Grazie

Written by:Aryaqua
Published on November 23rd, 2014 @ 01:03:22 , using 663 words, 452 views
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Volevo dirti grazie. Perchè alla fine non te l'ho detto, o non ricordo di avertelo detto... vero? Ma lo so che non ti curi certo di un dettaglio del genere. E so anche che sai che in qualche modo però te l'ho detto, al solito, non parlando. Sembra che mi si blocchi la parola a volte. Credo sia più una volontà inconscia di stare in silenzio. E sentire. Sentire.

Scusa ma ci sono dovuta salire da sola su quell'albero. Volevo vedere. Chissà cosa hai visto tu da là sotto. Io ho solo sentito la corteccia ruvida e i rami solidi a sostenermi. Ho ripensato in un istante a me bambina che passavo i pomeriggi sui grandi bagolari del mio giardino. Mi hai fatto sorridere quando mi hai detto di stare attenta. Gli alberi non mi hanno mai fatta cadere. Parlavo con loro che ancora non sapevo di saper parlare.

Ho sentito che diventavo leggera quando mi sono protesa verso l'alto. Ero così felice che se l'avessi voluto avrei potuto sollevarmi senza peso. Poi ho staccato il caco maturo. E diventa difficile descriverlo. C'era il sole ad inondarmi di luce, e l'albero forte e ruvido a cui mi aggrappavo con una mano e con i piedi scalzi, c'era il bosco verde e grande sotto di me, e il mare infinito di un blu che faceva male, e in bocca avevo il nettare di mille api e primavere, avevo il sapore della salsedine e dei venti, sentivo le piogge, gli animali, le storie antiche raccontate da quei muretti a secco abbandonati da secoli. E sentivo te, lì in basso, e non ti guardavo ma so che mi guardavi, e so anche cosa pensavi. Perché quel che pensiamo quando siamo così non è più solo cosa per noi stessi, ma viene fuori, si palesa all'istante. Ed io smetto di parlare. Non serve più parlarci.

Siamo viaggiatori. Siamo sempre in movimento, e a volte sembra davvero che siamo destinati a non incontrarci mai, a viaggiare su linee parallele che non hanno modo di toccarsi, se non all'infinito. Ma noi abbiamo la capacità di curvare la realtà. Spostiamo il tempo, ci scaviamo una nicchia, ci impossessiamo di briciole di eternità e ci nascondiamo lì per un po'. Non perché abbiamo paura, che quando sono così mi sento che neppure la morte potrebbe toccarmi, ma solo per poter esser lasciati in pace, liberi di esistere, di far incrociare le rette parallele. Una sensazione indescrivibile.

Sto cercando di descriverla in effetti. Mi sono sentita come... se non dovessi mai più avere paura. Come se davvero potessi smettere per sempre di parlare. È strano poter comunicare così. A tratti è terrificante. Ma come ti dicevo... non ho più paura.

Certe cose accadono perché possano durare nel tempo. In questo piano della realtà. Continuo a sentire quel sapore dolce in bocca. Sento il sole sulla pelle nuda, sento l'erba e la terra sotto di me, sento le voci del bosco e sento la tua voce che mi dice che sei felice che adesso questo posto è anche un po' mio. Sento un pomeriggio d'estate di fine novembre e sento che in qualche modo siamo stati noi ad inventarlo e a renderlo reale. Credo che siamo molto più potenti di quanto non immaginiamo.

Senti che profumo. Sento l'odore dei funghi che crescono. Sento una marea calda di felicità e stupore quando mi mostri le buche dove i cinghiali sigrattano, dove sguazzano e dove si scrollano via il fango. Vedo le goccioline bianche, li vedo mentre si scrollano, mi fanno ridere. Tutto mi fa ridere, a volte sono così felice che penso mi possa scoppiare il cuore.

Quanto ci ha messo l'Arianna ad uscire fuori? Te l'ho già detto, 34 anni. E sembra che voglia recuperare tutto il tempo perso così, all'istante.

Grazie che mi aiuti in questo. Grazie che mi hai detto grazie di esistere. E per la prima volta, di tutte le volte che l'ho sentito dire, ho sentito che era profondamente vero.

Ci siamo

Written by:Aryaqua
Published on November 20th, 2014 @ 00:10:48 , using 559 words, 333 views
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Diamo nomi alle cose. Solo che i nomi sono spesso sbagliati.

Ho sbagliato nomi per 34 anni.

Quello che chiamavo sfiga ora si chiama opportunità. Le difficoltà sono sfide.

Mi stai dicendo... che sarò in grado di schivare le pallottole?

Ti sto dicendo che quando sarai pronto non ne avrai bisogno.

Non esistono più cose belle e cose brutte, le cose sono, esistono, ed il nome lo decido io. Adesso.

Decido che tutto questo sia per me una possibilità di crescita. E decido di crescere, ogni giorno, di fare la cosa più difficile che ci sia. Essere felice.

Non lo so come sia successo, è accaduto e basta. È passato tutto dalla bocca, poi dalla pancia, e si è fermato da qualche parte nei pressi del cuore. Sento caldo, lo sento sempre, ogni giorno. E davvero, non è per fare pubblicità, ma ho iniziato a cambiare da quando sono vegana. Da quando sono tornata ad essere quello che avrei sempre dovuto essere, il modo in cui sono nata, ciò che più si avvicina all'essenza. E quando faccio la frugivora mi avvicino ancora di un passo alla mia personale perfezione.

