di veder soffrire le piante, anche se non sono mie. E in un qualche modo credo sia una forma di rispetto per chi a quella piantina ci sta sotto. Non guardo mai di chi è. Le do da bere e spero che si riprenda. [Perché i fiori sono belli, le piante sono belle, non voglio che soffrano, nascon fiori dove cammina].
L'amore ci torna indietro? Sotto forme strane e diverse direi. Patisco tanto. La cosa che fa più male, ma l'ho già detto, è l'assenza. Privarmi della presenza di qualcuno a cui tengo per me è una tortura infinita e non c'è distrazione che tenga. Sarà così sempre, lo è di più adesso che mi sento sola, lo è ancora di più durante i sabato sera in cui devo bere per diventare un po' stupida, e non pensare, o pensare meno, pensare ad altro. Intanto io do da bere ai fiori al cimitero. E a volte, raramente, ma oggi è successo, tratto persino bene i bambini.
Mi chiama quella delle spremute. Ti ho aggiunto una scuola mercoledì, così ti do altri 30 euro. Ah... Grazie. Ed oggi, mercoledì, mentre facevo le spremute ho ricevuto un'altra telefonata. Ciao Arianna, per caso sei ancora disponibile? Abbiamo parlato col cliente, se mi confermi il lavoro è tuo.
mi gira in testa una frase un po' scema che qui si dice spesso, "Hai più culo che anima". Non l'ho mai apprezzata troppo, sicuramente perché ho qualche complesso riguardante l'abbondanza innata del mio retrotreno, ma poi analizzandola bene... Più culo. Che anima. Sì ma... cioè, hai presenta la MIA anima? Se solo un po' inizio a crederci potrei anche vivere di rendita da adesso in avanti. Ho concluso con i contatori e dopo un'ora firmavo il contratto per le spremute. Oggi ho finito le spremute, domani mi concedo libera uscita, e venerdì attacco i dieci giorni di pulizie. Per non sbagliare un paio di giorni fa al Brico ho comprato uno scalpellino. Di quelli perfetti per scardinare tombini.
Legge di attrazione? Curvatura della realtà? Potere spirituale? Autosuggestione? Beh, se davvero sono io quella pazza e tutto si riduce alla casualità... La mia vita è un insieme di meravigliosi casi che si incastrano tra loro alla perfezione.
Giorni fa mi sono iscritta un po' per diletto, un po' per curiosità, ad una pagina faceboox sull'Asperger. Ne sapevo ben poco, a dirla tutta ne so poco anche adesso. Ho visto che c'erano i test online e mi son detta: perché no? Facciamolo! Ecco. Quando l'ho compilato così ad minchiam mi è risultato 143. Con più calma e seriamente invece è uscito 154. Su 200. Dove la normalità è da 90 in giù e 200 è autismo. Cosa ha comportato questo? Per il momento quasi nulla, nel senso che non voglio cadere nella trappola di etichettarmi se prima non ho un parere professionale a riguardo. Più che altro perché mi conosco bene, sarei quella che dice eeeehhh io lo farei, ma sono Asperger... Ho riletto attentamente i risultati parziali, sono divisi per aree. In alcuni ambiti risulto essere assolutamente normale o al limite poco fuori dalla media. Ma ce ne sono alcune che invece mi danno 100% Aspie. Tipo. Sensibilità. Essere infastidita dai neon, dal rumore delle ciabatte trascinate sul pavimento, dai rumori troppo forti. Avere un udito fuori dal comune. Provare fastidio nel sentire le etichette dei vestiti. E anche: trovarmi in imbarazzo in situazioni giudicate normali (saluti/commiati, quando c'è da fare il giro di strette di mano e bacini sulla guancia io divento verde e mi irrigidisco come se andassi alla forca), di contro trovare invece difficile capire perché la gente si affanna tanto per cose che io reputo assolutamente insignificanti. Coltivare assiduamente le mie caratteristiche peculiari, provare piacere perverso nel sapermi diversa (cit. Caparezza). Memorizzare con precisione impressionante e maniacale i dettagli delle cose che mi interessano, per trascurare tutto ciò che invece per me è scarsamente rilevante. Fare fatica a stare attenta a cose che mi annoiano e rimanere completamente assorta in quelle che destano la mia curiosità, mi esplodesse una granata a mezzo metro non me ne accorgerei.
Se davvero fossi Asperger troverei quantomeno una spiegazione ad un sacco di cose. Anche se, mi rendo conto, sempre Arianna rimango. Se trovassi qualche psicologo per un consulto senza impegno mi piacerebbe approfondire.
Ok ho detto tutto? Mah. Ah, manca la poesia. La poesia è in ogni dove e permea ogni anfratto della mia povera mente martoriata.
Pensavo, giorni fa, che il grande dramma dell'esistenza è l'irrealizzazione. Cosa vuoi fare da grande? Perché non l'hai fatto? Perché non lo stai facendo? Dove ho sbagliato? Perché ho fatto tanta fatica per ritrovarmi qui, così, fallita sotto tutti i punti di vista?
E poi però mi dico. Ma cosa? Chi ha deciso che noi si deve per forza "diventare"? Non  è sufficiente essere ciò che siamo già, e semplicemente migliorare ed evolvere quotidianamente? Devo avere una laurea per sentirmi chiamare dottoressa? A che servirebbe? Devo avere un lavoro ben retribuito per guadagnare molti soldi? Per comprare cosa? Devo fare dei figli per avere uno scopo? Ma... è uno scopo avere figli??? NO! No cazzo, no! Io tolgo le scarpe e vado nel fango! E la notte guardo il cielo, la falce di luna, le stelle e Giove luminoso e basso all'orizzonte con i satelliti galileiani, e mi dico che sul totale dell'universo non ha nessuna importanza un pezzo di carta o una gravidanza o un conto corrente pingue. Quel che devo fare io è altro. E l'origine di tutti i miei problemi è che da sempre mi ostino a considerarmi diversa dagli esseri umani standard, ma continuo a cercare di infilarmi nei loro vestiti. Quando il mio unico vero, profondo desiderio di ogni giorno è quello di raggiungere la mia radura ai bordi di un lago ormai pozza di fango, nascosta da una piccola frondosa quercia, tra l'erba alta, e strapparmi di dosso tutto e restare così, nuda e felice, nel sole.

Richiami

Written by:Aryaqua
Published on April 21st, 2015 @ 23:17:47 , using 251 words, 152 views
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Lo sento ancora. Mi sta chiamando dalla falce di luna appesa nell' oscurità. Ne sento l odore. Le piccole luminose guardiane della notte stanno per risvegliarsi ed io non sono pronta, io sono ancora troppo lontana da dove dovrei essere. Come farò a vederle da qui, da queste accecanti luci artificiali? Come potrò mai, da qui, trovare loro che segnano la via di casa?
Io sono morta. Non posso più nulla perché sono morta.
Ma io non voglio. Essere. Morta.

