Ti aspetto

Written by:Aryaqua
Published on December 20th, 2014 @ 23:38:12 , using 644 words, 6 views
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Ti ho sentito ieri.

Era l'alba. La nebbia avvolgeva il piccolo mondo in cui ero immersa. Un sole timido e pallido, viola. Solo io a vederlo. A sentirlo. E sono arrivata alle soglie del mio regno, col grande albero guardiano imponente e spoglio. E lui là. A guardarmi. A fissarmi. Da lontano.

Si stava avvicinando. Arriverà. Stanotte.

Ieri sono tornata ad aspettarlo mentre scendeva il buio. Sempre là, nelle campagne, col fango. Il mondo aveva colori indescrivibili. Le nuvole erano dipinte delicatamente in un cielo meravigliosamente azzurro. Un aereo mandava bagliori dorati attraversando il tramonto. Io e Dharma, sdraiate disordinatamente al centro della stradina di campagna, stavamo naso all'insù, a respirare. Il sole è poi calato. In mezzo a nuvole basse e soffici contro l'orizzonte. Il cielo ha preso fuoco. Sono io quel tramonto con le nuvole in fiamme. Sento l'amore che straborda e mi infiamma dentro. Sento che chiunque mi guardi potrebbe vedere questo, se solo volesse.

Devi bruciare con la tua luce chi non riesce a capirla.

Stamattina tutto era nebbia. Ma io potevo sentirlo. Sì, ti sento, lo sai, e sai che so. I contorni sono rimasti sfocati, tutto il giorno. Allora sono venuta io, da te.

Ho corso in un campo pieno di erbe morte e fango. Sono arrivata ai piedi della robilia. Sono io, la quercia, è da lì che vengo. Stai arrivando e lo so, ti sento. Come farai a trovarmi nelle nebbie? Così ho trovato dei rampicanti. Li ho intrecciati. Ho intrecciato il mio diadema. Ho tolto gli stivali, le calze, il cappotto, tutte le maglie. Ho rimboccato i jeans al ginocchio. E mi sono vestita solo di quel diadema di foglie. Ho sentito calore sotto il piede sinistro. Così, in piedi, scalza, indifesa, con la pelle nuda nella nebbia, mi hai raggiunta, ti ho trovato, ci siamo stretti di nuovo. Mi sei mancato, Inverno.

Sei nelle gocce appese ai rami morti che ho bevuto oggi. Sei nel fango gelido in cui affondo fino alle caviglie. Sei nella nebbia che abbraccia ogni cosa. Sei ciò che tutti temono, e che io profondamente amo. Perchè conosco il tuo segreto più nascosto, io che nascosta e silenziosa cammino leggera sui tuoi passi, fin nel buio più profondo. Là dove abita una lupa solitaria e forte e selvaggia, nella più buia delle tane sepolte nelle nevi perenni. Laggiù, proprio là, era lei, ero io, a custodire quel segreto. Fragile come un granello di polvere, immenso come l'universo. Guardalo, guardami se non ci credi. È qui nella mia mano. È qui nel mio cuore. Oggi, nella notte più buia dell'anno, io ti aspetto e ti abbraccio e ti sento pervadermi l'anima, io che ti capisco e ti amo. Io ti credo.

Poi c'era una cittadina un po' distante da qui, ma neanche troppo. E c'era che adesso che sai mi sono sentita bene anche quando mi si sovrapponevano le consonanti o mentre cercavo invano qualcosa per riempire i silenzi. Mi sono sentita bene anche quando mi hai cercata con gli occhi, mi hai cercata infondo ai miei, facendomi arrossire violentemente, adesso che non posso più nascondermi, se non distogliendo lo sguardo dal tuo, rendendo ancora più evidente e tangibile quel che ti ho scritto. Eppure sono sempre io quella in vantaggio. Quando ti stringo forte, sono io. Ti sento che hai paura. Paura di me? Chissà. Sì, sono forte di me stessa e di quel che sento. Non è successo niente, eppure qualcosa succede. E adesso? Ti aspetto. Così come ho aspettato l'inverno. Se quello che hai detto è vero, io ti aspetto e ti farò arrivare da me. Se davvero verrai a cercarmi io mi farò trovare.

Ti aspetto, ancora un po'. Perché stanotte è l'inverno. E da domani comincerò a correre, ogni giorno più veloce, con quel granellino di polvere. Con la promessa della primavera stretta tra i denti.

Letterina a Babbo Natale (dedicata a te)

Written by:Aryaqua
Published on December 19th, 2014 @ 23:55:40 , using 914 words, 72 views
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Dunque...ehm...sì. Caro... Egregio... Insomma ca22o lo sai che mi stai sul cu1o. Per lo meno da quando ho scoperto che non esisti. Aaahhh che natali di merda, da lì in poi! Vabbè ma stavolta diciamo che vorrei per un attimo accantonare l'astio e scriverti normalmente. O quasi. Insomma, come ti scriverebbe qualsiasi bambina di 34 anni.

