E aspettiamo

Written by:Aryaqua
Published on January 27th, 2015 @ 23:06:05 , using 715 words, 26 views
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Chissà se qualcuno aspetta me tanto quanto sto aspettando io.

Mi sento sola. Endemicamente sola. Sola nel nulla... dispersa nelle vastità delle pianure all'imbrunire. Ho finito di lavorare tardi e sono uscita che il sole era già tramontato. Siamo arrivate alla fine della stradina che era quasi buio. Quasi. Da tanti giorni non tolgo stivali calze calzini. E... può darsi che sia per quello, che sto così. Un minimo di contatto però ci vuole. Mi ci vuole. Scelgo il posticino solito, ok non mi levo le calzature, ma almeno mi sdraio. Ho caldo, ed oggi è stata una giornata gelida. Ma ho sempre caldo. Mi sdraio a terra, o meglio mi butto al suolo. Guardo in su, la luna velata, il profilo di Dharma accorsa accanto a me a reclamare grattini sul petto, l'orizzonte limpido che sfuma dal rosso scuro al viola al nero. Giove ed i suoi satelliti che spiccano al centro dell'ovest. La testa piegata di lato. La prospettiva da sotto in su. Arianna sotto ad una cupola. Il cielo. L'umanità col suo caos e i suoi rumori via di là, lontana. Qui tutto arriva ovattato. Potrei dormire ora così, con gli occhi che mi si socchiudono sulla linea irreale dell'orizzonte, una mano nuda a contatto con la terra e l'erba gelata, l'altra affondata nel pelo candido del mio cane, il freddo del suolo che si fa strada tra gli strati di maglie e cappotti e la nuvola di vapore che mi si condensa davanti ad ogni respiro. Quando morirò non sarà poi tanto male stare così, nella terra, ancora.
Ogni giorno quel poco che costruisco mi si sgretola tra le mani. Ogni speranza, ogni progetto, ogni sogno. Non mi deprimo perché riesco a trovare sempre un motivo per essere felice e grata, no, non mi deprimo, ma non posso neanche nascondere la realtà. Perché alzare lo sguardo da terra, aprire gli occhi, mi permette ora di essere più forte e determinata, mi permette il cambiamento che è in atto in ogni momento e che mi sta trasformando, ma mi dà piena visione di me stessa per quella che sono realmente. Forte. Testarda. Speranzosa. E... grande. Non come dimensioni, né come "spirito", grande proprio... di età. Non vecchia, ci mancherebbe. Ma non più ragazzina, né ragazza. Ho i capelli bianchi, sempre di più. Ho le rughe. A volte persino le occhiaie. Sono invecchiata all'improvviso. Solo perché avevo abilmente nascosto a me stessa il tempo che passa. Stare con qualcuno di un bel po' più grande di me mi ha sempre fatta percepire come giovane. Più giovane. Ovvio, normale. Certo non guardo la carta d'identità, ma adesso mi trovo a specchiarmi negli occhi di un'altra persona, stavolta di un po' più giovane di me. In cui mi riconosco di più. In cui mi rivedo. E vedo che dopo i 30 anni iniziano i capelli bianchi. Trovarmi a guardare qualcuno più vicino a me mi ha messo davanti a me stessa. Non che abbia paura, ci mancherebbe. Ma devo smettere di nascondermi. Sono grande ormai. E questo "grande" mi fa cambiare prospettiva. Le cose restano uguali, come un paesaggio padano che sfuma nel buio dopo il tramonto. Ma visto da terra, con la testa piegata di lato. Non posso più aspettare, temporeggiare. Non posso. Per questo ogni sogno in frantumi mi provoca profonde ferite nelle mani. Eppure, pur soffrendo, questi cocci li voglio stringere forte. Raccogliere le briciole e ricostruire le speranze, per poi vederle distrutte domani, ancora. E ancora ricostruire. Sembra che il mio sangue non debba esaurirsi mai. Il dolore aumenta, ma così la mia sopportazione. 
Il lavoro, sempre lui ovviamente. Questi fantomatici "paesi in più" non si vedono ancora, quindi brutte notizie per me. Tizio prosegue la mutua fino a fine gennaio... Poi ti manderei un paio di settimane a Genova per il gas. Ok. Comodi tuoi, ok. Ho i miei intrallazzi anche a Genova e mi sta bene. Ma poi? tendo la mano per acchiappare qualcosa e un attimo dopo quel qualcosa si sposta di un chilometro, sfugge, svanisce. Eppure sono qui. In piedi. Che aspetto, curiosa, di vedere cosa succederà domani. Chi incontrerò. Chi stringerò... chi mi stringerà. 
E' perché sto cambiando. Non sono la stessa Arianna di ieri. E domani sarò ancora più forte di oggi. E riuscirò anche stavolta.