 

(Le cose più belle le ho scritte con la penna, facendomi male alle mani, bagnando la carta con le lacrime e con il sangue del cuore che tengo sempre in mano mentre scrivo. Le cose più belle le ho sentite attraverso la pelle. Le cose più belle le sento ancora che riecheggiano dal passato e che mi chiamano verso il domani)


Il cambiamento avviene anche passo passo, una briciola per volta, impercettibile mutazione nel quotidiano come goccia che consuma la pietra, così mi muovo io, ticchettio sommesso e paziente di cui non si scorge l intento né il disegno. Ma io non sono questo. Sono sí ninfa che cammina leggera senza piegare neppure gli steli d erba mentre cammina, presenza che entra in specchi d'acqua immota senza increspare la superficie, lo sono, ma in me celo maremoto e uragano, tifoni che spazzano le coste, fulmini che si abbattono al suolo. Io contemplo la silenziosa perfezione dei moti celesti. Ma io sono improvvisa e catastrofica supernova.
E allora adesso accenditi, esplodi,  illumina.
Illumina.
Illumina.

 

Dormo (ma sogno)

Written by:Aryaqua
Published on April 19th, 2015 @ 00:56:04 , using 1613 words, 109 views
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Ehm... Sì. Sono ancora qui. Cioè proprio qui qui, nel posto in cui non dovrei essere. A dirla tutta in un posto così non ci dovrebbe stare proprio nessuno.

Sto ancora cercando una scusa. Là dove ho mille motivi. Per andarmene. Ma dove? E soprattutto, come? Beh allora stai lì, stai. Resta ferma a pensare di essere nella stanza di là, in coma. In effetti in coma lo sono davvero.
Ho ricominciato a sognare. Per lo più sono incubi, alcuni incredibilmente terrificanti. Due notti fa ho aperto gli occhi alle 4 del mattino. Vedevo immagini orribili, anche se in qualche modo affascinanti, un misto tra Star Trek e Silent Hill (eeehhhh i films! non sono più abituata??) il dramma è stato però che mi sono svegliata e il mio corpo era completamente teso, come una corda di violino, e mi sentivo malissimo, sembrava un'overdose di caffeina, non provavo dolore ma ero in uno stato assurdo, e la cosa più inquietante è che gli incubi continuavano anche da sveglia.
Era un incubo, ma era davvero bello quel che vedevo. Poi mi sono alzata, ho fatto pipì, sono tornata a stendermi, ho fatto un po' di esercizi di respirazione... e mi sono riaddormentata. 
Ho pensato ad un attacco di panico. Forse è stato quello... o forse no. Il mio amico orso dice che sono semplicemente io che cerco di svegliarmi, che mi lascio andare.