(Coraggio Ary, coraggio)

Mmmhhhhh -sospiro-

Caro Babbo Natale,

Ciao, sono io. Non ci sentiamo da un po', per i motivi di cui sopra. Tuttavia quest'anno ho pensato di scriverti. Sicuramente mi conosci bene, ma nel caso con l'età ti fosse avanzata un po' di arterio ti facilito il lavoro io: non stare lì a cercare il mio nome nella lista dei buoni o dei cattivi. Non sono neanche sulla lista degli umani. Nel caso esistesse una lista apposita per le bestie rare stai pur certo che mi trovi lì, tra i cattivi. Magno cum gaudio.

Ma non sono qui per chiederti regali per me. Cioè, in un certo senso sì, ma più che altro mi servirebbe un accordo di collaborazione, un favore, per così dire, perché, come ti spiegherò adesso, i regali di fatto li ho già qui pronti, ma mi serve una mano per l'imballaggio e le consegne. Insomma un po' di superpoteri ce li ho anch'io, ma non quelli che hai tu.

Allora, semplicemente mi servono... scatole. Grandi, piccole, di cartone, di legno, fai tu. Tieni conto che non ci devono stare dentro cose grosse. Anzi, semmai il contrario. Devo metterci briciole.

Briciole di me. Vedi cioè, sono dimagrita, sì ma mi si è allargato il cuore. O forse si è solo scongelato (finalmente). Mi sono anche aumentate le te77e, il chè alla mia età non è certo male, ma non so se le cose sono correlate. Ma torniamo alle scatole. Poi al limite ti mando pure a te il selfie post doccia post allenamento, tanto ormai...

Dicevo, devo metterci delle briciole. Quindi mi servono scatole un po' particolari. Nel senso, sono briciole, ma briciole di me che sono... particolari. E tutto questo che c'entra con te e col Natale? Mi dirai. Ti spiego.

Mi hanno sempre detto che siamo soli. Che le persone si approfittano delle altre persone, che gli amici non esistono, e se esistono sono pochissimi, da contarli sulle dita di una mano. Forse allora c'è che io non sono, appunto, umana, oppure ho troppo poche dita. Perchè di persone importanti e speciali ne ho tante, davvero.

Potevo comprare delle cazzate ai mercatini, o confezionare stelle di natale, o preparare i miei angioletti col glitter dorato e le pigne. Basta il pensiero. Beh, pensieri ne ho a tonnellate, ma poi che se ne fanno di avere anche i miei, che c'avranno già i loro? Quindi briciole.

Una briciola di felicità, perché spesso manca. Quella vera. Quella che "Ci prendiamo un caffè? Sono felice di vederti. Ti voglio bene".

Una briciola di calore. Quello di cui sono stata sempre troppo parsimoniosa. Ecco anzi, facciamo tre briciole. Briciole di "Abbracciami forte e non parlare. Che non ce n'è più bisogno".

Una briciola di sana follia. Quella che ti fa prendere un aereo solo per fare una sorpresa ad una persona speciale. Che ti tiene sveglia la notte e ti fa scordare di mangiare. Quella che ti fa cantare a squarciagola in macchina o sotto la doccia. Che ti fa desiderare la felicità per te stessa e per gli altri. E te la tira fuori da ogni dove.

Una mezza dozzina di briciole d'amore. Vorrei abbondare di quello, che ne ho talmente tanto che è un peccato tenerlo per me. Certo ho un trentennio di arretrati per quanto riguarda l'amare me stessa, ma adesso che è quasi Natale voglio che ne abbiano gli altri, le persone a cui tengo. L'amore che ti fa dire "Grazie che esisti. Così come sei. Grazie che passando di qui mi hai fatto vibrare l'anima".

Mezza briciola di coraggio, che di quello scarseggio, ma che se voglio lo tiro fuori. Di prendere decisoni, di alzare lo sguardo, di prendere le botte, tante botte, e rialzarsi e combattere. Sempre.

Una briciola di incoscienza, da mescolare alla follia. Memento audere semper. Che la vita passa e se si sta sulla riva a guardarla scorrere ci troviamo con le rughe e i capelli argentati quando un minuto prima ci sembrava di andare ancora alle elementari.

Scatole dunque. E una slitta con le renne per farle arrivare tutte a destinazione.

O forse non serve. Perché se stai leggendo questa frase vuol dire che il mio pacchetto l'hai già ricevuto. Magari non l'hai ancora scartato. Magari non lo userai subito, o non lo userai mai. Ma ti è arrivato. Con le mie briciole. E uno scatolone extra pieno di grazie.

Grazie per avermi aiutata. Grazie per avermi teso la mano quando ne avevo bisogno. Grazie per ciò che mi hai dato e che mi darai. Grazie per aver creduto in me. Grazie perché se sono qui, adesso, così, è anche grazie a te. Grazie perché grazie a te io finalmente sono me, e sono la creatura più assurdamente felice, forte e folle dell'universo. E fortunata. (e pure f1ga, giacchè è la sagra delle F) E vorrei che tu davvero avessi indietro una briciola di me. Grazie per avermi regalato il Natale.

