Chiodo fisso

Written by:Aryaqua
Published on September 12th, 2014 @ 15:28:26 , using 709 words, 390 views
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Che confusione! Sarà perché ti... perché ti... perchè... Boh.

Cerco di star su col morale, anche se la morte annunciata di Daniza mi ha fatto male. Molto male. Mi fanno male tutte le morti inutili di tutte le Daniza del mondo, ma come dice Maria non posso distruggermi così, non è giusto, non è sano. E non porta a nulla.

Daniza resta nel mio cuore come se fossimo state amiche da sempre. Se ci sarà una marcia pacifica di protesta sono determinata a parteciparvi, quando non ad organizzarla io stessa se necessario. Mi sto iniziando a muovere? (in generale)

Ho finito di pagare la macchina. Ho ricevuto il mio tfr (un po' magrolino) da letturista ed ho un contratto solido in un'azienda a quanto pare solida. Ho visto una casetta in affitto stamattina, cioè, ne ho visto l'annuncio sul web. Immediata la reazione: Ma se vai a vivere là (20 km da dove sono ora) allora ciao ciao, non ci vediamo più! Esagerato come sempre. Ma sta iniziando a capire che io non cerco un nido d'amore per due, bensì la mia indipendenza.

E poi l'ultima, ennesima follia. La solita, direi, quella che si ripresenta puntuale ad anni alterni. Allora, la finiamo o no questa università?

C'è un corso che mi interessa ad Alessandria. Potrei recuperare buona parte degli esami già dati. Mi interessa ma non ne vado pazza, nel senso, non è antropologia ed etnografia, ma per quel che ho fatto e per quel che sto facendo potrebbe essere una scelta azzeccata. Il motivo dell'insano pensiero è presto detto: ho molto, moltissimo tempo libero nei pomeriggi qui, e per star lì a perderlo spulciando annunci immobiliari o studiando le ultime tendenze del fruttarismo, con quel tanto mi porto un libro e mi leggiucchio qualcosa, se proprio proprio non so che fare. Beh, il capo oggi mi ha detto che il lavoro aumenterà. Insomma, il tutto si traduce in un gran casino mentale.

Ma nella mia casetta solitaria senza TV potrò studiare, oh sì sì. Esiste persino la formula "studente part time" dedicata a chi non può frequentare: in pratica il carico di lavoro è un po' più diluito e le tasse sono più basse. La cosa che mi frena però al momento non è il costo, ma la burocrazia. Dover disdire a Milano, mandare la documentazione ad Alessandria, magari andarci. Butterò via ancora i miei soldi per niente? Eppure se il pensiero c'è, se la voglia torna sempre... qualcosa vorrà pur dire. Insomma, io amo studiare, è una di quelle cose di cui non posso fare a meno. Ed ho fatto a meno di molto in vari periodi della mia vita: della TV, di internet, della corrente, del frigorifero, dell'amore, di un cane, di un gatto, di me stessa. Ma di studiare, di imparare no, mai. Come mi sento due soldini in tasca si presentano prepotenti due pensieri: università e viaggiare. Ah ma anche su quello ci sto lavorando, eccerto che sì.

Un po' di timore ce l'ho adesso che posso. Vedo annuncio, vedo casa, e se mi piace? Se mi va bene? E Franco? Che paura. Ma prima ho letto una di quelle frasi da fb che mi ha dato da pensare. "Se ti dicessi che la tua vita tra 10 anni sarà esattamente uguale a quella che fai oggi... Saresti felice? No. E allora perché hai tanta paura del cambiamento?"

Amore mio, è venuto il momento di amarti davvero. E' arrivato quel giorno. Io appartengo al mondo, al mio mondo che non è quello che mi hanno messo intorno gli uomini. Io mi sento parte di qualcosa di più grande, ed è lì che voglio stare, il più possibile. Tutto il resto, come dice (ma guarda un po'!) il mio amico orso, è quel che noi facciamo per consentire a noi stessi di vivere come desideriamo. Quindi ben venga un lavoro d'ufficio. Finite le mie 8 ore da impiegata amministrativa posso levare gli abiti stirati e togliermi le scarpe e tornare ad affondare i piedi nell'erba e nella terra. Posso posso posso. Posso fare ciò che voglio. Posso essere me, ed esserlo sempre più a lungo. Che cosa farai poi, quando sarai te per sempre? Non lo so. Sarò felice, credo. Non è detto, ma... sicuramente sarò in pace.