Ieri prendo e vado. Guido, nebbia sole pioggia Masone (e te pareva!) parcheggio magistrale immortalato che continua a collezionare like su faceboox, visita al mio Aedan (...Chi sei tuuuu? Sniff sniff... sniff... MAAAAAMIIIIIIII!!!!) poi via di nuovo by car (quasi mi è dispiaciuto toglierla dal mio parcheggio perfetto a un centimetro dalla macchina davanti e altrettanto da quella dietro) e.. dove diavolo devo andare ? Boooh! Confido nel Navighetor. Casualmente stavolta ci azzecca, arrivo a Varazze e trovo il centro commerciale dove la conferenza dovrebbe iniziare tra ... cinque minuti fa. 
Ma al di là del caso specifico, riflettevo su questo. Il momento esatto in cui rivedi una persona a cui vuoi bene. Magari che non vedi da tempo. O semplicemente che vuoi veramente rivedere. Arrivare spaesati e guardarsi intorno cercando e poi incrociarsi con gli sguardi, e sentire il sorriso che si allarga, e vedere che all'altra persona accade lo stesso. Quel momento in cui entrambi ci si dice: "Sì, tu, sei proprio tu!!". Vedere quel qualcuno che ti sta aspettando. O essere tu ad aspettare, e vederlo arrivare. In quel frangente sono arrivata io. "Stavamo aspettando solo te per iniziare!" ...eeehh?? Del resto una conferenza su "Alberi e mitologia" non poteva iniziare senza di me.
E fu così che mi ricordai di uno dei miei grandi amori concettuali: il sincretismo. Ovvero la sovrapposizione di culti dominanti a quelli ancestrali, che però di fatto continuano a sopravvivere travestiti da altro. Ahhh l'antropologia. Devo ricordarmi, ogni tanto, cosa sono le cose che amo davvero. Siedo in prima fila e seguo la conferenza. Del mio amico. Che parla di alberi. Di miti. Di streghe. Di me. 
Mi si sono riaccese tutte le sinapsi (i due neuroni superstiti si sono di colpo centuplicati per n. volte). Ma ormai sono abituata, ultimamente, a queste cose che succedono, che ascolto, che vedo, che leggo, che vivo, che mi fanno pensare hey! Ma questa roba parla di me. Ma proprio DI ME. Poi la conferenza finisce e io me ne sto lì buona a sorridere in prima fila mentre lui fa gli onori di casa e saluta qua e là, risponde a qualche domanda. Comincia a dare evidenti segni di misantropia. Orsi in gabbia come lupi in gabbia, non ci possiamo stare per più di un tot. Una anziana signora si avvicina parla ringrazia. E gli dice di un castagno che si trova lassù. Ma dove? No, non sapevo, mai visto. Beh andiamo. Adesso. Lei stupita: Adesso? Sì sì, adesso. Mi guarda: "Andiamo?" Certo! Salutiamo e andiamo a cercare il castagno indicato dalla nonnina. 
"Ma non dovevi venire scalza?" "Sì, ma volevo farti incazzare. Come se non ti incazzassi già abbastanza per tutto il resto" - curve curve curve controcurve tornaaaaanti ciliegi in fiore immensi - ECCOLO! Difficile non vederlo. Dopo due ore passate a parlare di sacralità degli alberi e cultura celtica ancestrale trovarsi davanti una creatura centenaria di tale bellezza non lascia indifferenti. Da lì le scarpe (sandaletti sgualciti) se ne sono rimaste in macchina. Abbraccio un albero, abbraccio un orso. Non serviva certo l'ondata new age per dirmi che è una cosa terapeutica. Abbraccio alberi da quando ho imparato a camminare.
Abbracciare creature antropomorfe invece mi dà problemi, ancora. Cioè, sono migliorata. Però, come mi fa notare, tiro sempre su un muro. Mi avvicino e lascio avvicinare, ma sono sempre guardinga e tesa, mai rilassata, ho sempre paura che mi si voglia fare del male, Ho sempre paura, anche quando so che non dovrei averne. Beh andiamo a vedere un bel posto, già che siamo qui. Un sito archeologico datato 4500 a.C. Per arrivarci, scalza, in mezzo ad un bosco di castagni, mi fermo ogni tre metri ahi! a togliere spine dai piedi. Adoro gli alberi, adoro i boschi, adoro le rocce e le grotte, le gocce che cadono dalle pareti. Inizia un leggera pioggerellina. Che aspettavo. Peccato avere poco tempo, ma meglio che niente. Mi dice dai. Adesso cammina sui ricci delle castagne. Dai. Lo puoi fare. Lo devi fare. E io no. Non posso, non riesco. No cioè poi ho male, poi come faccio poi... Poi mi prende la mano e comincia a correre lui, a scavezzacollo giù per il bosco tra sassi rocce lastroni foglie rami ricci di castagne. Ed io, abbandonata in mezzo secondo ogni sensazione di "non posso", semplicemente corro. Come se fosse l'ultima cosa. O l'unica cosa. Da fare. Ora.
Boh, cento metri, un chilometro, un minuto, un secondo, non lo so. Corro e basta e non sento niente, o meglio sento tutto, amplificato per mille. Come posso descrivere la sensazione che si prova nel correre in un bosco, un lupo che corre leggero e libero, come faccio a spiegare quell'emozione che sento formarsi nel profondo, nel basso ventre, nelle ovaie, che da lì si irradia e pompa energia fino ai più remoti confini del corpo e dell'anima, come potrei mai descrivere come ci si sente nel provare tangibile ed evidente sulla pelle la sensazione di infinito di libertà di invincibilità? Infatti non posso descriverla. Poi con questo sorriso leggero, con l'affanno del fiatone, mi dà una scrollata e mi dice Hai visto che ce la potevi fare? Ma non lo vedi che cosa sei?
No. Non esattamente. Non ancora. 
Ho delle intuizioni, a volte, momenti, come questo. Beh, questo è stato forte, davvero. Se solo potessi vedermi. Un giorno mi vedrò.
Siedo sul letto, oggi. E' sabato sera, e io li patisco troppo i sabato sera, solo perché ho deciso che il sabato è un brutto giorno per me, di solitudine. E mi accorgo all'improvviso che la vita è davvero breve, ed io sto perdendo tempo,e sono stufa di sentire i miei amici in chat o in un like su faceboox, sono affranta di continuare a pensare a come sarebbe bello se fosse tutto diverso e non faccio niente per avvicinarmi a quel bello che mi merito e che potrò avere se solo lo vorrò davvero. Arianna, sei forte. 
Mi sorprendo ogni giorno di qualcosa, ho sempre pensieri nuovi, nuove ispirazioni, frammenti di poesie che si compongono e che a volte scrivo, a volte lascio galleggiare attorno a me nel sole, o anche nelle ombre della notte. Mi pongo un sacco di domande e mi do molte risposte. Ma soprattutto sto imparando, anche se non so bene come, a fare ciò che è giusto per me senza pensare più alle convenzioni di alcun tipo.
Come sono schiava. Come sono ingabbiata, incatenata. Ho sempre vissuto in gabbia e non l'ho mai afferrato veramente questo concetto, perché è talmente radicato da essere normale. Altrimenti non avrei un sottile senso di disagio uscendo di casa senza scarpe andando tra la gente. Non avrei sensi di colpa perché la mia macchina è sporca e disordinata e non me ne curo granché. Non avrei paura di fare cose semplici, come attardarmi un po' di più nei campi, o sporcarmi fin quando e quanto voglio, di fango ed erba. Pian piano Arianna impara che può fare ciò che vuole. Correre nel fango e imbrattarsi e ridere. Rotolare nei prati con Dharma e masticare fili d'erba. Danzare nella pioggia e cantare con le rane. 
Ho corso nel bosco e dopo tre giorni non ho ancora finito di togliere tutte le spine. Alcune non riesco a vederle ma le sento che ancora mi fanno male dentro. Ci volevano, sì. Arianna ha corso. Arianna ha corso nel bosco sulle spine e non per diventare forte, ma per scoprire di esserlo già. E tanto. Arianna sogna. Ogni notte. 
...Sogno lui. Monotematica proprio, per lo meno di notte, e per un buon 50% del giorno. Siamo in sei miliardi su questo pianeta e io penso sempre ad una sola persona. Ho smesso di chiedermi il perché. Non mi chiedo più niente e apro gli occhi al mattino con immagini vivide davanti. Niente di assurdo. Niente di vissuto o di trascendentale. Sogno la realtà, quel che sento. Quel che spero? No, non esattamente. Sogno curvature della realtà, quelle che so fare. E non ho fretta. Intanto corro. Oh, se corro! E raggiungermi non è affatto facile. Non lo sarà mai, non lo sarà più. Ma solo chi saprà raggiungermi sarà quello per cui varrà la pena, no? I sogni guidano e suggeriscono.
Non li ricordo ancora tutti tutti, quelli che faccio. Ma mi sveglio felice.

Quell'istante infinito

Written by:Aryaqua
Published on April 7th, 2015 @ 21:51:12 , using 1308 words, 329 views
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L'universo. Il vuoto. Il vuoto va per la maggiore, diciamo. Basta guardare in su, di notte. Sì, tanti puntini, ma gli spazi tra loro sono enormi. Incolmabili. 

Il vuoto il vuoto... E' il vuoto che fa male, l'assenza. 
La piccola stella sola che aspetta. Aspetta. Aspetta. Aspetta cosa, dannazione?? Di bruciare gli ultimi strati esterni di gas, di contrarsi e collassare, di implodere, o di esplodere. 
Le stelle sono sole, appese nel gelido nulla dell'universo. Ma a volte accade qualcosa, e una di loro si infiamma, si incendia, esplode. Dicono che una supernova possa illuminare il cielo quasi quanto il sole, essere visibile in pieno giorno. 