Non ti chiamerò per nome, non ti taggherò. Ma se hai trovato qualcosa di te in queste parole, o anche solo nelle virgole, vuol dire che il mio regalo è anche per te.

Buon Natale.

Arianna

Dolore e freddo

Written by:Aryaqua
Published on December 16th, 2014 @ 23:39:30 , using 514 words, 171 views
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E questo? Da dove arriva? Felice per sempre neh dicevi... illusa! Lui è sempre lì. Il dolore.

Arianna però è ora, davvero. Di essere onesta, con te stessa e con gli altri. Anche se fa male e fa paura. La colpa è la tua. Ti lamenti sempre, ti lamenti qua, dove non può arrivare, dove sai che non leggerà mai. Per far che cosa? Perseverare in una situazione paradossale e nociva per tutti? Sì fa paura il cambiamento, dove andrò, come vivrò, i miei cani, i miei amici, il qwan ki do... Ma non puoi rimandare sempre. E non puoi stare dove stai perché è comodo. Non funziona così. Non sei un'approfittatrice e non lo devi diventare.

Così stasera, esasperata dalla situazione, mi è scappata mezza parola in più. Che ha scatenato una lunga discussione. Beh, le nostre discussioni sono tutte uguali, io dico qualcosa e lui ci ricama sopra per mezz'ora, tempo che gli serve per ripetere ciò che ho detto, elaborarlo e stravolgerlo totalmente. Discutere è assolutamente inutile. Stasera per la prima volta è uscito fuori. Ma... mi stai dicendo che il nostro rapporto è in pericolo?

Te lo sto urlando da almeno due anni. Ma non lo capisci, non lo vedi. E la colpa di questo però è mia. Perché lo so che non riesce a vedere e sentire certe cose, e io taccio. Sono colpevole.

Si è avvolto nella coperta e adesso dorme sul divano. Ha capito, forse, qualcosa. Non capisce come sia potuto accadere, dato che nel suo mondo è tutto perfetto e lui mi ama e mi adora e stravede per me ed è felice. Io sono qui che cerco di non crollare. Stasera non trovo nessuno online. Ed è così che deve essere, sono tremendamente sola adesso, sola col mio dolore.

La vita è dolore. Ogni giorno. Ho imparato a prenderle, e un po' anche a darle. Ho imparato a schivare, ma soprattutto a incassare. C'è un dolore però che non sono e forse non sarò mai pronta a sopportare. Quello di dover essere costretta a ferire qualcuno. Ci sto morendo io qui, è vero. Ma fa male ugualmente dover essere colei che decide una cosa così importante.

E adesso? Cosa farai? Non lo so. Momento per momento. Devo riposare. Devo chiudere gli occhi. E non aver paura del freddo che sentirò. E che sarà tanto. L'inverno è di fronte a me e mi fissa con occhi di ghiaccio. Tende una mano verso di me. Faccio lo stesso. Le nostre dita si intrecciano. Verso lacrime che mi si congelano sul viso. Ma io lo so che nel gelo dell'inverno è racchiusa la promessa della primavera. Tutta la mia forza e felicità sembrano svanire adesso sepolte dal ghiaccio. Torno lupo adesso. L'unico modo che conosco per non impazzire dal dolore.

Dormi nella neve adesso Arianna, dormi sola in questo gelido abbraccio di dicembre. La paura passerà. Ce la farai anche stavolta, lo sai.

Sssshhhh non parlare... ti dico un segreto se mi stringi forte. Quella promessa vive in me... qualunque cosa accada, io porto con me la primavera.

Granelli di sabbia

Written by:Aryaqua
Published on December 11th, 2014 @ 22:20:44 , using 731 words, 352 views
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C'è addirittura l'albero di Natale in soggiorno. Lo sapevo, ma l'ho visto adesso. L'ho guardato.

Non so più come scriverlo. Mi scoppia il cuore. E mi vien da ridere a pensare che ho scritto per anni "Sono stanca".

Non si può essere più felici di così, me lo dico ogni giorno, ma ogni giorno sono un po' più felice del giorno prima. Ero sempre triste e depressa e vivere era un peso insopportabile. Adesso è il contrario. Stanotte il mal di pancia mi ha svegliato alle 4.30. Mi sono contorta un po', andata al bagno, e dopo poco mi è passato. E non ho più dormito. Con gli occhi socchiusi nel buio mi sono coccolata con pensieri dolci. Penso solo a cose belle. Mi sono alzata a casa vuota, dopo le 8, riposata come se avessi dormito 10 ore filate. Felice. Felice. Con l'unico minuscolo neo di quel pensiero spinoso qui nell'angolino del cuore, chissà cosa accadrà, chissà se mi pensa, chissà... Ma Arianna deve essere felice per sè. E così sarà.