Dormire?

Written by:Aryaqua
Published on January 25th, 2015 @ 01:59:01 , using 816 words, 68 views
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Ary ma tu quando è che vai a dormire?

Quando ho finito. Finito di fare ciò che devo.

Sopravvivere ad un sabato sera immersa in una vita che non è certo la mia... ma che è ciò in cui sono al momento. Una cena a casa di cugino di lui con totale di 5 bambini, 3 adulti e una Arianna. Mestrua al giorno 1. Dolori atroci e fastidio verso il genere umano... specie verso questi piccoli scassacazzi urlanti. Ma anche verso gli altri umani presenti. Ridere per via della compagna ucraina del cugino veneto-calabro che però parla con accento napoletano quando si incazza. Stare piegata in due dal mal di pancia buttata male contro il termosifone per poi trascinarmi in salotto e battere tutti alla wii - just dance - ballando come Lady Gaga in Applause (dismenorrea desaparecida in quel frangente), pubblico tra i 7 e i 12 anni. Mimetizzarmi con loro sul superdivano, tutti a smanettare sugli smartphone. Una bimba che mi scambia per un attimo per suo fratello (avevo su il cappuccio). Sopportare le cazzate dei grandi, sopportarle meno dell'insopportabilità dei bambini. Guardarmi pure un pezzo di Sex and The City. Quando però ha messo la De Filippi ho iniziato a tirare calci nei garretti a Frenk per andarcene. Ho montato il mio nuovo PC usato, 128,99 euri cabinetmonitortastieramouse arrivato ieri. In realtà l'ho montato ieri e sistemato oggi, con acquisto chiavetta per leggermi il segnale wi-fi (mica lo aspevo che il PC non si connette in automatico come tablet e smartphone). Ho la tastiera, di nuovo la tastiera sotto alle dita! Scrivo velocissima e sono felice. Ho tre chat aperte e ne vorrei altre. Sono tornata a casa con le ovaie sfrante dentro e fuori, col fastidio e lo scazzo e un po' di pessimismo cosmico, col cuore a brandelli per frasi a metà sulla chat di messenger che non mi va più da cell, con questo cuore gonfio di patimenti perché diciamocelo, è tanto tanto bello patire un po' le pene d'amore, sperando che sia amore, ma infondo fregandomene di cosa sia in realtà, perché qualsiasi sia la definizione per me quel che conta è quello che mi fa. Fa male fa bene fa male... fa bene. Eh, cazzo, sono viva! Vuoi mettere? E strisciando arrivo e la mia cana grassa mi salta attorno felice, la stringo, la bacio, si divincola, è energia pura e canina, mi contagia di felicità e no, non voglio che la porti fuori tu (successo due volte in due anni), ok sto male ma la mia Monchia la porto io. E mentre mi aggiungo un ulteriore strato di magliegiacchebraghestivalo Fede mi guarda e me lo chiede. Ary ma tu quando è che vai a dormire?

Quando ho fatto tutto questo. Quando ho chattato con almeno due amici e due amanti (o aspiranti tali). Quando ho riso via il lenzuolino di tristezza. Quando ho ricordato che sono viva per me e con me, qualdo ho visto le stelle sempre là al loro posto, eppur sempre diverse e in movimento. Quando ho infilato pettorina e guinzaglio al mio cane e aperto la porta per immergermi nel gelido inverno. E lì... capire. Io non porto fuori il cane. Io scrivo mentre cammino. Non qui al computer, non davanti alla tv, non chiusa in un locale. Io scrivo quando esco e mi immergo nel mondo. Quando torno qui e mi siedo alla tastiera semplicemente cerco di ricordare i pensieri, ma essi nascono là fuori, in continuazione, sempre. Potrei scrivere un libro a settimana se potessi scrivere i pensieri mentre li penso, così, per strada. *Dovrei scrivere un libro a settimana. Dovrei scrivere, davvero. Ed ogni giorno scriverei qualcosa di nuovo e di diverso. Ogni giorno, ora, scriverei comunque qualcosa di bello. Il mio lutto è finito. Io sono altro da questo. Io sono altrove. Mancano solo due cose, un po' più di sicurezza e un po' più di coraggio, e poi farlo. Liberarmi, e stavolta davvero, e stavolta per sempre. Vivere in un mondo che mi farà sempre e comunque del male. Ma sarà un male che accetterò di buon grado, sarà un male che mi farà cresere, vivere, progredire. Come guardarmi allo specchio poco fa e vedermi forte. Ogni giorno di più.