Non ho scritto in questi giorni. Non ci riuscivo, non riesco nemmeno adesso a dire il vero. Ero immersa ed assorta nella lettura de La Profezia Della Curandera. Libro che ovviamente non contiene alcuna profezia, perché il titolo originale è invece Kantu, El Poder de la Mujer, dove Kantu è il nome della protagonista e letteralmente si traduce Il Potere della Donna. Ma a noi occidentali ci farebbe paura un titolo così, sì. 
Corri a comprarlo, mi disse. Vacci scalza. Non ci sono andata scalza, purtroppo, ma l'ho comprato quel giorno. Ed un brivido mi ha percorso la schiena. Questo libro ha potere, su di me. Non potevo scrivere in questi giorni perché ne leggevo un sorsino appena ogni sera, e quel poco bastava per smuovermi dentro. Ho letto me stessa nella vita di una donna peruviana. E' un'altra vita in un altro mondo, eppure sono io, parola per parola. Sono nelle sue paure, nei suoi dolori, nelle sue scelte sbagliate, nel suo scetticismo, nell'amore e nell'incapacità di capire me stessa e la potenza immensa che racchiudo e che non conosco, che non vedo, che (ancora) non so gestire. Eppure c'è. 
Ho trascorso la vita rifugiandomi nelle mie fantasie. Immaginando di avere la forza di spostare le montagne, di cambiare il corso degli eventi, di vivere scalza e sola e tuffarmi in sorgenti d'acqua gelida, di non ammalarmi mai, di trovare, scoprire e coltivare l'amore per un qualche essere speciale, ho immaginato che fosse vero che ho una fonte inesauribile di energia e luce dentro di me. Ho sognato di essere una strega e una ninfa e una semidea che può stregare le persone con lo sguardo, che può chiamare a sé le creature, le piante, gli elementi, curvare la realtà a mio piacimento. Ho sognato, e tutto questo sognare ed immaginare a un certo punto ho dovuto etichettarlo con parole tipo "borderline", "asperger", "depressione", "Ary sei semplicemente pazza, egoista ed egocentrica". E poi arrivano un paio di persone che mi vedono da fuori, mi trovano non si sa bene come, arrivano da non si capisce dove, che mi dicono che no, non ho solo immaginato. O forse sì, l'ho immaginato davvero, e per questo tutto ciò ora è reale e tangibile. E poi arriva un libro. Che mi descrive fin nei minimi dettagli. E' una storia di una vita totalmente diversa dalla mia. Eppure identica. Kantu sono io. Ho trovato risposte a domande che mi hanno devastato l'anima per trent'anni. Mi sono spiegata delle cose che per me sono sempre state irrisolvibili. Cose banali, cose essenziali. Ho letto di sciamani, di curanderos, che fanno cose che io faccio da sempre, che nessuno mi ha insegnato, cose a cui sono arrivata da sola, rituali che ho inventato io senza averli letti da nessuna parte, li ho ritrovati nel libro, sostrato culturale che riecheggia da un passato ancestrale che però porta ad un denominatore comune. Ho capito perché ho studiato antropologia, pur non essendo mai diventata antropologa, né sociologa. Ho capito perché a 15 anni ho toccato per la prima volta un serpente, un pitone reale, e da quel giorno ho preso ad amare profondamente i serpenti tanto da prenderne uno come animale domestico e tenerlo con me per 8 anni. Tanto che la gente mi conosceva come La Ragazza col Boa. Ho capito perché sono diventata vegetariana, e poi vegana. Ho capito addirittura perché sono ossessionata dal trovare una casa con una stufa a legna. Ho capito perché per una cazzata da ragazzina sono diventata Aryaqua, e quel soprannome mi è rimasto cucito addosso e dentro e in ogni anfratto del mio essere. Aria nei capelli, che alimenta il fuoco che mi divampa dentro, Acqua nello spirito che nutre la terra in cui affondano i miei piedi scalzi. Luce. Ho capito anche perché ho scelto di praticare un'arte marziale, perché mi appassionano tutte le discipline orientali, perché è fondamentale per me approfondire anche lo yoga, il Qi Gong. Ho capito perché da anni coltivo il desiderio di trascorrere una notte da sola in una grotta. 
Ho letto un libro, l'ho finito stasera. Magari domani tu vai a cercarlo in libreria, lo compri, ne leggi un pezzo e ti fa schifo, o non ti dice niente, chissà. Io anche solo per conoscenza suggerirei ad ogni essere umano di leggerlo. Forse è solo che... non tutte sono le prescelte. Io sono sempre stata presuntuosetta. Abbastanza pazza da pensare di poter cambiare il mondo, per poi cambiarlo veramente. Io devo essere, diventare, la curandera dell'acqua dal serpente d'argento. Io voglio essere una creatura di luce.

Elettroencefalogramma piatto.
biiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiip......

Il mio corpo inerme in un asettico letto d'ospedale da mesi, anni. 
Conosco un ragazzo che è così da qualche anno, a seguito di un incidente. Passati alcuni mesi i medici hanno detto che non c'erano più speranze di vederlo risvegliarsi. Eppure è lì. Muove gli occhi, dicono. Vegeta, ma muove gli occhi.
Alcuni medici sostengono che ci sia la possibilità che senta, qualcosa, o magari anche tutto, ma che sia come intrappolato in una scatola, come se vedesse la vita attraverso un vetro, come se si trovasse nella stanza qui a fianco, ma incapace di uscire e di comunicare.
Sono nella stanza a fianco.
E' una stanza con pareti di vetro. E mi vedo esistere da di là. Vedo tutto ciò che accade attorno a me inerme. E non faccio nulla. Sono addormentata da qualche parte, il mio corpo va avanti a vivere ed invecchiare mentre il mio spirito vi è bloccato dentro, dentro una stanza di vetro asettica, ed io lo so che dovrei essere da tutt'altra parte. 
Che orrore!!
Arianna svegliati cazzo!!
(Me lo dice, me lo dicono, me lo dico anch'io, cosa aspetti? Dove sei? Perché non riesci? Vuoi smetterla di nasconderti dietro a delle scuse?)
Farò, andrò, sarò, scoppierò. Sto per fare, sto per andare, sto per essere, sto per scoppiare. E non accade mai. Ferma cristallizzata e immobile per il terrore. Di cosa? Cos'è, cosa serve per smuovermi da qui? 
Ho rotto il cazzo a tutti, lo so. Ho fatto e continuo a fare cose assurde. Dico che mi sto muovendo ma sono sempre qui. Dico che è per il lavoro, ma è davvero per il lavoro? Dico un sacco di cose a un sacco di persone e tutti mi rispondono allo stesso modo ed io tutti, allo stesso modo, in un certo senso li ignoro, o quantomeno temporeggio. Sbaglio qualcosa (?). Quindi forse non devo andare, o fare finta di andare. Forse devo proprio fermarmi. Un'ora, un giorno, un mese, il tempo che serve. Chiudere tutto, spegnere tutto, staccarmi da tutto e non cercare più nessuno. Perché tutti mi stanno dicendo la stessa cosa e tutti hanno pienamente ragione, lo so, ed io non riesco a nutrirmi di questa spinta che gli altri cercano di darmi per tirarmene fuori. Perché alla fine, comunque vada, nella morte si è sempre da soli. E solo io lo so quando è l'ora. Solo mio il passo. Solo mio il dolore. Da sola nel mezzo di un vuoto incolmabile e gelido, quell'istante infinito prima di sapere se collasserò per sempre in un buco nero. O se esploderò in un'accecante supernova che illuminerà l'intero universo. Riempiendolo. Di luce.

Dai leggi, che è per te. Sì, PER TE.

Written by:Aryaqua
Published on April 5th, 2015 @ 23:05:50 , using 253 words, 124 views
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(La giro anche qui perché so che qualcuno non bazzica per Facebook)

 

La mia pasqua è le costolette d'agnello. Dentro. L'agnello. Vivo. 

La mia pasqua è un cucciolo che salta in un prato. Vivo.

Morbido, candido, tenero. Felice. Luminoso.

Perché c'è il sole oggi.

Due righe così, non certo per farti andar di traverso il pranzo, i conti con la coscienza li farai per conto tuo, eventualmente, ma non volevo dirti questo, assolutamente no, volevo invece farti sapere che ti penso. Sì, ti penso, penso proprio a te, in questo momento. 

E sono un po' triste perché vorrei abbracciarti, ma non posso.

E sono incommensurabilmente felice per averti nella mia vita. Tu che mi leggi, mi scrivi, mi guardi, mi cerchi, o che semplicemente stai lì in silenzio, ma io lo so che ci sei. Perché io ti sento. Sento la tua presenza nei miei pensieri.