È mezzogiorno, sto andando verso casa a cucinare e mi arriva una telefonata che non sento perché sono troppo concentrata a cantare Shakira. Il mio ex capo. Richiama. Eccomi. Io faccio la gnorri, mica ho sentito nessuno neh! Mi dice bla bla lavoro bla bla aumento bla insomma ci servi. Ma quando? Quanto? Non ti do notizie certe ma... buona befana! Qualche mese? Ma nononono scherzi? Anzi ci servirà un'altra persona, figurati! Cioè tombini. A gennaio. Forever! E io... oddio. Tiratemi giù da questo lampadario.

...così ho la scusa per scriverti... Chauuuu indovinaaaaa! Lavoro! Ooooh che bella notizia! Bla bla bla e devo ridarti lo scatolotto. Eheh. Lo scatolotto, sì. Sì sì figurati, non ci pensavo neanche più. Almeno da 13 secondi non ci pensavo. Sta' a guardare che mi si inrociano le consonanti anche su messenger. Prendimi ancora in giro dai. Non ero già abbastanza felice oggi. Spero di poter dormire almeno stanotte. Spero. Ma anche no, tanto sono felice.

Saltellavo in campagna. Pensavo ai regali di Natale. Pensavo che questo è il mio primo Natale. Mi servono le scatole, scatole vuote dove mettere una briciola di me, da regalare a chi amo. Le scatole non saranno moltissime, ma ce ne saranno, sì, da chiudere e incartare. Chi ha la fortuna immensa di poter avere qualcuno nel cuore, ed essere nel cuore di qualcuno, ma veramente? Sono davvero la creatura più felice del mondo. Ho vagato nel dolore per tutta la vita. Ho cercato qualcosa da salvare, qualcuno da amare, e mi sono sempre sentita sola e smarrita. Riconoscere nell'inferno ciò che inferno non è, e farlo durare, e dargli spazio. Briciole. Granelli di sabbia. Un solo, singolo granello di felicità nella marea nera del dolore in cui ho rischiato di annegare per tanti anni. Un granello per ogni giorno, un'entità effimera, quasi impalpabile. E aprire gli occhi un mattino d'inverno su una spiaggia dorata, con milioni di granelli tiepidi sotto di me. Con il nero della pece che cola via, si dilegua e scompare all'avanzare dei primi raggi di sole. Questo trovo sotto di me adesso, la sabbia dorata, la fatica che ho fatto per raccoglierne così tanta, e tutto il peso che mi spaccava la schiena e la vita che improvvisamente sta sotto, mi sostiene, ci galleggio sopra, mi spinge avanti. Mi scalda...

Cos'è la felicità? È l'amore. Una tempesta di sabbia calda, l'aria elettrica un minuto prima del temporale, i piedi nudi che affondano nel fango il 10 dicembre. È un "Ma dove sono finiti i gran dolori mestruali?" scomparsi con la depressione, dileguati col dolore melenso e appiccicoso ormai sciolto, polverizzati quando guardandomi allo specchio ho visto me stessa, e mi sono riconosciuta, mi sono vista, mi sono accettata, mi sono amata.

"...Come si può non amarti? Se solo tu riuscissi a vederti dal di fuori, capiresti il tuo potere, non solo di farti amare".

Comincio a credermi. Ad accentrare l'energia. A far gravitare tutto attorno a me, al mio volere. Ora, solo ora che voglio le cose belle, le cose belle arrivano.

Non ho iniziato ad abbracciare solo chi amo. Ho iniziato ad abbracciare la vita. Ed in entrambi i casi, e non potevo crederci, quell'abbraccio tanto cercato sognato sofferto e temuto è stato ricambiato. Centuplicato. Un istante di coraggio che mi ha capovolto la vita, rendendola un oceano di luce e calore. Beh ne valeva la pena.

Cena di Natale

Written by:Aryaqua
Published on December 9th, 2014 @ 01:06:21 , using 803 words, 190 views
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shhhhh... non parlare adesso. Senti e basta. Senti che bello. Che bello...

Ci vogliono giorni per pensare e scrivere una lettera di nascosto. Ci vuole la penna e il male alle dita che ormai non sono più abituate. Ci vuole la carta a cui fare un orecchio per sbaglio, sbavature, parole scritte male o scritte storte, riuscirà a leggere? Scrivo così male... È tutto così incerto... Io sono incerta. Scrivo e leggo, rileggo, mille volte. Potevo fare di meglio. Ma no, va bene così, doveva essere così.

Ci siamo sentiti un paio di volte, prima. Nessun accenno a quel pomeriggio e al mio comportamento anomalo, Arianna cerca contatto. No niente, solo discorsi profondi sul genere umano e sui social network. Ancora il giochino "Le cose che abbiamo in comune". Ogni tanto accenni a problemi sentimentali. Spine che mi bruciano. Ma finalmente possiamo fare questa cena?

Sì. Solo che saremo... in tre. Tu, io e Coso. Sento io Coso, per accordarci sul luogo. Il luogo è... casa di Coso! Aspetta, sembra divertente. Va bene? Sì, ok. E finalmente è la sera.