Dharma è appallottolata in cuccia che dorme. L'ho baciata teneramente, come ogni sera. Ho guardato un video musicale che... sarà per me? non sarà per me? tanto non me lo dici. Però capita spesso di vederci, adesso. E mi capita di essere felice per me, senza il pensiero di nessuno. Sì. Anche per oggi ho fatto tutto, ora che mi sento il sorriso addosso e la primavera dentro. Ora anch'io posso aprire il cassettino dei ricordi (non più dei sogni), agguantare il primo che capita lì in cima, come acchiappare un paio di calzini al buio, e stringerlo a me e addormentarmici. Nel dolce ricordo, non nel calzino. Sì. Sono decisamente felice, anche stasera. Buonanotte mondo.

Sognare forte

Written by:Aryaqua
Published on January 18th, 2015 @ 16:07:41 , using 282 words, 245 views
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Quel che so fare meglio, a parte esistere. Lo avevo detto, ma ci ho anche creduto. Vai a nanna Ary adesso, e sogna che domani ti sveglierai nel modo in cui vorrai. Ho fatto le nanne tirando a me il calore del mondo, e quando mi sono svegliata venerdì ha squillato il telefono: "Allora sei pronta? Cominci lunedì".

Questo intendo. Questo è piegare la realtà. Rivoglio il mio lavoro, eccoti il tuo lavoro. Il tuo palmare, i tuoi tombini, la tua fatica e i viaggi in auto. Forse solo i 10 giorni di sostituzione per l'infortunio di un collega. Forse molto di più. Che importa? Domattina sarò al lavoro!

Guardo un attimo da fuori le cose che succedono ed è una continua meraviglia. Mi meraviglia come sono arrivata qui. Mi meravigliano i modi. Mi meravigliano questi leggeri fili intrecciati con cura, un po' dalla vita, un po' da me. Fili delicati che non devono stringere e non si devono tendere troppo, perchè non devono soffocare nè rompersi. Ancora non do nomi alle cose, e forse non ne darò più. Non do nomi a me stessa. Do solo priorità, e la mia priorità sono io, il mio essere felice. Il mio lutto è finito. Mi sono punita abbastanza. Dietro c'è molto, ma davanti c'è di più. Posso decidere tanto, ma non tutto. Potrei morire domani. Ho fatto ciò che volevo, per oggi? Sì. Cazzo, sì! Chi è più felice di me? C'è il sole!

Una delle cose belle è vedere che anche ciò che non dipende da me sta andando bene. È come una strada in discesa, sgombra e senza ostacoli, verso i piedi della prossima montagna. Il vento ed il sole in faccia.

Il bacio (e l'amore)

Written by:Aryaqua
Published on January 15th, 2015 @ 22:20:29 , using 495 words, 153 views
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Il bacio Il bacio appena sognato in una notte di tradimenti, dove tutti consumano amplessi che non hanno profumo, il tuo bacio febbricitante, il candore delle tue labbra, somiglia alla mia porta che non riesco ad aprire. Il bacio è come una vela, fa fuggire lontano gli amanti, un amore che non ti gela che ti dà mille duemila istanti. Ho cercato di ricordare che potevi tornare indietro, ma ahimè il tuo bacio è diventato simile a un vetro. Io come un animale mi rifugio nel bosco per non lasciare ovunque il mio candido pelo. Il pelo della mia anima è così bianco e così delicato che persino un coniglio ne trema. Tu mi domandi quanti amanti ho avuto e come mi hanno scoperto. Io ti dico che ognuno scopre la luce e ognuno sente la sua paura, ma la mia parte più pura è stata il bacio. Io tornerei sui monti d’Abruzzo, dove non sono mai stata. Ma se mi domandano dove traggono origine i miei versi, io rispondo: mi basta un’immersione nell’anima e vedo l’universo. Tutti mi guardano con occhi spietati, non conoscono i nomi delle mie scritte sui muri e non sanno che sono firme degli angeli per celebrare le lacrime che ho versato per te. (da "Rasoi di Seta" Alda Merini) Che presumibilmente si fumava le stesse cose che mi fumo io nei boschi. Che bella è questa poesia? Mi descrive alla perfezione, a parte che non sono così terribilmente sfranta d'amore. Se non l'amore per la vita.