E dire che i cachi non mi sono mai piaciuti. Ora non riesco ad uscire da un supermercato senza un vassoio pieno di frutti arancioni succosi e sbrodolosi. Mangiare un frutto succoso e maturo per me è diventata un'esperienza mistica quotidiana. Mi sento pervadere dall'energia. È come mangiare un anno di piogge, venti, raggi solari. Ho un livello di consapevolezza crescente. E non ho più bisogno di cercare di schivare le pallottole. Io esisto su un piano diverso, le pallottole non esistono.

Le vite ordinarie sono semplici e lineari. Studio, lavoro, figli, bollette, disoccupazione, mutuo, corna, crisi, invecchiare. Morire... no, quello no. La maggior parte sono già morti. Li vedo ogni giorno al cimitero, vengono a trovare qualcuno ma pur uscendo poi fisicamente da lì io lo sento che restano dentro.

Mentre io gioco. Il mondo è il mio parco giochi. Purtroppo le persone sono per lo più carte. O giocattoli che trovo per strada. Vorrei poter giocare con qualcuno ogni tanto, vorrei dei compagni di gioco. Ma non sarò mai una carta. Non faccio una vita piatta e lineare. Sono in 3D. E sono su un altro piano.

Pensavo che un giorno sarei esplosa. Che come una supernova avrei bruciato l'universo attorno a me, inondandolo di luce ed energia. Credevo che avrei urlato e corso e pianto e riso. Ma adesso cammino senza piegare gli steli d'erba. Sento le voci degli alberi attraverso le piante dei piedi. Le creature vengono da me. Faccio luce, ma non per le carte. Faccio luce per chi la può vedere.

Non posso vivere come tutti gli altri, ci ho provato, ma sono impazzita. È come giocare alla stessa partita dello stesso videogioco al livello facile da qui all'eternità. Non so come possa la gente perseverare nella stessa partita per sempre.

Essere l'eletto è un po' come essere innamorato...

Sono innamorata.

Dell'autunno, delle foglie, dei problemi sul lavoro, dei miei cani, della fatica che faccio a vivere ogni giorno.

Essere innamorati cambia la realtà. Qualcuno mi ha detto che riesco a curvare lo spazio dove vado. Sono felice di farlo, se questo significa portare del buono nel mondo. Cercavo la mia strada. Io sono la strada.

Io sono quel che devo essere.

Finalmente, Ary, finalmente.

Un altro blog (light)

Written by:Aryaqua
Published on November 3rd, 2014 @ 13:33:03 , using 104 words, 2105 views
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Mi sto divertendo, oh sì sì. A volte penso davvero che la vita sia bella, che ci sia sempre motivo per ridere ed essere su di morale, anche nelle difficoltà. Pur mantenendo tutta la mia intelligenza vispa e presente. Bisogna divertirsi ed ironizzare, bisogna esorcizzare la paure, accettare le incertezze. Riderne.

RIDDIKULUS!

Per questo, volendo lasciare questo blog per i pensieri più profondi ed intimi, ne ho aperto un altro per tutto ciò che invece vuol essere ilare e leggero. Pur essendo sempre me stessa. Se vi va fateci un salto, qualcuno mi ha detto che all'occorrenza so anche tirar su il morale! http://aryaqua80.blogspot.it/

Monotonia mai eh

Written by:Aryaqua
Published on October 28th, 2014 @ 15:52:15 , using 723 words, 1116 views
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Mynagioia

Mi ha fatto ridere la prima volta che ho letto questa espressione. Riassume bene il concetto che voglio esprimere, qualcosa di triste (non avere mai una soddisfazione per cui essere felici) , ma al contempo detta in un modo divertente. Cioè, siamo talmente tanto nel paradosso che ormai anche le cose tristi fanno ridere. Cazzarola se rido oggi.

Fino a tre giorni fa la vita qui procedeva monotona, arrivavo con caaaalma (alle 9.30, ma si può fare una vita così scialla?), caffè con la ragazza delle pulizie, accendevo pc e in qualche modo mi facevo passare la giornata. Campionessa mondiale di mahjong. Poi, tre giorni fa appunto, mi sono svegliata anch'io. Sott'acqua. Ho dormito più degli altri perché, seppur in ritardo, io il mio stipendio l'ho preso (quei 2-300 euro in meno di quanto mi avevano assicurato in fase di colloquio, ma vabbè, che fai la schizzinosa adesso?). Di fatto qui dentro pare che lo stipendio l'abbia preso solo io. Non sto a scrivere nei dettagli la situazione, che non mi pare il caso, ma stamattina c'è un'aria immota e un gelo che va ben oltre le temperature improvvisamente tardo-autunnali. Altro che mutuoprimacasa, a casuccia di Frenko mi tocca stare ancora! E spero che questo mese mi sia retribuito, perché visto l'andazzo...

A questo punto dovrei davvero scrivere un libro. Non è solo il fatto di aver cambiato lavoro millemila volte, il punto è che di tutti questi lavori non ce n'è mai stato uno veramente normale, ho sempre trovato pazzi, o situazioni strane e assurde, o tutte le cose assieme. Li attiro io? Forse. Mi stupirei però se improvvisamente la mia vita diventasse normale. No, non lo sarà mai. Così come non lo sarò mai io, normale.

Per questo io posso essere felice.