Arrivo ed è lì che mi aspetta. Arriviamo da Coso carichi di vettovaglie. Coso ci accoglie con grembiule blu del Sudtirol. E già lì. Io che credevo che solo noi tre sarebbe venuta fuori una cosa strana, temevo addirittura imbarazzante. Di imbarazzante c'è stato solo quanto ci siamo divertiti e quanto abbiamo riso. Forse la cosa più vicina ad una cena di Natale da chè io mi ricordi.

Mancava poco alla mezzanotte quando siamo andati via. Il tempo di ripigliare un minimo di equilibrio dopo vinelli e grappe casalinghe e troppe, davvero troppe risate (e io mi rovescio vino e budino addosso, faccio smorfie assurde bevendo il nocino, mi perdo un po' troppo spesso a guardare alla mia destra e... cosdiavolstanndicendoh? ahhhh... che belle mani che hai...). Aria gelida d'inverno. La busta chiusa nella seconda tasca della mia borsetta. Ci fermiamo alla sua macchina, la mia è un po' più in là. Allora dove devo girare? Ok ti seguo. Ti vengo dietro. Da un po'. Troppo. E che faccio adesso, mi inceppo come l'altro pomeriggio, tra l'altro tutta storta in macchina, che adesso invece siamo fuori e non c'è nessuno ed è notte e "Allora non ci vedremo più da qui a dopo Natale..." (ooooh l'ho detto davvero!)" e poi cioè non ricordo di aver aspettato risposta, ho solo appoggiato i 30 chili di scodelle vuote lì per terra e mi sono aggrappata a lui. Che deve aver detto qualcosa tipo "Mh, la nostra terapia..." ...hey, è mezzanotte... auguri! Grazie... Sento che sorride. Mi dice che ci vediamo presto perché deve restituirmi il contenitore di plastica che gli ho dato per portarsi a casa i miei brownies avanzati. Dobbiamo vederci per lo scatolotto. Sì. La brugola. Abbiamo una scusa ma stavolta l'hai tirata fuori tu. Me ne rendo conto e ti stringo un po' più forte. Mi sento così bene... E sento il battito. Però è strano. Sono felice e serena, perché ho il cuore che mi batte così forte? Aspetta... non è il mio... uh... che bello! Ecco aspetta... adesso sì, c'è anche il mio. Respiro. Aria gelida. Respiro spezzato, e non è il freddo. Io sono ancorata lì ferma senza nessuna intenzione di volermi spostare nè cambiare piano della realtà, stringo forte e non voglio svegliarmi. Lui invece no. Mi stringe forte e però mi cerca. Vuole svegliarmi? Credo di sì. Arianna crede che va bene così? Forse sì. Chissà perché. Sono io che fermo tutto. Non riesco più a guardarlo ma gli dico che ho una cosa per lui. Avevo creduto che non sarei riuscita, e invece eccomi lì con la busta bianca in mano. Con una briciola di me dentro. Non se l'aspettava, lo sorprendo, gli dico di non preoccuparsi, che non è niente di chè, solo i sottotitoli. Ok vado... ti seguo.

Vado a casa. Porto fuori Dharma. Vado a letto. Non chiudo occhio, nemmeno un minuto in tutta la notte. Sono la felicità fatta Arianna. Non mi serve dormire. Non mi importa di nulla adesso. Sento caldo, sento... bene.

Oggi è ora di pranzo che mi arriva un messaggio: Buongiorno, otaria dislessica! E mi sbrodolo. Mi dice grazie. Mi dice che è felice di vedere che qualcuno sa usare ancora la carta e la penna. Dice che è bello quello che ho scritto. Poi non dice più altro. Parliamo d'altro. Più o meno. Mi mette anche in difficoltà in un paio di occasioni. Perché fai così?? Adesso che hai un enorme vantaggio su di me. Sì sì prendimi in giro. Cattivo. Hai il mio scatolotto e lo rivoglio. Poi però ti abbraccerò ancora. Forte. Voglio sentire il tuo battito ed essere io a prenderti in giro allora. Voglio farmi prendere in giro e ridere. Con te. Voglio giocare.

Liquido

Written by:Aryaqua
Published on December 4th, 2014 @ 01:06:05 , using 363 words, 332 views
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Da qualche parte là dietro c'è la luna. Lo so. Il sole me l'ha detto stamattina.

Da brava animagus ho deciso di tornare per un po' alla mia forma primordiale. È più semplice. Ho bisogno di smettere di pensare, di parlare, voglio solo sentire. I lupi non vanno in letargo, neanche quelli solitari. Fa freddo oggi. Dicembre è arrivato.

...Tu hai una forza che nemmeno immagini...