Bene. E adesso? La priorità. Cos'è la priorità di Arianna? Io sono la mia priorità. Mi sono serviti alcuni istanti per riprendermi. Schiantare fantasia e realtà provoca shock mica da ridere. (Ma le cose a cui rinuncio a vivere restano ricordi mancati. I ricordi mancati sono tristi. Diventano rimpianti. Ed io invece voglio ricordi... Che sono belli). È un po' come scalare una montagna che credevo insormontabile. Perché ancora non mi fido di me. E invece... Guardami. Sono in cima. In vetta. Felice e leggera, con tutti questi tagli nelle mani e nei piedi. La vista da quassù è meravigliosa. Tanta fatica... Ed eccomi qui.

E adesso tocca a me. Lavoro. Casa. Io. Chissà se posso curvare verso di qua anche questo. Ora ci provo. Vediamo che sogni mi porta la notte. Quelli che ho fatto finora si sono avverati, così come li ho fatti. Non immaginati... Proprio sognati. Ora devo pensare al resto. Sognare il resto. Discendere il versante opposto e scalare una parete piatta. Difficile. Senza appigli. Impossibile. E quando arriverò anche lassù lo scriverò. Lassù sarà alto. Freddo. Lassù ci sarà il nulla. Il salto nel vuoto. Il mio salto.

Ora vado a nanna. Vado a sognarlo. Vado a immaginarlo. Mi preparo a viverlo.

(Amore... È solo amore, niente di più. È l'unica cosa che conta. È l'unica cosa che ha un senso. Che dà senso. È l'unica cosa per cui valga la pena. E... Ne vale la pena. Davvero.)

Parentesi

Written by:Aryaqua
Published on January 15th, 2015 @ 00:40:45 , using 677 words, 135 views
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La malattia di stare qui si chiama casa. Voglio un posto dove andare, dove tornare, un posto dove ho per me un letto, non un divano. Dove qualcuno mi accoglie con amore, che sia scodinzolando, fusando, o abbracciando. O tutte le cose assieme. Voglio sentire quel calore. L'odore della stufa, delle bucce di mandarini, dei pavimenti lavati non troppo spesso.

E poi c'era un posto fuori da ogni luogo e fuori dal tempo. Sì forse era un'altra parentesi che ho aperto. No non era casa, non c'era il pensiero di casa, ma c'era un rumore di fondo che un po' la ricordava. Come le fusa di un gatto nel mio dormiveglia. Come il calore, nonostante il freddo. C'era freddo, ma non l'abbiamo sentito. Era per via della parentesi. Nelle parentesi c'è sempre calore. Per lo meno nelle mie.

I, I've got a little piece of you

And it's just like woo-hoo

Mi fa ridere, mi diverte. È tutto un po' imperlato di leggerezza e felicità. Ah ma non manca il resto. Paura, timore, dolore. Sì, anche quello... Del resto come può mancare, proprio lui, adesso? Le parentesi servono per fare da parentesi, ma parte di quel che vi succede scivola fuori da un angolino lì in basso. Ci segue. Mi segue. Vivo al di fuori ma quando guardo il grigiore di giornate vuote in attesa di risposte dagli altri conservo il riflesso della luce e dei colori dietro agli occhi. E tutto il mondo diventa luminoso e cangiante. Sorrido, pur con le spine nel cuore. Perché anche il sangue è di un rosso vivo e brillante.

E ballo... Ballo da sola, ballo nel sole. E nella luna, sotto le stelle, nella neve. Giro su me stessa e la terra gira con me. A volte ho l'illusione di essere umana, ma poco dopo mi rendo conto che non è così. O forse, vista da una prospettiva diversa, forse sono davvero umana, è l'umanità che si è svuotata di significati, di valori, di calore. È tutto un cliché, in tutto. Persino... Persino in quel che si crede sia ancora calore, mentre ciò che è rimasto è solo un pallido spettro che vagamente lo ricorda. Io non inseguo gli spettri. Io cerco la luce, ne sento l'odore.

(...No... Decisamente... Non sei normale!) -sorrido-

Ho braccia forti per stringerti. Tengo tra le braccia un cucciolo ferito. Un animale spaventato. Sento la paura e il dolore. Perché sono simili ai miei. Non penso troppo, perché alcune cose non vanno comprese, ma solo sentite, percepite. E le parole non servono a niente adesso. Siamo passati da strade diverse, attraverso stagioni diverse, con vite diverse. Ma siamo arrivati nello stesso luogo, nello stesso momento, allo stesso modo. Così ora ti posso stringere. Dove sono io non esistono cliché. E ti trascino qui, con me. E ti accorgi che non è qualcosa che ti è capitato mai, prima di me.

Ho visto i miei sogni materializzarsi sotto alle mie mani. Ho visto la realtà prendere il posto della fantasia. Sono io che riesco a piegare lo spazio e il tempo, là dove davvero lo voglio.