Io sto con Daniza

Written by:Aryaqua
Published on September 11th, 2014 @ 14:02:33 , using 253 words, 140 views
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Io sto con Daniza. Sì. Io sto con Daniza prima di Daniza. Sto con lei quando ancora non era nata, quando ancora non era in Trentino, quando ancora non era morta. Sto con lei da anni, in realtà sto con lei da sempre, anche da prima di saperlo. Sto con lei che ha gli occhi spenti e vuoti adesso, con lei il cui corpo freddo viene fatto a pezzi per capire cosa poi, chissà, sto con lei e col dolore di chi è stato e starà con lei ieri, oggi e domani.

Sto con Daniza che ha occhi grandi colmi di paura per i suoi cuccioli. Sto con Daniza che è forte e regale, maestosa e determinata. Sto con Daniza che è disperata. Sto con Daniza che è morta. Ma soprattutto sto con Daniza che è viva.

Sto con tutte le Daniza che ogni giorno nascono, soffrono e muoiono per loro stesse e per i loro cuccioli, seviziate, mutilate e torturate, deportate e macellate. Sto con Daniza che grugnisce, che bramisce, che barrisce e che semplicemente piange per un dolore inflitto e insensato, inutile, crudele, io sto con Daniza dietro le sbarre che piange disperata i suoi cuccioli già morti. Perché Daniza è ovunque, nei boschi e nei porcili, nelle stalle e nei macelli, negli zoo e, perché no, nelle favelas, nelle guerre, perché il dolore non conosce razza, non conosce lingua, il terrore e l'ingiustizia non hanno specie o colore. Daniza ha occhi grandi. Daniza vuole vivere.

Ed io sono con lei.

Bonsai

Written by:Aryaqua
Published on September 5th, 2014 @ 16:57:57 , using 360 words, 432 views
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Credo che sia perché sono forte.

Tanto da ballare scalza su vetri e macerie di vite passate, di sofferenze cadute e di disgrazie dimenticate. Tanto da trovare che in tutta questa desolazione lo sforzo sovrumano che riesco a fare oggi è quello di sorridere. Di trovare un germoglio, di curarlo. Come il mio bonsai.

L'ho dimenticato fuori una notte dello scorso autunno. Una notte fredda. Al mattino le foglie verdi erano già ingiallite, e in un paio di giorni le perse tutte, completamente. L'avevo ucciso. Ma come per tutte le creature a cui mi lego ho pregato Franco che non lo buttasse via, non subito. Ok, mi ha detto, e l'ha portato giù, nel capannone. Lì è stato dimenticato, è rimasto nella penombra, nella polvere per tutto l'inverno. Io non vado nel capannone, è una zona che mi è preclusa (per mia scelta, se non fosse chiaro, ci sono zone dell'abitazione in cui sono ancora costretta a stare, che evito accuratamente). Ma un giorno di aprile Franco mi ha detto: c'è una sorpresa. Ed ha riportato in casa il mio bonsai, con la corona di rami secchi, e sotto di questi un tripudio di germogli teneri e verdi. Per forse 7 mesi non ha visto luce, nessuno gli ha dato acqua. Solo il mio pensiero di dargli una possibilità ha fatto sì che non finisse nel bidone. Ora è qui davanti alla mia scrivania, in ufficio, e i rami rigogliosi un po' nascondono quelli secchi. Che non voglio tagliare, perché penso che sia giusto si vedano.

Io sono il bonsai.