E se ho la forza ho anche la mia kryptonite. Per questo dovevo affrontare la situazione. Questo curva la realtà. Passo la vita attraverso il mondo tangibile, immersa tra cose e persone, e chiusa ad esse sono intoccabile. Sono me stessa solo con Eywa, gli animali, le piante, i venti, la notte, con la pelle avvolta unicamente in un mantello di sole, e il bosco sotto. Tutto ciò esiste al di là. Sono piani diversi, a volte distanti, altre separati da una membrana sottile. Io sto imparando a saltare dall'uno all'altro. Divento ogni giorno più forte. Sto imparando ad esistere allo stesso tempo in entrambi i luoghi. Ieri ho dovuto spezzare quel blocco. Mi stava intrappolando al di qua. Iniziavo a provare troppo dolore.

Avevo il cuore incatenato e schiacciato sotto una montagna di ghiaccio. Andava bene così, perché gli umani mi fanno male, io mi innamoro e loro mi fanno del male, o me ne faccio io, provo dolore. Col cuore freddo ogni lancia si spezza molto prima di fare danno. Ma pensare di congelare me è come pensare di inscatolare un uragano. Il ghiaccio è sublimato in un istante lasciandomi acceccata e nuda in mezzo all'universo. Ho sentito il battito. Ora tutto è caldo e liquido. Ho le spine nelle mani, nei piedi nudi, nel cuore. È un dolore dolcissimo. Sono così profondamente felice di essere viva e presente che tutto il resto passa in secondo piano. L'amore che provo non ha necessità di essere ricambiato. Faceva male solo perché inespresso. Bastava scioglierne le briglie. Ora lo contemplo seduta qui, come si potrebbe ammirare incantati un cavallo fiero e nevrile che galoppa nel vento. Non c'è un perché al suo esistere, esiste perché c'è, ed è bellissimo. Come potrei sentirmi stupida o sbagliata per questo?

Lenzuolino

Written by:Aryaqua
Published on December 3rd, 2014 @ 00:55:40 , using 507 words, 146 views
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C'era un bosco, da qualche parte, è stato molto tempo fa. I sentieri non esistono più. Rovi e spine sono cresciuti abbondanti, quasi inestricabili. Eppure lei ce la fa. Si graffia e si taglia, sanguina e non sa neanche bene il perché. Lo scopre solo quando arriva là, proprio di fronte a quel posto che stava cercando da ere infinite. La sua tana. Odore di casa. Profumo e sapore dolce di posto giusto. Là dove ogni lupa solitaria vuole stare, da sola, al caldo, raggomitolata su se stessa con la folta coda a proteggere il tartufo sensibile. È buio ma c'è luce dentro. Occhi gialli. Finalmente può dormire tranquilla.

Poi c'è il salotto. Tre ore scarse di sonno della notte scorsa. Il divano. Mi sono sdraiata esausta, svuotata, indefinita. Ed ho sentito calore. Un lenzuolino piccolo e leggero, ma tanto bastava per togliere quel maledetto freddo da dentro.

L'olfatto vince sempre. Ed io sono un lupo. Non mi è servito sapere niente che lo sapevo già. Forse non era così necessario stare in piedi al freddo a chiacchierare di nulla per un'ora e mezza... Ma quel po' di buio in più mi ha fatta sentire meglio. Poi come sempre ha prevalso il cane spaventato. Fino all'ultimo secondo. È lì che ho deciso di mostrare un attimo il fianco. Scusa sì guarda non mordo, ti porto via solo una manciata di secondi per stare qui appoggiata alla tua spalla. Per riprendermi il sonno che mi hai tolto. Per farti intuire perché sono sempre dislessica e logorroica. Sì in effetti è stato un po' più di qualche secondo, ma io non ero in grado di parlare e dovevo dirtelo, in qualche modo. Sì, credo che tu l'abbia capito.

Non sapevo a cosa mi avrebbe portato oggi. Mi ha dato diverse cose che credevo perse o inesistenti. La sensazione di aver fatto qualcosa solo per me, perché era giusto fare così, senza poi sentirmi sbagliata o stupida. La leggerezza per essermi liberata da un peso importante. Aver sentito l'odore di tana. Un paio di lacrime di tristezza. Ma anch'esse calde e piacevoli, liberatorie. Sono viva. Ripreso a vivere.

Magari scriverò una delle mie lettere, di quelle con la penna, l'inchiostro e tutto il resto, più che altro perché non voglio che il peso che mi son tolta io vada a pesare ad altri. Non deve essere un peso. È solo una briciola di me che ti regalo e non voglio niente in cambio. O meglio, ciò che volevo l'ho già preso. Poi devo dirti altre cose. Ma quelle saranno solo sulla carta, solo per te, perché un giorno sbiadiranno anche per me, e deciderai tu se fartene qualcosa oppure no.

La lupa è nella sua tana, graffiata, fradicia di pioggia e sporca di fango. E dorme serena come avvolta da un piccolo lenzuolo tiepido, quel che basta, quel che serve perché si possa svegliare domani riposata e rinfrancata. Gli occhi grandi e gialli li usa per riempirsi di cielo e stelle. Di là dalle nuvole l'universo è cambiato di nuovo.