Nono sono preoccupata. Sono divertita. Scelgo di esserlo, perché cosa dovrei fare altrimenti? Forse disperarmi perché vedo svanire i miei sogni di indipendenza? Ma và và. Magari tra 3 mesi sarò sotto la neve a leggere contatori. E che felice che sarei! Mi piace lavorare, amo lavorare, fare la letturista è stato bellissimo e divertente, forse il lavoro migliore che abbia mai fatto.

Cosa farò domani? Dove sarò? Avrò abbastanza soldi per comprarmi una casa, mettere gas alla macchina, mangiare? Non me ne curo ora, non mi importa. Non me ne importa nella misura in cui in data 10 ottobre stavo ancora scalza in mezzo alle campagne, e conto di starci ancora, e ancora, finché potrò, e dopo ancora.

Mi piace Alda Merini.

Io la vita l'ho goduta perché mi piace anche l'inferno della vita e la vita è spesso un inferno. Per me la vita è stata bella perché l'ho pagata cara.

Sì. Sì sì, è vero. A bastonate nei denti, a faccia in giù nel fango gelido, infreddolita, affamata, quasi morta, assolutamente incapace di relazionarmi con gli esseri umani, sola e solitaria per scelta obbligata, perennemente incasinata in situazioni assurde, spesso impermeabile ai sentimenti, sofferente, stanca. Eppure sempre con tanta voglia di sentire questo maledetto asfalto gelido sotto ai piedi nudi, a tagliarmeli, a soffrirne per ricordarmi che sono viva, ma non solo, per sentire intimamente la connessione col mondo. Perché ho capito che non esiste stagione che tenga, se voglio stare bene devo stare il più possibile immersa nella vita, e l'unico modo che ho è la pelle nuda. Mi capita sempre più spesso di arrivare al limitare del mondo vero, dopo una giornata chiusa in una stanza al pc, e di chiudere gli occhi e respirare l'aria fredda, e sentire d'improvviso i polmoni che mi si aprono e bramano ossigeno in quantità, e boccheggiare come in una crisi d'asma per riempirli fino a farmi male, annaspare e mangiare aria come dopo un'apnea lunga ore, lacrimare e tornare a vedere dopo il buio e poi scoppiare a correre e saltare e ridere con Dharma come se non esistessimo altro che noi nel mondo, assolutamente non curante di tutto ciò che è altro da noi e da Eywa.

Non è cambiato nulla rispetto a qualche mese fa, forse. Ho solo tirato su lo sguardo. Aprendo gli occhi, i polmoni, le narici, i pori della pelle. Forse non è neanche del tutto vero che odio gli esseri umani. Ma poco importa, perché adesso mi sto concentrando per vedere solo ciò che amo. Ed amo un sacco di cose, ma davvero un sacco.

Out of "The Dome"

Written by:Aryaqua
Published on October 24th, 2014 @ 13:23:46 , using 655 words, 944 views
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Te ne devi andare.

Vattene.

Ok, basta.

VAI VIA DA LI'!!!

Non sono molte le persone che mi conoscono veramente. Diciamo un paio. E quando una delle due mi dice (scrive) così. E quando entrambe mi scrivono così.

E' il contesto. E dire che mi considero sociologa. Certo che stare immersi nella società non aiuta la comprensione. Quando sono arrivata qui un paio d'anni fa mi è stato tutto chiaro fin da subito. Lo sapevo già che sarebbe stato un suicidio. Non mi sono ancora ammazzata, no, ma si tratta in ogni caso di una lenta agonia che mi stava portando allo sfacelo più assoluto. Poi capitano sprazzi di consapevolezza. Poi capita un lavoro degno di tale nome , con tanto di "in" che precede "determinato" e tutto cambia. Io cambio, e divento molto più determinata.

Lui se ne accorge, senz'altro. E forse già lo sapeva, ma adesso oltre a saperlo lo vede, la cosa è reale, tangibile. Non serve più che mi compri tu la pappa, me la posso comprare da sola. Posso anzi anche comprarla io per te. Posso un sacco di cose, le potrò da ora in avanti.

Posso finalmente ricordarmi della prima sensazione, quella che ci azzecca sempre, quando arrivai qui. "Io in questo posto non ci voglio stare, non ci voglio vivere... non voglio avere dei figli che crescano qui, no!" e da ciò è conseguito tutto il resto, la mia misantropia galoppante, l'odio profondo per gli infanti, il disgusto per tutto ciò che è umano. Quasi tre anni e neanche uno straccio di amicizia, pur avendo lavorato in mezzo alla gente da subito. Appunto, me ne guardo bene dal trovare qualcosa in comune con loro!

Ci sono immersa e vedo ormai poco da sola, ma chi sta fuori mi guarda, mi chiede, e poi mi racconta ciò che vede. Vedono quel che vedevo io prima di arrivare qui, quando mi ripetevo che lo sapevo che non sarebbe andato bene per me, che nonostante la fatica sarebbe stato meglio stare là, nella casa al limitare del bosco che sapeva di menta, dove vivevo scalza e sola e libera. Me stessa 24 ore, non un'oretta e mezza, giusto quando porto fuori Dharma e spezzo catene e guinzagli e lacci di scarpe.