Non lo so dove andrò adesso, come. Ma ho qualcosa adesso, qualcosa di nuovo. Di indescrivibile.

Fa male? Certo che fa male. Fa male e fa bene. Come l'inferno che ognuno di noi attraversa ogni giorno. L'inferno è il dolore delle spine nei piedi. È il sangue che brucia e macchia la terra polverosa. L'inferno è la paura, la solitudine, l'abbandono. Ma così come la felicità è l'altra faccia del dolore, così il paradiso è indissolubilmente legato al suo opposto. Perché il paradiso sono le spine nei piedi che mi rendono più forte. È il sangue caldo che bagna e nutre la terra (...nascon fiori dove cammina...). È la paura dell'istante prima di raccogliere dal cuore l'ultima briciola di coraggio per venire lì ad abbracciarti, quella prima volta. È la solitudine in cui amo perdermi e sentire che non sarò mai sola. È l'abbandono di ogni peso, l'abbandonarmi alla vita.

Tutto questo qui e ora. Ma infinitamente più di questo.

Luce

Written by:Aryaqua
Published on January 11th, 2015 @ 22:58:10 , using 361 words, 192 views
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Guarda quante ne ho raccolte. Il mio cestino è pieno. Trabocca di luce. Si vede da fuori...lo so, si vede anche solo standomi accanto. Ho tanta luce dentro. Luce che vibra.

Ora voglio passare un po' di tempo, non molto, giusto un pochino, senza pensare troppo, senza preoccuparmi, senza fare conti. Fin qui di congetture ne avevo tirate in ballo anche troppe, affaticandomi i due neuroni rimasti, ferendomi con troppi se e troppi ma. Lo sapevo che alla fine invece bastava sedermi qui a guardare il tramonto, perchè se qualcosa di buono doveva arrivare sarebbe arrivato. Con una spintarella, sì, un aiutino da parte mia. Giusto un blink, un brillamento di luce di stelle. Tu l'hai visto?

Non so cos'è e non do nomi. So solo che è bello, fa bene. Ci sono cose talmente belle che non si possono nominare nè descrivere, perché per quanto ci si possa impegnare ed essere abili con le parole so che ne uscirebbe solo un'immagine sbiadita. Non tanto per la difficoltà nell'esprimerlo, quanto perché non sono sicura che altri oltre me che lo vivo possano capire quel che provo. E quel che provo è... Immenso. Potente. Luminoso. È il potere vibrante delle stelle in movimento. Quel che sta attorno adesso non conta. Voglio stare immersa nella luce. Voglio spiegare le ali nel vento.

Ci sono stati attimi in cui ho vacillato, in cui non trovavo un appiglio, un sostegno. Ma poi mi sono ricordata che per chi vola non servono appigli o sostegni. Devo staccarmi da tutto. Questo momento è delicato e sto facendo fatica. Devo capire. Devo stare attenta a non peggiorare la mia condizione. Mi hanno detto che sono prossima all'esplosione. È doloroso generare una stella danzante. Si deve avere l'universo dentro. Con tutto il suo caos e le sue contraddizioni, con il dolore assoluto e la felicità più intensa. Tutto assieme mescolato in un'unica Arianna. Ma quella forte, quella scalza, quella sola.

Fare luce per bruciare ciò che luce non è. Attirare a me la luce nascosta. Questo sto facendo. Cerco, fiuto, trovo. Faccio brillare. Faccio vibrare. Chiamalo come vuoi. Dopo ieri notte ho la certezza di poter fare davvero tutto.

Raccoglitrice di stelle

Written by:Aryaqua
Published on January 8th, 2015 @ 22:35:17 , using 437 words, 210 views
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Scriverescriverescrivereeeeeee!

Sono io, sono tornata, non me ne sono mai andata. Un giro assurdo. Non viaggio, non vacanza, non ferie, un giro. Non capirsi, non essere d'accordo su niente. Devo descrivere gli ultimi 4 giorni? No per carità. Quando avrò tempo e voglia farò un pezzo ironico per l'altro blog. Mettiamola così. Ho ripassato il francese. Ho visto posti nuovi ed alcuni mi hanno toccata. Altri li ho toccati io. Ho avuto conferme e smentite. Mi sono venuta dietro fin laggiù e ritorno. Ho voluto staccarmi da internet e ovviamente non ci sono riuscita. Anche se mi sono imposta di non scrivere nulla e mi sono limitata a chattare un po' la sera con qualche amico, più che altro per cercare conforto.

Sono di nuovo qui e mi sconvolgono notizie di attentati e cattiverie umane. Non faccio satira politica ma mi sento comunque parte di un unico dolore. Voglio scrivere, disegnare. Voglio poterlo fare sempre. Voglio che lo possano fare gli altri.