Nella comunità dei social siamo irrefrenabilmente attratti dalla negatività, la maggior parte delle persone condivide status che parlano di sofferenza, di depressione, di odio, perché è più facile riconoscersi nel dolore che nella felicità, è più facile guardare l'ombra che fissare il sole. E poi, come scrivevo ieri, la felicità non la comprendiamo, anche se invidiamo chi è felice, la libertà ci fa paura. Fa paura a chi non ce l'ha.

Quindi adesso invidiatemi. E temetemi. Perché finché ci sarà la terra sotto ed il cielo sopra io troverò sempre il mio modo di germogliare, di sopravvivere, di respirare di nuovo.

La poesia che sento

Written by:Aryaqua
Published on September 4th, 2014 @ 15:12:09 , using 945 words, 185 views
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Mi sono data alla poesia? No, non direi. E la ritrovata vena artistica che mi spinge a scrivere è semplice inattività lavorativa pomeridiana, quando i capi se ne vanno dai clienti e resto sola a fissare il nulla in questa stanzetta grigia.

Bella forza direte voi, adesso è in fissa con Max Gazzè e smarona quotidianamente con pezzi di canzoni del '42, neanche le avesse sentite solo ora.

Però la poesia non va a male. E l'amore sedimenta nel profondo dell'abisso, fa da sostrato fertile, permette e concede la vita anche là dove la luce non arriva mai. Non marcisce. Resta nascosto per anni, ma pervade ogni anfratto, ogni ombra. Quando a volte la notte mi risveglio in quell'oscurità umida riesco respirarlo, a vederlo con occhi gialli. Lo sento che riscalda e scotta sotto le zampe inermi, mi costringe ad alzarmi, a correre, a vivere.

Strano a dirsi, eppure è così. Sono viva, che ci crediate o no. Sono piena di me. Mi sento come se fosse veramente finita per sempre l'era del dolore inutile. Depressione, autocommiserazione, miseria, apatia mi stanno abbandonando. Non è la felicità che li scaccia, ché la felicità scompare riappare come alito di vento tiepido nell'inverno siberiano, è piuttosto la consapevolezza. Ho ancora paura di guardarmi allo specchio, ma quando succede non mi spavento più. Mi piace quel che vedo.

Non mi piace quel che accade nel mondo degli umani. A leggermi sembra quasi che io passi la vita afflosciata su me stessa, senza mai rivolgere lo sguardo fuori dal mio orticello, ma non è così. Da un paio d'anni infatti subisco più o meno passivamente l'apparecchio televisivo con tutto ciò che ne consegue, e non ci trovo quasi mai nulla di buono. L'uomo si sta realmente autodistruggendo. Ed io sto cercando di capire quale sia il mio posto in tutto ciò. Franco come regola di vita ha interiorizzato una massima, tratta da non so che film, che dice "Nel mondo ci devi stare", e me la ripete spesso, perché ovviamente sono io quella sbagliata, non è possibile che sia l'umanità ad essere fuori rotta, sono io che mi devo adeguare. Mh... dissento. E scalzeggio provocando reazioni violente. Poco fa ho letto una frase su fb, Tutti parlano di libertà, ma vedono qualcuno libero e si spaventano -Hugo Finkelstein.

Arianna è davvero libera? Sì. Spaventata, sola, incompresa, ma libera, e per questo forte.

Cerco creature di luce, altri animali come me, animali umani. Quelli che mi han preso di peso per portarmi nei boschi, quando fu necessario. Cerco di essere luce io stessa. Cerco connessioni con la realtà, le cerco di continuo. Non voglio aver paura, voglio conoscere e capire. Ma in modo diverso, nel mio modo. Ed il mio modo passa attraverso la pelle.

Forse sono solo una povera pazza esaltata da un film come Avatar. Eppure io le connessioni le sento. Le sento da sempre. Per questo parlo con gli animali, per questo nessun albero mi ha mai fatta cadere, per questo quando ho su le scarpe... semplicemente sto male. Non ho il codino, ho la pelle. Che siano le piante dei piedi, i palmi delle mani o l'epidermide tutta, io comunico così con ciò che mi circonda.