Quelle parole le sento come abbraccio, io che non sento mai niente nemmeno quando mi si abbraccia davvero, ormai. Devi amarti Arianna, ed amarti vuol dire smettere di essere parte di quel meccanismo che tanto detesti. Sì perché anche tu ne fai intimamente parte, ne sei connivente, substruttura, si fonde con le tue ossa, ti fa credere di essere sbagliata, e tu, accettando il tuo essere errore come verità, giustifichi e permetti al meccanismo di perpetrare. Ma io sono un ingranaggio impazzito, spanato. Perché non sono mai stata un ingranaggio, sono un'entità a sé, un qualcosa che sta al di sopra e al di fuori dai meccanismi, lì devo stare, a vivere per conto mio in una casa isolata, parlando con cani e gatti e nutrie e ghiandaie, osservando tutto ciò che è umano come da al di fuori di un'immensa cupola (The Dome, Stephen King), consapevole di averla scampata per un pelo, felice del trovarmi al di fuori, sempre un po' triste per questa mia capacità di vedere dal di fuori, capire, e non poter fare nulla (o poco) per chi invece sta dentro.

Soffiano venti dell'inverno. L'autunno danza attorno agli alberi, spogliandoli. Ancora cammino scalza sulle foglie morte, il fango mi arriva alle caviglie, lascio impronte nella melma. Lascio le mie impronte, voglio che le vedano. Chi? Non lo so, tutti, gli altri. Perché? Per il fatto che sono un'eccentrica egocentrica, mi sento come quegli uomini primitivi che imprimevano l'impronta della propria mano sulle pareti, come segno del proprio passaggio, come prova dell'esistenza e del possesso, io dico che la terra è mia, che sono passata di lì, che sento Eywa, e che sono libera. Voi lo siete?

Allora andatevene.

Parentesi di (giù)

Written by:Aryaqua
Published on October 23rd, 2014 @ 16:36:41 , using 368 words, 540 views
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Ancora nulla di fatto.

Il mio amore a prima vista per la casa lassù si è arenato nei fondali bassi dell'inadeguatezza. Il mio umore va calando. Le incomprensioni casalinghe sono all'ordine del giorno, ed io da troppo tempo ho rinunciato a spiegarmi, con conseguente aumento delle incomprensioni.

Suona strano per una che sopporta eternamente situazioni assurde, ma ho poca pazienza per quel che riguarda la ricerca di immobili. Nemmeno io sono attendibile. Faccio fatica a capire esattamente quello che voglio. Ho ricominciato a spulciare annunci, prestando maggior attenzione alle aste. Sono comunque speranzosa, del tipo "Quando la vedrò lo saprò".

Il lavoro procede senza alti né bassi, spesso sono inoccupata, a volte mi danno da fare qualcosa. Mi annoio un po', ma da ieri ha iniziato a fare freddo e ciò in qualche modo mi consola di non far più la letturista. Però da ieri (incluso) non mi è stato possibile togliere le scarpe. Adesso, direte, ho passato gran parte della vita con qualcosa ai piedi, in Trentino del resto non è che ci sia il clima tropicale da stare in maglietta tutto l'anno. Sì ma adesso è diverso. C'è qualcosa che mi manca. La connessione di cui vado farneticando, sento che se la interrompo per troppo tempo (parlo di ore) comincio a squilibrarmi. Franco ovviamente dice che sono tutte cazzate, non che gli abbia descritto nel dettaglio la questione, già lo pensa di suo che sono squinternata. Figuriamoci se inizio a spiegargli che sento gli alberi che mi rispondono attraverso il terreno e che gli animali mi vengono a cercare spontaneamente. Autosuggestione mi dice. Sarà. Chiamala come vuoi, ma per me è una sensazione reale.

La soluzione potrebbe essere quella di continuare con la mia ricerca di casa, ed ogni volta che mi capita di visitarne una mettermici davanti e togliermi le scarpe per vedere che succede.

E poi sarà il caso, ma ieri non ho fatto la mia passeggiata pomeridiana con Dharma, non ho tolto le scarpe. Ed oggi scrivo cose depresse e mi sento giù di morale.

Invece voglio sentirmi elettricità. Voglio essere là dove il tizio ha fatto la foto che ha vinto il premio, tempesta di fulmini durante un'eruzione vulcanica, altro che depressione!

Acqua, fango, cose e Lei

Written by:Aryaqua
Published on October 15th, 2014 @ 15:52:22 , using 1401 words, 2169 views
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Io credo che le polemiche siano inutili. L'unica cosa da fare, sensata e coerente, è chinare il capo di fronte all'evidenza, e chiedere perdono. Tutti, dobbiamo chiedere scusa.