Che fatica

Written by:Aryaqua
Published on December 1st, 2014 @ 16:33:55 , using 265 words, 145 views
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"La paura di innamorarsi non è forse già un po' d'amore?" (C. Pavese)

Altrochè.

E allora danza sulle spine. Lasciati trafiggere, sentine il dolore, siine felice.

Felice.

Spine che sembrano petali. Camminare correre. Respirare. Dire grazie senza dirlo.

Vorrei che non esistessero più parole. Ma come farei, senza parole, a lasciarti i miei densi silenzi?

Abattere il muro delle fantasie e trovarmi catapultata nel reale. Per lo meno in uno dei vari piani del reale. Quello in cui guardo distrattamente il cellulare e vedo: chiamata persa.

AAAAAHHHHHRRRRGH!

Richiamasubitononprendenonvanonparte OHMACHEHAISCHIFODITELEFONOOOHHH tuut? ok va.

Le articolazioni delle ginocchia sono gentilmente pregate di rimanere al loro post...PRONTI! -SBAM!- ahi. Eheh. Eh. Ciao.

Cena saltata, rimandata. Scusa no perché sono qui a contemplare i quasar e pensare di rimanere in sospeso ai confini dell'incommensurabile per altri due giorni mi devasta l'anima. Magari passo di lì per questo o quello o insomma che cazzo stiamo dicendo lo so che lo senti che mi si incrociano le consonanti. Insomma la macchina dal meccanico (oh, un'altra coincidenza!), lavoro per me ormai forse gennaio, sì bè se passi di qua chiamami che ci prendiamo un caffè e cos'è questa cosa che scrivi su faceboox che vuoi le coccole? Tu? Mah, io non ti conosco mica così (ironia). Efg, mnjprrr ahm, nnnn.

Merda

Hai bisogno d'altro? No. Faccio davvero ridere. Sembro uno di quei cani randagi cresciuti lontani da ogni contatto umano, a cui un umano porge un bocconcino invitante (e non mangio da anni) e la promessa di una carezza senza celare una bastonata. Faccio tanta fatica. Ma ce la farò, lo so.

Ridere

Written by:Aryaqua
Published on November 30th, 2014 @ 00:13:35 , using 461 words, 209 views
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Io. Io mi faccio ridere. Sono bellissima, lo so anche se non mi guardo. Mi fa paura... paura scriverlo! Scrivere cosa? Che mi sono innamorata come una ragazzina? Che non dormo per tenermi stretto il pensiero di lui? Perché paura Ary... È una sensazione bellissima. Potrebbe davvero essere che ho preso un terribile abbaglio, e quelli che chiunque mi sta confermando essere chiarissimi segnali per me e me soltanto siano in realtà indirizzati altrove. ...e allora? Non ti chiedo chi vuoi, ti dico ciò che voglio io. Stringerti forte. E dirti che mi manchi quando non ci sei. Che non so più che scuse inventare per vederti. Che non ho più voglia di inventarne.

Mi scoppia il cuore, lo sento. Per te, per il mondo, per la vita. La felicità non è un istante fuggevole. È una sorgente senza fine dentro la pancia, è quella che mi ha fatta crollare in ginocchio al solo pensiero che forse quella frase fosse per me. Mi fa salire le lacrime agli occhi. Mi fa sentire forte e bella e invincibile davanti a qualsiasi cosa. Perché l'Arianna è sempre stata quella forte. Nonostante la depressione onnipresente, l'inconcludenza, la fiducia in me stessa completamente assente. Ma c'è sempre stata una piccola parte di me che non digeriva questa cosa. Che sapeva che io ero altro. L'ho sempre saputo. Rovereto era troppo piccola per me. Stavo troppo stretta in quei vestiti grigi. Si è aperto uno spiraglio. Non lo so come, davvero, non lo so, ma vorrei che tutti potessero provare quel che provo io adesso. L'iniziale paura sta scivolando via. Non mi importa di "fare una figuraccia". Pazienza se così sarà. Dio sono così felice che voglio piangere. Adoro quello che sento. Lo tengo a cuccia da quasi un anno e mezzo! Scema. Sceeeema! Ma non ero pronta ad accettarlo. Sempre quella stupida paura. Paura di fare la cosa che mi riesce meglio. Senza riserve, senza limiti.

È come riscattare una vita di dolore in un istante. È come adottare un vecchio cane dopo che ha vissuto tutta la vita in un box di cemento, e fargli sentire l'erba sotto le zampe, riempirgli la ciotola di deliziosa pappa calda, accarezzarlo dolcemente per la prima volta. Io credo che un giorno di amore vero e puro possa valere una vita intera.

Io sono questo. L'elettricità del fulmine, la forza avvolgente delle tempeste, l'impetuosità delle inondazioni, il boato profondo dei terremoti, il silenzio apparentemente immoto degli astri. Io sono il cambiamento e con esso sono il dolce timore dell'ignoto. Sono la lupa che incontra l'orso, e si sfiorano, e l'universo cambia per sempre.