Parlare e ascoltare, come una connessione continua biunivoca da cui tutti traiamo immensi benefici. Non serviva che arrivasse un social network con i suoi gruppi new age o salutistici a raccontarmi che camminare scalzi fa bene, che accarezzare un cane o un gatto fa bene, che abbracciare gli alberi fa bene. Un'oretta al giorno. Che per me è come dire che per vivere bene si dovrebbe respirare un'oretta al giorno, le rimanenti 23 in apnea. Per questo il mondo va così male. Non sappiamo più respirare, connetterci, comunicare. Eppure ne siamo ossessionati, e a restar mezz'ora senza cellulare o due giorni senza ADSL pare che ci sia da morire. E' una farsa. Non è perché ho uno smartphone sempre connesso che troverò gli amici che non ho. Gli amici che voglio trovare io, per quanto sia assurdo, li troverò proprio là, nei boschi. Ogni cosa a suo tempo. Ora arrivo a casa, prendo Dharma e spengo il telefono, lo lascio lì. Stacco la plastica dalle suole e mi connetto.

Ieri mi sono fermata ad ammirare l'albero-guardiano, quello che segna l'ingresso nel mio mondo verde in cui scappo quando mi è possibile. L'albero è grande, imponente, vecchio. Rami immensi affondano delicatamente le dita nel cielo. Le foglie vibrano nel primo abbraccio dell'autunno. Vedo la corteccia ruvida che non posso toccare perché si trova al di là del canale. Ma sono di fronte a lui a piedi scalzi, e gli chiedo di raccontarmi. E lui racconta. Dharma si siede appoggiandosi a me, ed ascolta anche lei. (di inverni passati, di neve e acqua, di polvere e vento, di nidi d'uccelli a primavera, le molte primavere, di respiri e sospiri, di morte, di manti erbosi e di stelle cadenti impigliate nei rami più alti lassù).

Gli umani non sanno più ascoltare.

Un po' è anche per questo che scrivo certe cose. Chissà che a qualcuno venga il dubbio, chissà che qualcuno oggi non si tolga le scarpe due minuti sul prato, chissà che qualcuno, leggendomi, non si ricordi di dar da bere alle piantine sul balcone. Pensando a loro non solo come ornamento, ma come a qualcosa di vivo, e pertanto prezioso. Un po' vigliacca da dietro un computer forse... Ma lasciatemi iniziare. Davvero, ho intravisto la strada. Da quaggiù, dal buio, con i miei occhi gialli, la sento.

Piango / paludi di parole fatte fango / mi muovo come anguilla nella sabbia / che rabbia

Rido / facendo del mio riso vile nido / cercandomi parole dentro al cuore / d'amore

Auto ninna-nanna

Written by:Aryaqua
Published on August 31st, 2014 @ 22:36:56 , using 622 words, 394 views
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Perché sai non capita poi tanto spesso che il cuore mi rimbalzi così forte addosso / ed ho l’età che tutto sembra meno importante / ma tu mi piaci troppo e il resto conta niente

Magari poi a leggermi si può pensare che sia diretto a qualcuno in particolare. In un certo senso sì. E’ per me.

Per me che non mi ricordo più cosa significhi essere innamorata, sentirmi amata, davvero. Non ho bisogno di qualcuno, ho bisogno di amore, che sia da me o da altri o entrambe le cose non importa. Adoro i miei cani, ma so che mi amerebbero anche se fossi un’emerita testa di cazzo che li picchia e li trascura. L'indistruttibile Arianna adesso elemosina amore intraspecifico che non trova.

Quello che sposta le montagne. Quello è per me, il resto è fuffa. Che alla fine si provano grandi brividi nel tradire, nel trascorrere lunghe notti brave, nel pensare di intraprendere avventure casuali, c’è gente che ci passa la vita così. Ma anche quella è fuffa.

Chiuderò la curva dell’arcobaleno per immaginarla come la tua corona / e con la riga dell’orizzonte in cielo ci farò un bracciale di regina

Quando lo trovo io uno che pensando a me scriva cose così? A volte sembra che io mi possa innamorare solo di Max Gazzè. O di Caparezza.