Arianna non dimentica. Arianna non dimentica mai nessuno.

Oggi sono felice e c'è il sole e ti mando l'abbraccio che non ti posso fisicamente dare. Te lo mando da qui, così che tu lo possa sentire mentre lo leggi. Ma te lo manderò anche se non leggerai, e lo so che lo sentirai ugualmente. 

E' solo un grazie. Grazie di esistere. 

Sì. Chiunque tu sia, qualunque sia il tuo ruolo sul mio palcoscenico, attore o comparsa, oggi ti dedico il mio abbraccio sincero, nel giorno della rinascita. Grazie per quel che hai fatto per me e con me, qualsiasi cosa sia stata. 

Tanti auguri. Buona Luce. 

Nuovo libro

Written by:Aryaqua
Published on March 26th, 2015 @ 00:18:52 , using 521 words, 381 views
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E adesso ogni gemma, ogni filo d'erba, ogni merlo e ogni talpa conosce le parole di Branduardi, e conosce la mia danza. 

Stringilo forte a te
L'amico che ti sorriderà
E fortuna a chi se ne va
Cogli la prima mela ah
Quando all'università mi incantavo a guardare gli antropologi vedevo una luce nei loro occhi. La luce di chi ha viaggiato, ha visto, ha capito. Di chi coglie qualcosa che altri non colgono. La luce di chi vede la luce. La stessa luce la vedo in chi sa cantare, la sento nelle vibrazioni della voce, in chi riesce a ballare, in chi corre scalzo, in chi parla al vento e alle foglie. 
Che gran culo che ho.
Ed avere la presunzione di essere quella creatura di luce che ho sempre saputo di essere.
Oggi in altalena, tutto il giorno.
Oggi nel nulla cantando. Lasciando che la pioggia mi scendesse leggera sui capelli, perdendo parole nel vento forte, saltellando felice come una bimba di quattro anni.
Felice felice felice. Felice.
Stento a riconoscere questa creatura danzante che mi sorride, da quella polla d'acqua di cui dicevo ieri. Eppure sono proprio io. E nessuno mi ha spiegato come fare, nessuno mi ha parlato di luce, qualcuno ha provato a dirmi dell'energia, ma non capivo, non ne sapevo niente, non riuscivo ad interpretarla. Adesso invece tutto è luminoso, anche nella pioggia che non dà tregua.
E' quel mezzo chilo di coraggio che ancora mi manca. Dai Ary, cosa aspetti? Cosa aspetti, davvero?
Chiamata da numero che non ho in rubrica, capita spesso in questi giorni, di solito per lavoro. Invece era lui, il venditore della casetta vista sabato. Solite cose, volevo avvisarla che la coppia venuta prima di lei è seriamente interessata bla bla ma sa, lei ci è piaciuta di più, così a pelle (?), e la casa ha un valore affettivo, non volevamo darla proprio al primo che passa, e poi bla e bla ma lei cosa dice bla. Accelerare i tempi. O solita strategia da venditore, chissà. Però mi sembrava sincero (ma a me sembrano tutti sinceri, dannazione!). Gli eventi si susseguono in una corsa, sempre più veloce. Ho bisogno di aiuto adesso, e non so dove trovarlo.
Poi stamattina mi scrive un messaggio.
Devi andare a prendere quel libro. Devi leggerlo. DEVI. Vai, ora.
Sono andata, stasera. Avevo 10 euro e spiccioli. Era l'ultima copia, e costava 10 euro e spiccioli. Ho letto le prime righe. Ed ho sentito che cambiava. Ho capito improvvisamente che non sono sola, che non sono la sola, che non sono da sola, che quello che sento non l'ho inventato io, non esiste solo nella mia fantasia, ma è reale, ed è qualcosa che trascende la mia umile esistenza, è un qualcosa di tutti, che altri, che altre possiedono e dominano e usano, ed ho capito che ho fatto tanta, troppa fatica, unicamente perché ho dovuto trovarlo da sola. 

Finché nel cuore della donna
continuerà a brillare la luce dell'amore
il mondo sarà salvo, ma se quell'amore scemerà,
allora l'odio e l'indifferenza
dilagheranno e finiranno col distruggerlo.

Hernan Huarache Mamani - La Profezia Della Curandera

(Vado a leggere...)

Umor d'Irlanda

Written by:Aryaqua
Published on March 25th, 2015 @ 01:03:48 , using 682 words, 134 views
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Sai che c'è... Mi sento stupida e felice. Ed estremamente contagiosa.

Ma non c'è un motivo, no no. Sono ancora gonfia e sotto antibiotico, ho ancora il cuore lacero, non ho ancora deciso che farne della mia esistenza, il sole non si vede nemmeno oggi e anzi piove (pioggerellina leggera), eppure... sono fottutamente felice dentro. Faccio sogni assurdi e cerco ricette di torte alle carote. Penso alle cose che mi hanno fatto male, penso alle cose che mi fanno bene, penso tantissimo e apro tutte le finestre della mia prigione, ora che vi sono io sola, cambio l'aria.
Torta in forno. Un profumo delizioso che si espande in tutta la casa. Ancora felicità che sprizza e si espande così, come il profumo di un dolce semplice, che sa di casa. Mh... casa...

L'umore in questi giorni è intonato con il meteo. D'Irlanda. Pioggia sole pioggia pioggia sole pioggia pioggia pioggiaAdirotto sole pioggia nevischio pioggia ARCOBALENIIIIIIIIIII

Bella che così fiera vai
Non lo rimpiangerai

Danzala la vita tua
Al ritmo del tempo che va
Ridila la tua allegria 
Cogli la prima mela ah

Penso solo a danzare. Penso solo a togliere le scarpe.
Stasera in palestra ho corso. E poi ho corso. E poi ho corso ancora. Non mi fermavo. Non pensavo a niente. Non c'era niente a parte il mio respiro regolare e i piedi nudi sul pavimento sintetico. Non c'era fatica, non c'era affanno, non c'era nessun rumore. C'è solo il desiderio atavico di muovermi, di correre.