Di una cosa mi son resa conto oggi, passando tra le campagne martoriate e trasformate in paludi limacciose, con le colture distrutte, gli animali fuggiti o morti, pensando poi alle immagini di questi giorni, per pura casualità (?) tutte zone in cui ho vissuto o lavorato. Mi son resa conto che siamo infinitamente piccoli davanti a Lei. Non c'è cattiveria o vendetta in tutto ciò, Lei semplicemente è. Direi una balla se raccontassi che mi dispiace per quello che è successo. C'è chi ha perso macchinari da 200mila euro! Nel 2011 qualcuno a Genova ha perso la vita. A questo giro si son perse cose, tante cose. Lunedì sono tornata a casa dopo aver circumnavigato mezzo globo per scavalcare la zona di piena del torrente Grue che ha devastato Garbagna. L'acqua è arrivata a una ventina di metri dalla casa in cui abito, provocando danni importanti a tutto ciò che c'era prima di noi fortunelli (concessionarie, industrie, un paio di strip club, capannoni, campi appena arati e seminati). Ma a me semplicemente affascinava vedere quella marea allargarsi sulla statale, a formare un unico immenso lago da Pontecurone a Tortona. E poi ho visto lei. Una delle "mie" piccole, una povera nutria morta ammazzata sul ciglio della strada, uno spettacolo molto brutto, perché l'impulso era quello di chinarmi a darle un'ultima carezza, sconosciuta carezza umana, che sarebbe stato il mio modo di chiederle perdono, in una mia personale intima convinzione che così avrebbe riposato meglio, ma non vi era in lei nessuna parte integra, era stata brutalmente schiacciata, sicuramente da un veicolo, mentre lei cercava di mettersi al riparo. Questa è stata la mia perdita dolorosa, lei ed il pensiero che tutte le mie piccole fossero morte affogate dalla piena. Ma l'indomani mattina, con la statale ancora chiusa, ho esplorato con Dharma gli argini di questo nuovo e inaspettato lago, e lì le ho viste, orme nel fango, due tracce distinte ed inconfondibili proprio dove c'era la tana. Sono ancora vive. Alcune di loro ce l'hanno fatta, e mi si è scaldato il cuore.

Stamattina ho guardato giù, verso un piccolo e pacifico torrentello di pianura, ancora marroncino ma per nulla minaccioso, ed ho pensato a Lei. Che non ci odia, no di certo, ma non si interroga circa i nostri problemi, i nostri averi, le nostre cose, e nemmeno sulle nostre vite. Lei ad un certo punto esiste, e questo sta diventando chiaro a chiunque. Esiste e si riprende ciò che è suo (ciò che è mio, nostro, di tutti!), riprende e ripristina, ridistribuisce, muore una nutria, muore un bambino, l'equilibrio che va cercando passa sopra all'individuo, dorme per decenni e d'improvviso arriva a ricordarci che un torrente non si può asfaltare, che semplicemente non si può ignorare la sua esistenza per ingordigia unicamente umana.

E' Madre Natura, o Gaia, o Eywa come mi diverto a chiamarla io, adesso che la sento e la ascolto attraverso la pelle e il respiro ogni giorno. Siamo di passaggio e questa vita è solo in prestito, non ha senso lottare contro chi ci ha generato, chi ci nutre, chi ci permette di esistere. Dobbiamo fonderci con tutto ciò per essere completi. Non capire, ma accettare.

Che poi da quando ho imparato come ascoltare non ho più nulla da capire.

Ed io la amo, profondamente, totalmente (e voglio essere sempre con Lei).

Ma io lo so, oh assidui lettori (ma voi siete fuoooori) che volete sapere altro, oltre alle mie elucubrazioni profonde. La scorsa settimana avevo detto che avrei fatto cose. VISTO cose. Infatti è così, fatte e viste. Il tempo non è stato clemente, neanche un po', ma in un certo senso è quasi meglio vedere le cose nel loro momento peggiore. Martedì sono andata a visionare due casette a Casalnoceto, anzi, in realtà si tratta di una frazione fuori Casalnoceto, un posto bellissimo con poche anime, con un panorama che immagino sia favoloso, quando non c'è la nebbia (...). La casa che mi interessava di più è meglio di quanto pensassi, bella, grande, solo che appunto si tratta di un magazzino, non c'è l'acqua e i lavori più costosi sono sicuramente fare l'allacciamento alla fogna e richiedere il cambio di destinazione d'uso. I circa 60mq di cortile sarebbero l'ideale per tenerci un paio di canuzzi, il tutto è già circondato da mura, vista libera, nessun disturbo a vicini perché tali mura delimitano orti. Insomma, peccato per la menosità burocratica, altrimenti 15mila euro potrebbero risultare spesi non benissimo, ma di più. Solo che io ho urgenza, e sono pigra, e non voglio intraprendere un percorso infinito per poter vivere in casa mia.

Tutt'altra storia giovedì pomeriggio, che attendevo direttamente la padrona di casa sulla strada per Berzano. Mi si affianca una mercedes classe A, tizia piuttosto in carne, giovane e sorridente, mi dice di seguirla, e così la inseguo giù per le stradine, nel bel mezzo del nulla più assoluto. Arriviamo in questa frazioncina sotto il comune di Viguzzolo, la casetta in questione, come sospettavo, è quella in mezzo ad altre due. A sinistra c'è un'anziana signora che però viene solo nei fine settimana. A destra una coppia sulla 50ina che ci abita in pianta stabile. Erano nel loro cortile sul retro, la padrona di casa li ha salutati. Un cucciolotto identico alla mia Zoe da piccola è sopraggiunto abbaiando alla rete. "E lui? E' nuovo??" "Sì ce l'hanno portato l'altro giorno. Ci hanno chiamati dal canile di andarlo a prendere, era da un po' che aspettavamo" "Ah che bello... Anch'io ne ho tre, tutti presi in canile" ed io lì ad ascoltare, mentre faccio versacci al nanerottolo zoesco. Le coincidenze, per chi le chiama tali.