Ieri è arrivato l’autunno. Cioè, è ancora estate tecnicamente, lo so, ma so anche che non è più vero. Sono solo convenzioni, ed io non mi fido mai delle convenzioni, ma solo dell’istinto. So che è arrivata la stagione in cui cadono le foglie. Così anch’io mi lascio spogliare e resto nuda sulla terra che si raffredda verso l’inverno. E mi sento come se avessi ricordato d’improvviso di aver perso qualcosa. E sono sempre ferma sul bordo dell’abisso a respirare aria gelida, che mi ferisce le narici, che mi intorpidisce, che mi rallenta quasi fino a farmi morire. Mentre sulle ali ripiegate praticamente c’è ancora l’etichetta, e mi chiedo quando diavolo mi deciderò a dispiegarle. Perché in 34 anni di cadute e botte e morti e rinascite ho capito che l’abisso è sempre davanti a me, sotto di me, attorno a me, come monito, ineluttablità di tragedia, e piattaforma da cui spiccare il volo. Sempre e solo a me la scelta.

Mi sono accorta da un po’ di non poter vivere troppo nella terra. Vanno bene le emozioni semplici ed i bisogni primordiali, mangiare frutta e camminare scalza, ma fondamentalmente, per quanto abbia provato a negarlo, io sono una creatura spirituale e di spiritualità ho bisogno. Che è un po’ come ribadire che ho bisogno dell’amore, la sostanza è sempre la stessa. Sono felice quando mi riempio la pancia di pesche e sole, ma vorrei poter condividere i miei pensieri quando sento il vento sulla pelle, o quando mi ricordo di guardare il cielo.

Quindi sono io la poetessa di me stessa. Per ora, o forse per sempre. E’ un po’ triste, un po’ strano, come cantarsi la ninna-nanna da soli (che ci crediate o no io spesso lo faccio), ma è l’unico modo che ho trovato per non cadere nella banalità del nulla. Si vive si lavora si mangia si dorme si vede gente, ma pur da atea (o agnostica mi sa tanto…) devo trovare tempo e modo di pregare e chiedere aiuto e rendere grazie.

Se mi chiudo in un bosco non so come potrò trovare qualcuno con cui parlare di queste cose. Ma alla fine confido nel fatto che sempre, in qualche modo, fin qui le cose si sono palesate quando era giusto che si palesassero, e quindi sono intimamente convinta che tutto faccia parte di qualche disegno di cui ancora non riesco a cogliere i contorni, dato che ci sono immersa.

Giorno 3

Written by:Aryaqua
Published on August 28th, 2014 @ 00:38:42 , using 544 words, 393 views
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Al giorno 3. Un po' presto per trarre conclusioni, considerando anche che praticamente non ho ancora fatto nulla. Se c'è una cosa che ho capito è che fondamentalmente non devo rompere le balle, arrangiarmi il più possibile. Ho molta libertà, i capi, due di quattro soci, son sempre presenti, ma tranquilloni. Per lo meno al momento. In generale un bell'ambiente.

Io non sono abituata. Oggi un mio amico, parlando con me di come mi trovo, mi ha citato una scena di un film che è anche tra le mie preferite, Morgan Freeman nei panni di Dio in Bruce Almighty (Una settimana da Dio). Dove dice che le persone più felici di questo mondo tornano a casa la sera che puzzano di sudore. Quel che ho pensato in ogni mio giorno da letturista.

Una cosa si sta già delineando chiaramente però. Lavorare 8 ore in Strada Statale per Casteggio e trascorrere le rimanenti 16 in Strada Statale per Voghera non farà bene alla mia salute mentale. Forse non comprero' casa. Sì perché sono troppo incerta, su tutto. Mi sto orientando verso gli affitti. È comodo metterci 10 minuti dal lavoro a casa, ma quadruplico volentieri tempi e distanze per poter rientrare in un posto mio, col verde e il silenzio e l'aria profumata e frizzante.