Oggi ho pensato a te. 
Non lo so perché. O forse sì, lo so. Lo so sempre a dire il vero, vorrei non saperlo, tutto lì. Il motivo è una cazzata irrilevante (Irrilevante? Non credo al caso...). Oggi pioveva e mi sono lasciata andare stancamente ad un attimo di oblio sul divano. Cosa che non faccio mai. E togliendo quel briciolo di coscienza, lasciando andare i pensieri, scivolando verso il sonno, sospesa a mezz'aria come su di un'altalena che arriva al culmine del suo gioco, quell'istante prima di venir trascinata nuovamente all'indietro, ecco, proprio lì, sono affiorati dei ricordi. Frammenti. Il sole tra le nuvole gonfie di pioggia che riflette nei vetri dei sogni infranti, creando giochi di luce. Non c'è nulla di intrinsecamente sbagliato in ciò che è successo. Ora ho il colore del grano. Il mio grano ha mille sfumature ormai, e molte altre ne avrà andando avanti (perché non posso, davvero non posso, smettere di innamorarmi e di amare). Sì, fa sempre male, eppure, sempre, mi lascio addomesticare. Adesso però sorrido, sorrido e basta, sorrido serena e quasi rido quando raggiungo il punto più alto su questa altalena (shhhhh... so ancora andare sull'altalena, come i bambini, come una bambina). Sorrido pensando al tuo sorriso, a quando riuscivo a strappartelo fuori, pensavo a quanto fosse bello vedere una persona sorridere, pensavo che avevo visto bene, la luce ce l'abbiamo dentro, la luce dobbiamo tirarla fuori, un po' di luce la so tirare fuori anch'io, dagli altri, o forse sono io che illumino gli altri che splendono della mia stessa luce riflessa, presuntuosa che non sono altro! Pensavo solo a questo e niente più, a parte, forse, il tuo odore. 
E poi... e poi mi sono addormentata, come sempre, da sola.

Non dimentico niente. Non cancello niente. Smetto solo di cercare delle risposte, perché non è giusto perderci troppo tempo, se non arrivano poi da sole. Devo andare avanti, continuare a cercare, se voglio trovare ciò di cui ho davvero bisogno. 
Ma oggi non c'è dolore. Oggi c'è solo l'immagine di un momento incancellabile che riaffiora leggera sulla superficie perfetta di una polla d'acqua trasparente. Miliardi di anni luce dal dolore. 
Arianna sta imparando ad acchiappare la felicità, a guardarla com'era negli istanti cristallizzati, a sentirla ancora vibrare da laggiù, a rievocarla e a viverne di nuova. 
Come accostare delicatamente le labbra a quella goccia di pioggia sospesa al bocciolo di un ciliegio sul punto di dischiudersi, quella goccia che ieri ho colto a fior di labbra, che mi ristora e mi disseta. 
Oggi vivere è leggero. Per una come me. Incommensurabilmente forte.

21 marzo e confusione

Written by:Aryaqua
Published on March 21st, 2015 @ 23:33:27 , using 1286 words, 155 views
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"Sono gli strascichi dell'amore mancato, un po' come le mestruazioni, scusa il paragone

il corpo spera di mettere in cantiere un bimbo e invece no, quindi poi stai male, hai le contrazioni e perdi sangue e tessuti per 5 giorni"

Di questo devi scrivere... Di sangue e dolore.Che però è solo un aspetto del tutto.
Perché a me il sangue non ha mai fatto impressione. E il dolore non mi ha mai fatto paura. Anzi pare che siano cose che rafforzano. 
Pare che Arianna sia forte.

Sarà entrato in bagno cinquanta volte. Cosa fai? Cosa stai facendo? Ma dove pensi di andare conciata così? Cioè? Ma a cosa serve? Ma davvero stai uscendo? Cioè ma per andare nei campi?? Ma poi non ti lavi? Ma... perché?
Aspettavo questo giorno da tempo. Lo aspettavo con le canzoni nella testa, in inglese, in gaelico, melodie tristi ed evocative. 

Ma perché... rispondere a tutti questi perché? Perché è così e basta. Perché certe cose le sento che partono da dentro e non voglio spiegarle, non c'è niente da spiegare, come spiegare la primavera?
E' energia. Luce che sale dal profondo, ti penetra nella carne come spine che si conficcano in profondità nelle piante dei piedi. Fa male, la maledetta primavera. E' vento freddo che fa rabbrividire e così ti ricorda che abiti ancora un corpo caldo e vivo. E' una antica melodia che si sente stando sdraiati nel frusciare di erba appena spuntata e rami ancora spogli. Il chiacchiericcio di quelle due foglie secche ancora appese lì, per un lembo. La vita che scorre come acqua nei fossi, limpida ad aspettare le rane. La primavera è Scusa ma proprio non riesco... E togliermi le infradito (sì, l'Arianna è già in infradito da tre giorni), e camminare scalza sulla terra, e Aspetta, vado avanti io così ti dico se ci sono le spine (lo so perché mi si conficcano nei piedi), e lui mi guarda attonito, che lo sapeva che ero così, che ero scalza, ma forse non immaginava quanto, ed io sorrido del suo sguardo incredulo, però mi prende per mano e si lascia portare da me là, dove sono io. Ahi! Hihi... spine... Hey! Hai sentito? C'è qualcosa lì, di grosso... Guarda! Un capriolo. Cioè, non sto scherzando. Vedi che io davvero vivo in un posto magico? (e mi ricordo, una notte di un'eternità fa, o forse era appena il mese scorso, che ero con qualcun altro, nel momento in cui... Guarda! Ma... è una volpe!)

Destabilizziamo qualunque cosa (abbiamo un'energia cosmica che se solo volessimo usare...)

Arianna da sola nel mezzo del nulla, Arianna da sola, ma mai sola. 

Chiusa in bagno a riesumare trucchi. Questo ombretto verde l'ho comprato vicino a O'Connell Street, me lo ricordo bene. Sì, io ricordo tutto, quel St Patrick Day non l'avevo nemmeno usato. E' ancora nuovo. Oggi abbondo. Ninfa dei boschi, occhi verdi occhi blu, shamrocks dipinti dall'inguine al collo, orecchini a farfalla, rossetto (sì, rossetto. E' color sangue? Rosso brillante vivo). Vestiti leggeri e laceri buttati addosso come stracci, esco così, incappucciata come Arwen principessa elfica, butto ciò che resta di un paio di scarpe consumate in fretta ai lati del campo e corro nel deserto ora umido nel pomeriggio freddo di un 17 marzo grigio plumbeo. Corro pensando a Lei. Sta arrivando sta arrivando. Voglio vederti danzare scalza per far girare la terra, per farla arrivare. Corro sentendo morbido sotto ai piedi, corro puntando ad attraversare in fretta il campo spoglio per potermi buttare nell'erba morbida sul ciglio del fosso laggiù, costeggiando il laghetto finto, e la corsa dura poche centinaia di metri, perché è subito lì che voglio arrivare, ma non sono ancora lì, mancano pochi metri, che il grigio d'improvviso si squarcia e mi inonda di luce. Mi giro rallento guardo in su mentre mi si allarga il sorriso estasiato che fa aprire ancor di più lo squarcio nelle nuvole. 
Sono io che faccio uscire il sole correndo e danzando. Dici di no? Provamelo. Ma guardami. Guardami nell'esatto momento in cui correndo felice mi si rovescia il cappuccio all'indietro, guardami mentre sposto le nuvole e afferma, se puoi, che non sono stata io a farlo. Che tutto ciò non sia, in qualche modo, successo da me, per me. Come il capriolo, come la volpe, come il picchio verde.
E i boccioli, uno dopo l'altro, esplodono.
E' arrivata lì dove sapevo, una creatura selvaggia e libera vestita solo della propria pelle dipinta di verde e blu. Arriva e ci possiede. E' un brivido continuo.