Scrivo di libertà io, dal profondo della mia prigione di sbarre invisibili. Parlo di volare io, con ali grandi e forti e quasi mai usate. Tutta questa paura, tutto questo dolore, inutilmente. Io sono altro. Io sono altrove. Io esisto nei venti e nel tempo che cambia, io danzo scalza nel ghiaccio e faccio girare la terra verso la primavera, io sono nel tremore dell'anima. Siamo abituati a credere che alcune cose siano impossibili. Mentre io adesso, semplicemente allungando un po' di più il braccio nel cielo terso, potrei raccogliervi le stelle. Anzi, no. Io raccolgo le stelle. Ogni notte, ogni volta che ne resto incantata. E succede sempre, ad ogni sguardo, in ogni notte serena da chè sono bambina. Ho raccolto le stelle come piccoli soli per scaldarmi nei lunghi inverni. Le tengo qui perché il mondo è un posto gelido. Che voglio cambiare. Che sto cambiando.

E brucia con la tua luce chi non riesce a capirla

È la luce delle stelle, sono i raggi del sole, sono i lampi degli occhi di un animale selvaggio. Difficile da capire tutto ciò. In questo mondo. Mondo malato che voglio e devo bruciare.

Ary ma quando te ne vai da lì? Tu che sei d'aria e d'acqua, morire stagnante non è la fine che meriti. Eppure solo io so come e quando. E la realtà si sta già curvando attorno a me. Mentre raccolgo stelle. Mentre respiro sole. Mentre faccio vibrare più forte l'anima, così che si senta, così da svegliare le altre. Così da svegliare la tua.

Non ho più tempo per la depressione. Non ho più tempo per stare male. Me lo sono promessa.

Scavo ancora

Written by:Aryaqua
Published on January 4th, 2015 @ 00:41:47 , using 534 words, 276 views
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No. Adesso non ne ho voglia di essere felice. NO! Mi metto qui imbronciata a guardare il muro, piangendo come una bambina viziata, perennemente stanca e stufa e insoddisfatta nei suoi propri desideri. Piangendo una lacrima di insoddisfazione e rabbia infantile.

Da adulta me ne resto a letto, con la coperta tirata fin sopra al naso, e anche da lì dico: NO!

E allora arrivano loro. Prima una mi strappa via la coperta e resto per un attimo sconvolta e infreddolita (si sta così bene lì sotto...), l'altro, l'orso, mi afferra una caviglia tra le fauci e mi scaraventa giù dal letto.

COSA DIAVOLO FAI???

Ehm... Ma io... Volevo solo... riposare...

Non è vero Ary, tu vuoi stare depressa a piangerti addosso, perché è da un po' che non lo fai e ti manca... Di' la verità... Ok, è vero. E' così.

Quindi chi mi conosce e lo sa mi prende a schiaffoni. Hanno ragione.

Ho un leggero raffreddore. Ciclo arrivato in leggero anticipo, quasi totalmente indolore. Ma comunque alimenta il mio status paturnioso. A volte le cose non vanno come vorrei e ciò mi rattrista. Sembra poi che tutto segua in negativo, ma lo so che è solo la mia testa che dice così, dice che mi manca la mia antica depressione e vorrebbe riviverla per un po'. Ma non è giusto. Ho ancora paura del tempo, delle incertezze.

Sei stupida perché hai smesso di vivere con leggerezza! Chissà poi perché, chissà come mai proprio oggi, mi pesa tutto così tanto che mi sembra non ci sia via d'uscita. Forse è proprio questo posto. Sono allergica a Rovereto. Infatti appena arrivata ho cominciato a starnutire e smoccolare.

E' inutile cercare chi ti completi, nessuno completa nessuno, devi essere completo da solo per essere felice. (Erich Fromm)

Quanta importanza ha una persona che riesce a farmi dimenticare, seppur per un attimo, il sorriso? In realtà non è nemmeno la persona in sè, è come sempre tutto qui, nella mia testa. E' l'idea che io mi faccio. In realtà nessuno mi sta facendo del male, anzi. Le persone di cui inizio a circondarmi, a cercare, mi vogliono bene. Lo sento, lo so. Sono io l'unica che ancora, ogni tanto, si odia, si mette alla prova facendosi inutilmente del male.

Per me il sabato è un giorno come un altro...

Anche per me non è tanto differente

Ma magari tu hai una vita

Ci provo

Io invece ho solo un sacco di parentesi vuote

[...]