Apre la porta di casetta. Dentro è tutto vuoto, lasciato andare da tempo, lo vedo. L'intonaco si scrosta e vien giù a pezzettoni. C'è solo un vecchio lavandino nel sottoscala. La prima stanza all'ingresso è discretamente grande. La seconda è simile, e da lì c'è l'accesso al retro. Al piano di sopra altre due stanze ed il bagno, in discrete condizioni. Nonostante siano le 6 di sera ed il tempo faccia schifo c'è molta luce. Il tetto è stato rifatto da poco, non ci sono infiltrazioni. Poi lei mi dice che è geometra, allora le chiedo due cose sui lavori da fare, mi dice che a parte una grattata ai muri e l'impianto elettrico da rifare, per il resto non c'è altro. Ah, c'è anche la cantina con l'accesso dall'esterno. In tutto sono 116mq di casa, suppongo ripartiti 50 per piano, e i 16 che avanzano di cantina. Andiamo sul retro. Appena fuori dalla porta posteriore lo spazio antistante è si di proprietà, ma è anche servitù di passaggio per il cortile della vecchia della casa a sinistra. Che però, appunto, non c'è quasi mai. Tre o quattro metri più avanti c'è il giardino, tutto recintato, con il forno in muratura, e una decina di metri più in là il rustico. Quello sì che è da ristrutturare... ma può aspettare, sperando che non cadano i coppi in testa a qualcuno. Dietro al rustico, a perdersi verso l'orizzonte, c'è il terreno non cintato, 350 metri quadrati, che non sono tantissimi, ma direi che nessuno potrà mai lamentarsi se sforerò via di là passeggiando coi miei pelosi.

Non è esattamente come immaginavo, ma può andare. Non è perfetta, ma è bella. Ha molte potenzialità. Il prezzo è trattabile, mi par di capire addirittura trattabilissimo, e include una consulenza professionale in qualità di geometra. Io sto aspettando la mia busta paga di settembre per prendere appuntamento con la banca. Quando avrò risposta circa la possibilità di chiedere un mutuo deciderò cosa fare. Se mi fa paura? Sì, altroché. 15, 20 anni di rate. Cioè che quando avrò quasi 60 anni sarò ancora qui. Ma mi ci vedi? Brrrr. Eppure da qualche parte devo stare, qui o altrove. E poi le cose sono solo cose. Finché potrò, finché vorrò, starò qui e pagherò. Se un giorno le cose dovessero cambiare potrò sempre andarmene.

La vita è una. Non posso perdere tempo a pensare a queste stronzate. Come dicevo prima, io voglio pensare a Lei, voglio amare, starci il più possibile, qui o all'altro capo del mondo, purché ci sia terra sotto, cielo sopra, e verde nel mezzo. E tanto, tanto, tanto pelo da abbracciare.

Riaprendo il cassetto

Written by:Aryaqua
Published on October 7th, 2014 @ 09:55:17 , using 584 words, 2284 views
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Ci si perde in così poco...

Si finisce per accontentarsi. Di un lavoro che non ci piace, di una relazione senza futuro, di avere amici solo su faceboox. E si sbiadiscono i sogni.

Proprio ieri pensavo (eccheccazzo direte voi assidui lettori, ma questa pensa sempre? Sì, è la mia croce, ma dai che poi vi divertite a leggere le mie minkiate!) alle varie massime filosofiche di cui mi sto riempiendo la testa e i social di questi tempi, riguardo il realizzarsi, il trovare la strada. Il vero problema della mia non realizzazione è che io non so che diavolo voglio fare da grande. Non posso realizzare ciò che devo essere veramente perché di fatto non ho la più pallida idea a riguardo.

Ho sempre avuto un unico desiderio, piccolo, ma chiaro, che mi ha accompagnata in questi ultimi anni in cui le ho provate un po' tutte. Mi ero distratta e me ne ero quasi completamente dimenticata.

Cercavo casa, cerco casa, è la priorità, prima cercavo lavoro, ho trovato lavoro, cazzate, semiserio, ora finalmente serio e definitivo. Il budget per la casa si è alzato (ma non volevo affittarla??) e adesso posso sperare addirittura di chiedere un mutuo, ma comunque cerco soluzioni massimo a quattro zeri. Stamattina suona il telefono, è lei, la signora che ha messo l'annuncio per la casa che mi piace tanto (forse, e chi l'ha vista? ma dalla descrizione potrebbe essere quella giusta per me). Andrò a vederla giovedì. Casa, rustico, terreno, quanto non si sa. Ma c'è, e la zona sembra tranquilla, un po' fuori dal mondo, come piace a me. Mi son trovata a fare i conti con la realtà, ovvero che questa chiede 60.000 euro (trattabili? Boh...), una piccola somma racimolata nell'ultimo anno di letturista e cazzara, un lavoro finalmente fisso con cui presumo potrei arrivare ai 1200 euro al mese e qualche extra con quel che riesco ancora a fare come mistery shopper. Ho passato la mattinata a pensare a come fare per poter tirar su qualcos'altro, del tipo ok compro casa (se mi danno il mutuo) ma senza morire di fame e senza essere costretta a non muovermi mai più da qui -oRoreeee-

E come d'incanto mi è tornato in mente il mio piccolo sogno nel piccolo cassettino del cuore, l'unica cosa che davvero mi è rimasta come desiderio costante. Dicevo, le ho provate tutte. Le ho anche pensate tutte. Alla fine quello che mi riesce meglio è prendermi cura degli animali, parlare con loro, che però non è un lavoro. Ma si sa, occuparmi di loro, di quelli di qualcun'altro, quello sì che lo è, o per lo meno è un'attività retribuita. Cioè io sto andando a vedere una casa con un rustico attaccato e del terreno, dove sarebbe andato a finire il mio imperituro progetto di realizzare una piccola pensione per cani e gatti? Ai gatti in realtà ci ho sempre pensato ma mai approfondendo, ieri ho visitato il sito di una pensione seria con box e mille confort felini, ed ho capito che potrei fare qualcosa di simile e che sarebbe bellissimo. Continuando a lavorare felicemente qui.