E' nell'aria. Anche oggi che il sole ha fatto il timido, eppure... Oggi è primavera sai?
I vetri rotti di sogni infranti ora sembrano quel che sono, semplici cocci sparsi in disordine sul sentiero della mia vita, quella parte che ho già percorso. 

Ho pensieri sparsi, al solito perché chiusa qui tutto si smorza  e confonde. O forse perché oggi sono sotto antibiotici. Ehhhh? Tuuuu? Che accadde? Accade che mi sono alzata stamattina con na faccia così. Ieri avvertivo un po' di fastidio alla gengiva e stamattina mi si è gonfiata tutta la parte destra della faccia, dallo zigomo all'occhio. Per fortuna nessun dolore, ma fastidio tanto. E demoralizzazione. Ho paura dei granulomi sparsi qua e là, metti che poi perdo i denti... Ed ho preso l'antibiotico. Che io non ho mai fatto uso di droghe né leggere né pesanti, ma oggi sono andata in giro che probabilmente un eroinomane sta messo meglio. 
E così, in queste condizioni, sono andata a vedere la casetta. 
La giornata grigia, io rincoglionita, insomma non è stato il massimo come preludio. Come ovvio io guardo per lo più lo spazio esterno, che è poco. La casetta invece è proprio carina e in ordine, forse c'è qualcosa da sistemare sul tetto, non hanno saputo dirmi, comunque la cifra che chiedono è talmente bassa che se avessi un lavoro fisso degno di tale nome potrei prenderla anche solo così, come ripostiglio. Aspetto un pochino, magari riesco ad andare lì in un giorno di sole. Le vibrazioni? Non lo so. non le ho sentite. Purtroppo. Ma non è detto che non ci siano.

Devo scrivere altro, molto altro. Devo parlare di Erin, devo parlare del taglio che mi sono fatta sotto al piede, devo descrivere del perché non guardo le persone negli occhi, quasi mai, devo raccontare di Dharma come parte esterna della mia anima più ancestrale e vera. Ma adesso sono stanca, e non voglio fare un post chilometrico, quindi concludo qui per ora. Con pensieri sbavati dai fumi del medicinale. Anti-bios. Ho dovuto ingerire una cosa così, ancora non mi pare vero. 
Descrivo solo un attimo questo ennesimo sabato sera. 
Il sabato fa male perché sto in un posto che mi ferisce, non per altro. Perché voglio un giorno stare in un posto dove il sabato non esiste. Dove è uguale al lunedì e al giovedì. Sabato scorso siamo stati derubati dal furgone al cimitero, poca roba per me, un danno grave per lui. Sensazione orribile di essere stati violati. Questo sabato, nonostante sia il primo giorno di primavera, è stato grigio, ed io massacrata fisicamente, poco presente. Ho portato fuori Dharma nella notte. Pioviggina. Ho respirato la pioggia. Sì, era da un po' che non pioveva. Sono andata in campagna, nel buio, nel nulla.
Quanto mi sento sola stasera...
Quindi vai, e stai da sola nella solitudine, ascolta la pioggia leggera sul cappuccio della giacca, ascolta la pioggia che mancava da un po'. Respira. Lascia che i pensieri scivolino fuori. Cerca la strada, cerca la strada di casa.
Arianna vuole farsi il nido con i rametti, l'erba secca dello scorso inverno, lo sputo, il fango e il sangue. 
Voglio dormire nel mio nido sotto ad un ciliegio in fiore. 

Accenni

Written by:Aryaqua
Published on March 17th, 2015 @ 00:52:37 , using 961 words, 304 views
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Non sono io.

Non sono io quella seduta lì ad aspettare la prossima bastonata. Non sono io quella che viene sempre scartata. Non sono io la seconda scelta dal lavoro, dall'amore, dalla vita. Non sono io quella che elemosina e che piange e che si rassegna ad un'esistenza inesistente, di stenti e polvere. 
Non è un eterno fallimento. E' un'eterna prova, una spinta a migliorare, una forza profonda che mi tira fuori dal bozzolo e mi asciuga le ali. 
Ary... quando? Quando? Ricordati chi sei. Non dimenticarlo mai.

Ary è felice, anche se a volte troppo paturniosa. Dovrei spegnere tutto, lasciarmi giusto una paginetta aperta dove annotare i pensieri sparsi, annotarli però lontano da qui, che come spiegavo prima, qui non escono bene, restano monchi e zoppi, mentre quando sono nei campi io sono libera, la mia mente è libera, e i pensieri si accavallano e spingono per uscire fuori e vorrei acchiapparli e scriverli tutti prima di lasciarli andare, ma inevitabilmente alcuni vanno persi, e forse è un po' un peccato, o forse un po' sono solo io che nel mio orror vacui temo che un giorno non resterà più nulla di me, se non le parole scritte, digitate. 
Non voglio riempire il mio vuoto con chiunque, perché chiunque non è adatto a me, non più, no, non voglio più avere accanto qualcuno a caso, tanto per. 
In questi giorni il vuoto fa male fa male fa male. Perché? Voglio riempirlo col sole. Che però non c'è. Tutto lì.
Vogliamo dare un po' di spazio, un pochino solo, a quella minuscola parentesi? Che ho scritto e mi sono dilungata fin troppo in altre cose che non avrebbero dovuto meritare (solo che il dolore infine meriti la mia attenzione? No Ary, no!), adesso solo un accenno a quel che succede qui, nel piano reale, quando sono lontana da muri di cella e lontana pure dai campi infiniti e dalle onde di sole o dalle nubi di pioggia di marzo. 
Eh... Io... Ehm... Ok. Questa cosa delle consonanti mi capita un po' troppo spesso forse. Forse. Ma forse no. E poi cioè, tempo zero. Raccattata su dalla strada il giorno dopo il disastro totale. Sfatta, stanca, sconfitta, distrutta, dai vengo lì, ti offro un caffè, no non lo bevo più il caffè (mai più mai più caffè!), comunque grazie, scusa se sono così, beh te l'ho spiegato no? Vabbè insomma che straccetto che sono, grazie per la compagnia eh, poi lui mi fa: ma ti ricordi quella cosa di cui ti dicevo... e io cosa? e lui: questa! E mi prende e mi bacia. 
Ma sì. Fanculo. (Pensai lì per lì)
C'è che adoro le persone sincere dal primo momento, anzi, addirittura da prima del primo momento. Non è che chiedo poi molto, no? Cioè dimmi cosa vuoi che ti dico cosa voglio io, se le cose collimano... perché no? E così fu.
Ogni tanto ci si vede. Un po' pochino, ma credo che per il momento vada davvero bene così, anche se l'animale selvatico che mi si annida nella pancia brama ben di più che qualche parentesi strappata alla routine. Ma si può parlare di routine e Arianna nella stessa frase? Mhhhh... Io corro sempre ma non voglio correre troppo adesso, in questo. E siamo entrambi d'accordo. Freeenaaaaa!
Poi mi siedo, come sempre, in cima alla mia vetta, come ogni giorno (aspettando l'ispirazione per buttarmi) e lo guardo. Guardo l'effetto che faccio alle persone che mi si avvicinano, a cui mi avvicino abbastanza. Abbastanza da far loro vedere qualcosa di me. Qualcosa di vero, non solo la realtà tangibile di cui sono fatta, intendo proprio quelle briciole di me che spesso regalo, anche a chi non le merita. Ok si avvicina, e io gli regalo una briciolina. Piccola, che ho paura adesso. Eh fa male... fa tanto male, e lo farà sempre, ma non è colpa tua, ma non sono esaurita, solo un po' stanca, e non ho molto, ma qualcosa c'è, anche se ben lungi dalla piena carica di quando sto davvero in me. Comunque sia, questo poco, te lo regalo, perché mi piaci, perché mi hai detto la verità, perché apprezzo le persone limpide anche se sono un po' pazze. E se non fossi stato un po' pazzo non ti avrei nemmeno degnato di uno sguardo, ma questo lo sai. Lo sanno un po' tutti. Abituata come sono a veder sprecato e buttato via il mio amore dalle persone di cui mi innamoro, sono stupita e profondamente felice nel vedere come invece quel poco che ho dato adesso possa aver illuminato a giorno la vita di qualcuno. Che forse non se l'aspettava, non così. Eppure, gli ripeto, non è niente di ché... sono solo io.
Non c'è niente di ché qui, signori, solo Arianna, in carne ed ossa e anima e luce e calore, e non possiedo e non voglio possedere niente e nessuno, ho solo il mio respiro e il mio battito, ho solo braccia forti per stringere e sollevare e abbracciare stretto, ho solo questo e nulla più, pensieri sparsi che salgono leggeri come bollicine e sottili spruzzi d'acqua da una fonte inesauribile di calore che ho dentro. Null'altro, tranne me, qui. 
*Shhhhh... non dirlo. Non dire niente. Non dare etichette. Però grazie che ci sei e che quando sto con te sono felice. E non penso a niente*
Una vita di poesia e cercare di tenere duro e continuare a cercare lavoro lavoro lavoro. Per poter pensare seriamente al luogo dove andare a vivere (veramente) e cercare però anche di non lasciarmi guidare esclusivamente dal cuore. Rallentaaaaaaa!
E dormi un po' di più. Che la vita è bella ma hai bisogno di sognare forte per prepararti al grande balzo.
Ne sento l'odore. Sento l'odore di casa.