Mi capite che da qui in poi... Non c'è più granché di cui io debba preoccuparmi.

Perché sono innamorata. E non ne ho più paura.

Sarà questo o quello?

Written by:Aryaqua
Published on November 29th, 2014 @ 12:20:04 , using 735 words, 146 views
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Dicono che gli angeli amano in silenzio

Ed io nel tuo mi sono disperatamente perso

Quella che no, io no, basta, impossibile! Quella che som tut mi, spakko il kulo ai passeri! Quella che dice io sono l'alpha e l'omega, io sposto le montagne, io illumino e getto le tenebre, io...

Io sono una bimba di due anni spaventata e timida che cerca un grande per nascondersi dietro alle sue gambe. Solo che non c'è nessuno, la grande sono io, e non mi posso nascondere. Finalmente.

Mi stavo quasi dimenticando di essere felice oggi. Poi me ne sono ricordata, ed ecco sistemato tutto.

Le cose sono tanto, tanto semplici, ed io sono davvero sciocca nel mio far di tutto per ingarbugliarle. Però ho aperto una voragine. Succede quando lupi ed orsi si incontrano, qualcosa cambia. Le mie forze aumentano senza che me ne accorga e anche i piccoli spostamenti provocano cambiamenti enormi.

Non è successo niente. Faccio le solite cose, le ho fatte come sempre. Non so come scriverlo. Perché ne ho un po' paura.

Ma sono felice, anche se sofferente. Chi mi conosce mi dice che non è giusto che io soffra, e dovrei agire. E invece sto ferma. Fino a ieri era diverso. Era uguale a oggi, ma pensavo a me, mi dicevo: oh, che bella sensazione! Dovrei dirglielo. Ecco, sì, quel giorno lì glielo dirò, ma così, per riderci un po' su, tanto si vede bene anche da fuori che sono scema. Magari farò finta di aver bevuto un po'. Sì sì, farò così. E volevo farlo davvero. Fino a che ieri, maledette bacheche, mi capita davanti una frase, tipico pensiero da feisbuc. "Ti va di uscire per un caffè? Guarda, davvero, non ho secondi fini. Voglio solo stare seduto al tavolo finché non ci innamoriamo".

E la guerriera crollò.

Ovviamente non era rivolto a me. Ovviamente. Come potrebbe? Non abbiamo chattato tutta la sera. E un paio di sere prima. E altri pensieri da bacheca comparsi qua e là, mica per me. Figurati. C'è sempre nebbia qui per fortuna, e le cose non si distinguono. Nebbia e confusione, menomale, sai altrimenti che casino.

Lo stomaco ha chiuso la serranda ormai tre giorni fa, vado a letto e spero che stavolta sia la volta buona, e magari verso l'una mi addormento, ma poi mi sveglio 3 ore dopo e mi si accavallano i pensieri.

Pensieri. Chiamiamoli così.

Sfatta e distrutta ho portato Dharma in campagna stamattina. E attacca a piovere. Che novità. Ma lungi dall'esserne infastidita, non ho nemmeno fatto la fatica di tirarmi su il cappuccio. Ho sentito la voce un po' sbiascicata di Jovanotti

Piove / senti come piove / madonna come piove / senti come vie giù - uuuh!

Hai visto che piove / senti come viene giù / tu che dicevi / che non pioveva più / che ormai non ti saresti mai più innamorata / e adesso guardati / sei tutta bagnata...

Non ho dormito ma forse ho un po' capito cosa fare. È del tutto inutile aspettare che venga il giorno X. Sai che quando non succede nulla, quando si cade nella monotonia e nella routine, o anche nella tristezza della depressione, il tempo scivola via impalpabile ed inutile. Ma quando accade qualcosa che sconvolge da dentro il tempo si fa denso, i secondi si infrangono come biglie di piombo su pavimenti di marmo, i minuti diventano macigni giganteschi che cerco di smuovere a mani nude, le ore, mioddio le ore sono distanze stellari divenute incommensurabili e parlare di giorni per me è come provare a spingermi fino al più remoto dei quasar per cercare di cogliere l'alito di vita del big bang, qualche miliardo di anni dopo. Delle volte aprire portali è semplice, altre invece sembra terribilmente complicato.

Eppure sono sempre io, l'essenza dell'energia pura e abbagliante che sa curvare lo spazio e dilatare o fermare il tempo. Sono io che so come far incontrare le rette paralle.

Dunque troverò il modo di infilarmi in una piega del tempo e incurante delle conseguenze farò l'unica cosa che resta da fare. Essere me stessa. Senza difese, senza giustificazioni, senza pretesti, senza la stupida comodità dei messaggini, delle mail o peggio di tutti questi logorantissimi messaggi senza destinatario che mi lasciano impaurita e intontita con le gambe che mi cedono tra il sarà per me non sarà per me. Ho paura in entrambi i casi. Ma voglio sapere di cosa sto morendo, se di dolore o di felicità.

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