Ero talmente concentrata sul "me ne devo andare via di qui" che mi ero del tutto scordata che la mia ricerca era sì di un posto nel verde, ma non solo per me ed i miei cani. Mi si è riacceso l'entusiasmo. Si è accesa anche qualche ideuzza. Ora ci vuole un po' di calma per andare a visionare le casa, due oggi, quella giovedì. Qualcosa succederà.

Dipingo

Written by:Aryaqua
Published on October 3rd, 2014 @ 16:39:08 , using 556 words, 1044 views
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Dipingo a dita aperte su immensi fogli bianchi coi colori dell'autunno. Dipingo con le parole, perché è così che so fare.

Stare scalza è diventata una necessità quotidiana al pari di respirare. Se non lo faccio per qualche motivo mi sento male, mi sento che mi manca qualcosa. Ieri pomeriggio il sole era meraviglioso, l'asfalto tiepido, l'erba fresca. A metà strada abbiamo incontrato una bellissima femmina di fagiano. Era a due metri da me, si è rifugiata tra i cespugli. Le ho detto ciao. Scappa. Scappa da me e da quelli come me. Un po' triste ho proseguito fin dove la strada finisce, finisce l'asfalto. Comincia la terra. Ci siamo spinte nella campagna, io e Dharma. Ascoltavo le parole cadere dagli alberi in foglie appena secche. Una magnifica betulla a sinistra, e in lontananza un campo seminato dal cui verde scuro spuntavano macchie giallo-arancio di enormi zucche succulente. Più avanti un noce. Era così bello che non ho saputo resistere, ho dovuto abbracciarlo, sentire il profumo della sua corteccia, sentirlo a contatto con la pelle. Esiste anche la terapia dell'abbracciare gli alberi, non so che effetto possa fare agli altri, io li abbraccio da quando sono piccola. Gli alberi mi hanno sempre accolta tra i loro rami, sotto alle loro chiome. Forse è anche un po' per questo che sono così forte.

Magno cum Robore Quercus Ingentes Otendet Ramos

E' inciso sullo stemma di Rovereto. Forte come una quercia. Distendo i rami al cielo. Abbraccio gli alberi. Mentre abbracciavo il giovane noce sospirando di felicità una minilepre è sbucata dal cespuglio ai miei piedi, correndo di malavoglia verso l'aperta campagna. Intuendo senza dubbio che né io né Dharma eravamo intenzionate a farle alcunché. Camminando su alcune sterpaglie ho preso in pieno un paio di enormi semi spinosi che mi si sono conficcati ben bene nell'incavo del piede. Ho detto un "ai" sottovoce e in equilibrio sul piede buono mi son tolta le spine, apprezzando il soffice terriccio poco oltre. Ho trovato un euro. Una moneta nel mezzo di un campo nel nulla. Ho respirato sole. Dharma è felice come non l'ho mai vista prima. Dharma è me, io sono lei, lo specchio dell'anima al di fuori di me, una creatura bianca e delicata. Abbiamo gli stessi pensieri e gli stessi desideri.

Non mi ero mai accorta di quanta bellezza ci fosse attorno a me. Ovunque. Ora che la vedo la colgo in ogni istante, sarà anche per questo che ho ricominciato a sognare.

Martedì vedrò due case, di cui in realtà me ne interessa veramente solo una. Costa pochissimo, ma perché è un magazzino da convertire in abitazione. Per l'altra che si trova nel luogo incantato non mi ha ancora contattato la proprietaria, chissà, speriamo. A conti fatti, anche se la differenza tra le due soluzioni in termini economici è importante, andrei a spendere più o meno uguale, tra lavori e volture da una parte e ristrutturazione dall'altra. Con la differenza che in quella che costa di più potrei andarci a stare subito, per quanto da ristrutturare non è pericolante, nell'altra invece non c'è neanche un rubinetto e dovrei aspettare ancora (mesi mesi mesi...). Ma riesco a visualizzarmi in entrambe. Sono forte, posso aspettare. Posso anche accettare un rifiuto, o un silenzio. In qualche modo me la cavo sempre. In qualche modo, alla fine, vinco io.

In inizio d'autunno

Written by:Aryaqua
Published on October 2nd, 2014 @ 16:44:32 , using 1024 words, 908 views
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L'autunno è arrivato per me. Lo sento come se fosse la prima volta. Mi chiedo spesso se l'anno scorso, o l'anno prima, o quello prima ancora, fossi mai uscita di casa scalza. Perché non ricordo del liscio delle foglie gialle sotto ai piedi, sensazione che mi riempie il cuore ogni giorno. Un pomeriggio la passeggiata è stata sulla stradina umida di pioggia. L'odore è buonissimo. Mi mancava la pioggia (sì che l'estate ha fatto schifo, ma piovere no, piovere mai a Tortona, e la prova è Dharma che appariva grigia da mesi e adesso è bianca!). Tutto quello che ho intorno non mi tocca più, non mi fa più male, al limite può infastidirmi, ma mi sposto un pochino più in là e passa tutto subito.

Metti addosso il sorriso più bello che hai e vai a vivere!