Quasi pronta

Written by:Aryaqua
Published on March 12th, 2015 @ 00:00:53 , using 683 words, 370 views
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Poi mi guardo. Non nella realtà. Ho ancora paura di guardarmi in uno specchio. Osservo parti di me, che cambiano, che evolvono.

Ho visto una mia foto di circa 10 anni fa e mi sono quasi spaventata. Sono sempre io, o forse no. Avevo attorno una decina di chili in più. Come ad essermi tolta una corazza, un primo strato di mortali spoglie. Eppure 24-34 dovrebbe cambiare, ma non così. Io cambio al contrario. Invecchio. Miglioro. Divento più bella. Esco dal guscio, dall'involucro. Sto prendendo la forma definitiva.
Ci sono le ali lì dietro? Sì, ci sono.
Definitiva non significa che mi fermerò lì. Io sono in continuo cambiamento e lo sarò sempre.
Vorrei dormire un pochino qui nel mezzo del deserto, solo un minuto, tanto da riprendere fiato e capire. Invece no. Fa quasi ridere... Ary ma che combini? Ogni volta che esco da qui faccio danni. Ma serviva davvero prendersi del tempo per stare in un angolino a piangermi addosso?
Oh piango sì, piango eccome, piango fin troppo. Ma piango camminando. Proprio come quando ci si scazzotta un po' in palestra e io al solito stanca e impacciata mi becco un montante o un laterale nella pancia, accuso terribilmente ma no, non vado giù, e sento qualcuno che mi dice "Recupera combattendo". Non morirai oggi, no, non credo proprio. Tieniti il tuo male e vai avanti a fare quel che stavi facendo. Ovvero combattere, e prenderne altre. E magari anche renderne qualcuna, non sia mai.
Oggi ho attraversato la statale. Non vado più alla stradina nei campi, mi butto direttamente nel nulla, attraversando il fosso. Davanti una distesa di fango secco dove ancora non si azzarda a crescere nulla. Ho tolto le scarpe. Lì. Abbandonate. E sono andata avanti, così, nel nulla. Dove il fango si era seccato troppo la superficie era dura e ruvida. Sai lì, dove c'è l'arco soffice del piede... Lì fa male. Tanto. E l'erba morbida sembrava irraggiungibile là in fondo.
Sono arrivata sulla riva del laghetto pluviale. Tra le radici semi scoperchiate di una quercia ancora dormiente ho sorpreso una coppia di germani, volati via seccati dalla mia presenza. Un paio di metri più in là, in acqua, due meravigliose ed enormi nutrie. Era da un po' che non ne vedevo, temevo fossero finite male. Ho sorriso felice nel vederle lì. Sono arrivata all'erba. tutta attorno al fosso. Dove scorre l'acqua. Dove affondo nel fango molle fino alle caviglie, e scivolo e mi sporco e sento il freddo dell'acqua di marzo. Ma come arrivo lì sull'altra sponda del canaletto sento un guizzo nell'acqua. Non la vedo, ma lo so che è lei. Sono loro. Si sono svegliate. E tra poco, la notte, la prima notte tiepida, canteranno la primavera dai fossi.  
Qui ci mette semplicemente un po' di più.
C'è qualcosa di meraviglioso anche qui, in Padania, a 100 metri dalla statale, frammenti di eterno nel centro di un mondo in disfacimento, marcescente, una parentesi di luce scavatasi a fatica. Ed io strappo e mordo e lacero con le unghie e con i denti per allargare questa parentesi, per farla espandere, per tenerla viva, e lasciarla respirare. O sono semplicemente io che respiro attraverso lei.

Lei: "Ora devo uscire... A dopo, se ci sei"
Io: "E dove vuoi che vada..."
Lei: "Lontano da lì"
L'amica. 

Ho adocchiato una casa. Cioè, ho visto l'annuncio e pare interessante, ma il proprietario abita evidentemente fuori zona e può salire a farla vedere solo nei week end, e guarda caso non il prossimo. Sempre ad attendere. I comodi degli altri. Va bene. Qui ogni giorno è un inferno, ogni giorno un po' di più. Ed io sopporto. Sopporto. Sopporto. 
Ma sono pronta... Davvero. Lo sono. Sono in cima. Sono sola. Vedo ogni cosa da qui, tutto ciò che ho dietro, mentre davanti non scorgo niente. Ma non c'è nebbia. C'è luce abbagliante. 
Secondo me hai paura di te stessa, della tua stessa forza...
Qual è il giorno, Ary? Quando? 
Ary sa la data, il giorno esatto. Vero?
Certo che sì. L'ho sempre saputo. E' il mio giorno perfetto, da sempre. Sarò pronta.

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