Apro le parentesi con le dita, le apro, le chiudo, e alle volte ci capito nel mezzo e le vivo per un'ora, un pomeriggio. Proprio parentesi. Un po' sto cercando di scegliere quale potrebbe diventare la mia vita vera. Quando vengo qui si rimescolano le carte. Le montagne alte mi opprimono. Le mie montagne mi fanno collassare su me stessa, forse per questo ho passato una vita depressa, tanto che sono dovuta scappare, tanto da non riuscire davvero più a stare qui. Qui riesco a provare la solitudine assoluta, riesco a vedere l'assurdità della mia situazione, riesco a percepire il peso del mio vissuto.

E devo fare una buca abbastanza profonda per poter seppellire tutti i miei cadaveri e lasciarli per sempre.

Nel bosco

Written by:Aryaqua
Published on January 2nd, 2015 @ 01:12:23 , using 652 words, 150 views
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Ho un sacco di cose divertenti e sciocche da scrivere, ma do la priorità a quelle importanti e serie. Anche se talvolta non riesco a definire bene cosa sta da una parte e cosa dall'altra. I due blog mi servono forse più che altro per non apparire troppo psicopatica.

Ho avuto il mio capodanno di pelo. Invito praticamente estorto all'ultimo minuto da amici che hanno un allevamento/pensione di cani, più gatti, cavalli, coniglietti, papere... Ho trascorso la serata mangiando chili di frutta e rotolando sul pavimento con le bestie. C'era anche un caminetto, così per alcuni minuti ho realizzato il mio personale sogno ad occhi aperti di pisolare accanto al fuoco con un gatto in testa. Per il resto è stata una cena che non aveva nulla del capodanno. Ma ero troppo esaltata dal mio piacere dello stare tra gli animali per notare queste cazzate tutte umane.

No, non appartengo a questo mondo. Ci sono, ma lo guardo con gli occhi curiosi di una viaggiatrice. Guardo anche la mia parte prettamente umana allo stesso modo. Mi incuriosisce vedermi. Il mondo mi interessa, il mondo mi piace. Ma è la vita che amo. Amo, rispetto, proteggo.

Oggi la scelta era tra andare ad Alessandria a mangiare cinese con parenti del boy oppure andare a Caldirola (1000m slm) a prendere il caffè. La montagna, per quanto deturpata e snaturata, mi chiamava. Abbiamo subito sbagliato strada e vallata. Quindi abbiamo rimediato per stradine alternative nel nulla. Quel nulla in cui amo perdermi. Siamo tornati sulla strada principale, per poi sbagliare di nuovo, stavolta per via del navigatore che ci suggeriva una via alternativa. Frazioncine disperse con nomi buffi (Magroforte, Principessa, Bastardini...), neve lato strada, alcuni tornanti in ombra con ghiaccio. E neve. E ghiaccio. E mi ha preso la mia tipica paura irrazionale. Girati. Fermati. Torniamo indietro. Ho paura. Ho PAURA! La strada stretta proseguiva nella vallata buia, in ombra, tra ghiaccio e neve. Mi si chiude il cervello e sragiono, ho solo paura e bramo più di ogni altra cosa un lembo di asfalto asciutto e pulito. Abbiamo fatto sicuramente meno di un chilometro così, ma un chilometro lunghissimo. Poi finalmente siamo riusciti girarci. E tornando indietro, due tornanti prima di tornare in vista del sole timido delle quattro, dal nulla, dal bosco, è comparsa. Una creatura meravigliosa. Franco l'ha vista qualche secondo dopo di me ed ha tirato un grido, GUARDA!!! Ssssssshhhhh... Ascolta... Ci ha visti. Mi ha guardata. Lo so. E dopo di lei un'altra. E un'altra ancora. Tre femmine di capriolo, dal bosco, dalla neve, da una strada sbagliata, davanti a me. Ho sentito caldo dentro, uno strappo brusco. Era il cuore che mi si allargava di un'altra tacca.

Sono loro che mi trovano. Mi guardano dentro. Mi strattonano il cuore. Mi chiedono di seguirli.

A volte mi sembra che sia tutto davvero troppo incasinato. Altre invece mi pare tutto incredibilmente semplice. Basta non avere paura. Basta abbandonare tutto ciò che è inutile.