L'ho trovato su fb, non so di chi sia la frase, ma me lo ripeto ogni giorno.

Sto ringiovanendo. Mi leggo in volto nuove saggezze e fili di serenità. Mi vedo bella, e lo sono. Ho iniziato a fare luce. Ho ricominciato a fare sogni la notte, sogni che mi ricordo al mattino. Sogno spesso Aedan. Sento l'odore della terra. Sento che da qualche parte qui vicino c'è casa, sento che sto per trovarla, mi sta aspettando.

Non saprei spiegare come sia successo, pare che una mattina mi sia svegliata pensando "sono stufa di essere triste e depressa" e così ho iniziato a non esserlo più. Al massimo mi capita di essere stanca o affaticata, o anche dolorante, ma non mi capita da tempo di sentirmi depressa o inutile. Certo, le prospettive future mi spaventano, ma meno di prima. Non ho ancora deciso se iscrivermi all'università, un giorno cerco casa in affitto, un altro la cerco in vendita, mi dico che voglio stare da sola, ma poi mi sento in colpa e mi sembra che non sia poi male stare con Franco (ma si può pensare di stare con qualcuno che "non è poi così male" dico io??)

Scrivo come se vivessi in una specie di romanzo, me ne rendo conto. Ma è proprio così in effetti. Le cose materiali che mi circondano a volte perdono d'importanza e l'unico momento che resta scolpito nel mio orizzonte conscio è quella foglia liscia e gialla sotto il mio avampiede sinistro, e sotto ancora il ruvido e freddo asfalto delle 7.50 di mattina. Si imprime solo la striscia blu di cielo pomeridiano che mi fa dimenticare che sono chiusa in ufficio ancora per un'ora, e che stamattina c'era grigio e nebbia.

Ok, intorno cos'ho oltre a questo? L'ufficio. E una proposta indecente. Uno dei capi mi ha detto che qualora trovassi luoghi e modi che mi dovessero aggradare è disposto ad aprire, tramite la cooperativa che di fatto mi ha assunta, un negozio di articoli per animali/toelettatura/laqualsivogliaaggradiArianna in cui la cooperativa affitta e mette in piedi la cosa, io gestisco e lavoro. Senza dubbio più stimolante che fare le buste paga (al momento non sto facendo nemmeno quelle, anzi, non sto facendo niente di niente da giorni e mi pesa). Che dire. Terrificante. Ma mi piacerebbe provarci, appena avrò capito da che parte sto girata.

Oggi ho mandato via mail per prenotare, se possibile, visite a tre diversi immobili. In vendita. Uno dei tre è in un posto meraviglioso, o per lo meno così pare da google maps, sono stata lì vicino giusto una settimana fa, per la mia cena di compleanno. Un caso? ahahahah e chi ci crede più al caso.

Per chi se lo stesse chiedendo... Il mio 25 settembre è andato bene. Ho fatto quel che dicevo di voler fare. E sono stata sorpresa da telefonate inaspettate e auguri sinceri. Mi ha telefonato la mia amica Roxana dalla Germania. E' come se ci fossimo salutate ieri, e invece era il 4 aprile 2007, che ho lasciato, piangendo, Dublino. Siamo cresciute un po'. Lei si è laureata e lavora nel sociale, io finalmente faccio la segretaria. Ho appena finito di pagare le rate della mia i10, lei si è appena comprata un'Audi. Io sono ferma in una situazione strana. Lei è single da due anni e sta bene e sta girando il mondo. Siamo le scelte che facciamo. A me mancava il lavoro, quello che ora ho, a fare da sostrato per le scelte future importanti e determinanti. Ma torniamo al 25. Ho chiamato Maria. Ho chiamato Giulia. Ho chiamato Roberta che però non poteva rispondere perché era ad una conferenza sulle tartarughe così abbiamo wazzappato un po'. Sono stata felice. Franco ha fatto di tutto, ma davvero con impegno, per rovinarmi la giornata, incolpandomi di mille inezie, facendomi pesare cose assurde. Ed io non ho ceduto. Siamo andati in questo ristorante super dove ho mangiato un antipasto di crostini e patè di olive e capperi, una vellutata di zucca al curry, risotto ai funghi porcini e sorbetto al limone con candelina e coro "Tanti auguri" più spumante in omaggio. Sì bè, i proprietari del locale si sono sposati a luglio e i fiori per la chiesa e la macchina e la vespa e buquet li hanno presi da Franco. Niente mi ha scalfita quel giorno, per più di un istante. Voglio che sia così sempre. Non devo diventare impermeabile alle cose, devo semplicemente fare in modo che non mi facciano del male. Ci ho impiegato anni per interiorizzare la lezione. Io da brava 4 sono eccessivamente preoccupata di quel che gli altri pensano di me. Il saggio dice che le offese sono come una busta chiusa. Una busta di cui non si conosce il contenuto. Se la busta resta chiusa non accade nulla, se viene aperta potrebbe farci male. Quindi basta scegliere di non aprirla. Ci ho messo anni perché mi chiedevo: sì, bè, ma la curiosità? Come si può avere una busta tra le mani e non essere rosi dalla voglia di sapere cosa c'è dentro? Infondo è una domanda sciocca. La busta è il giudizio degli altri. E ciò che gli altri pensano di me è affar loro. Non mi interessano più le buste. Sono una persona libera. E, da quando ho lasciato perdere inutili curiosità, anche molto più felice.

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