Assidui lettori... Vi starete mica chiedendo come sta procedendo una certa questione? È tutto scritto qui sopra. Abbandonare le paure. Seguire gli spiriti delle foreste. Sì, vivo in una società di umani e con umani ho da rapportarmi. Non posso sempre parlare solo la mia lingua. Non posso rispettare solo i miei tempi. Non posso sempre aggredire o essere aggredita. Devo sedere tranquilla a rimirare i colori del tramonto che sfumano, quando il sole muore. Quando la luna sale. Quando i lupi si riempiono gli occhi gialli di stelle ed escono dall'ombra, e lasciano tracce nella neve e nel ghiaccio e nel fango gelato. Non è sempre tempo di caccia. A volte è semplicemente tempo di giocare. Giocare, danzare, rincorrersi nella luce bianca della luna, senza porsi domande, senza mettere etichette, senza parole.

È straordinario quanto sia incredibilmente preziosa e unica la vita che abbiamo. E quanta ne buttiamo in paranoie. E invece è semplice. Quando si ama.

La ciucca di capodanno!!

Written by:Aryaqua
Published on December 31st, 2014 @ 14:32:20 , using 712 words, 125 views
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Mh... Cosa devo fare? Il bilancio? Tirare le somme? La quadratura del cerchio? Ma quando mai ci ho capito una mazza di matematica?? Infatti non farò nulla di tutto questo.

Il 31 è solo una data e la mezzanotte arriva ogni notte alla stessa ora. Il 31 è una scusa come un'altra per passare del tempo insieme, magari alle persone che amiamo, e stare un po' più vicini, un po' meno soli. Ecco. Perché le scuse servono sempre. C'è bisogno di trovare un motivo. Non si può amare qualcuno a prescindere dalla data? Non si possono avere buoni propositi e determinazione ogni giorno dell'anno? Chi ci ha ridotti così?

Quindi, in realtà, non auguro proprio un ca22o a nessuno stasera. Perché io tutti i giorni vivo e così dovrebbero fare tutti. Senza aspettare date, senza cercare scuse, senza etichettare le cose le persone i sentimenti. Tendiamo a rimandare le uniche cose importanti della vita perché impegnati a farne di inutili. Così che ci ritroviamo con esistenze vuote e fredde ma piene di chincaglierie da spolverare e da mostrare. A chi? Ma per piacere.

Non dico che è facile, perché non lo è. Ma si deve provare. Ogni giorno, perché ogni giorno deve essere un Natale, il giorno speciale in cui si sogna e si spera e si vogliono accanto gli affetti più cari. Ogni giorno deve essere un capodanno, con l'incertezza del futuro al di là di quel battito di lancette, ma con il seme della determinazione nel cuore. Ogni giorno dobbiamo avere un motivo per cui ridere, ballare sui tavoli, stringere forte qualcuno, sentirci bene e sentirci belli e forti. Ogni giorno dobbiamo affilare queste nostre armi per fronteggiare ciò che il nostro cammino ci porterà ad incontrare.

Per questo sono così. Ci ho messo tanto, ma alla fine ho capito. E come ho scritto a Natale, ho un sacco di cose che mi avanzano e che voglio condividere.

Ma alcune cose dovreste farle. Camminare scalzi in un prato, senza la paura di sporcarvi o di pungervi. Fare le capriole nel lettone, e che si fottano le doghe. Fare la lotta col vostro cane/gatto/umano. Salire in cima al frigo non solo per togliere la polvere. Travestirvi da supereroi e fare foto idiote per documentarlo. Ballare per strada, cantando.

E chi può, chi vuole, starmi vicino. Ognuno a suo modo, con una telefonata, un messaggio, un invito per il tè, una stretta di mano o un abbraccio, ma anche solo pensandomi, che io lo sento e lo so. Vorrei davvero poter spalancare a tutti le porte del mio mondo. Ma dove vivo io non ci sono porte, nè strade, nè parole. Lascio impronte nella neve per chi le vuole seguire.

Se la strada è giusta non è difficile capirlo. Si sente dalla felicità. E poi io sono sempre là, da qualche parte, che aspetto. All'inizio è difficile vedermi perchè mi nascondo al buio nei fossi, o mi arrampico su qualche albero a mangiare cachi o pesche a seconda delle stagioni. Ma canto sempre, ballo spesso, lascio impronte e dormo poco.

Cammino senza legami / Ho solo il vento che mi insegue / E il tempo non mi riguarda / Perché il tempo mi appartiene

Non auguro niente perché è tutto già qui, adesso. Basta volerlo davvero. E stanotte se volete ubriacatevi di vino o di grappa o di pampero. E ogni altra notte ubriacatevi di cose belle, amore in primis.

Ubriacatevi

“Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi piega a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, di poesia o di virtù: come vi pare. Ma ubriacatevi.

E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa , chiedete al vento, alle stelle, gli uccelli, l’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è: e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno:

- È ora di ubriacarsi! Per non essere schiavi martirizzati dal Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù, come vi pare.”

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