Il silenzio che cerco e voglio, il verde, l'erba sotto i piedi scalzi. Oggi si è ricordato di essere ancora agosto. Son potuta uscire ancora in maniche corte e gonnellina leggera, al solito scalza, nelle campagne. Penso. Non so dire se penso a qualcuno, credevo di sì, ma forse è più una necessità generale di pensare a qualcuno. Mi manca un po' l'amore, vorrei sentirmi innamorata, ma per davvero, ancora una volta. Vorrei sentirmi ricambiata. A parte flirtare più o meno spudoratamente con qualcuno che sta palesemente flirtando più o meno spudoratamente con me, non ho altre idee. A volte vedo che mi basta riempirmi i pensieri in quei 3-4 giorni topici di ormone schizzato che mi capitano ad ogni ciclo, sperando di non fare danni. Insomma, dato il mio ciclo di 24 giorni è come dire che ogni 20 giorni sarebbe opportuno che mi chiudessi in una cantina al buio legata ad una sedia. Poi esco dai sotterranei e non so che fare, se mandare un messaggio, a chi mandarlo. Sono solo un po'sola. Ora che ho fb, whathsapp e skype sul telefono e posso collegarmi dal lavoro (incentivata dal capo, incredibile dictu) sto recuperando un minimo di vita social-virtuale, che non è il massimo, ma è il massimo a cui possa aspirare adesso.

E sono serena. Credo sia per via dei soldi, sto bene economicamente, posso comprare cose, posso far progetti per case e viaggi, lascio via solo i sentimenti dalla vita. A parte quelli più primordiali. Tipo che mi sono esaltata al massimo quando ho realizzato di poter chattare da dove voglio, o guardare fb, o fare foto da condividere subito. Ma quando oggi, dopo tanti mesi in cui credevo se ne fossero andate o peggio, ho rivisto la famigliola di nutrie nel fosso, non ho assolutamente pensato a far loro una foto da postare sui social, sono semplicemente rimasta lì ad emozionarmi guardandole.

Basta con gli ingarbugliamenti di neuroni, solo emozioni semplici.

E voglio una casa dove vivere nuda dai piedi ai capelli.

Domani

Written by:Aryaqua
Published on August 24th, 2014 @ 23:20:55 , using 1037 words, 502 views
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Mi dispiace, mi sono persa,un po'. Avevo anche scritto un bel pezzo di post dal mare il mese scorso, ma poi mi si è fulminato il netbook e si sono susseguiti una serie di eventi per cui non ho potuto trovare modo e tempo per aggiornare il blog. Ci provo brevemente.

Scrivo da un tablet, il mio nuovo tablet. Ho anche un cellulare nuovo, uno smartphone, e quando mi decidero' a metterci dei soldi dovrebbe attivarsi il mio nuovo piano telefonico con connessione internet, con un nuovo operatore. E domani sara' il primo giorno del mio nuovo lavoro.

Sono stata una letturista fino al 14 agosto. Sono stata la migliore letturista che sia mai stata. Veloce, precisa, divertita nel fare il mio lavoro tra la val Borbera, Masio e Castelletto d'Orba. Col contratto rinnovato ogni 15 giorni per via di vari infortuni di colleghi. Una notte di luglio mi è arrivata una mail. Diceva Salllve! Lei è già stata da noi per un colloquio da operaia, ma adesso ci serve una segretaria che faccia questo e quello, si sente in grado? E nell'incertezza dei miei contratti quindicinali ho risposto. Sì.

L'epilogo del colloquio, avvenuto solo due giorni dopo, è stato: Abbiamo contattato cinque persone ci hanno risposto in due, se ne è presentata una. Quando vuoi cominciare?

Comincio domattina. Lascio i contatori ed un lavoro che mi piaceva per chiudermi in un ufficio di una zona industriale di Voghera. Tutto quel che c'è attorno lo approfondiro' in seguito, che è già tardi e devo ancora pensare a cosa mettermi domani...

Mi spiace buttare quanto scritto in ferie, lo copioincollo qui sotto, tanto per :-)

2 agosto

Dovessi scegliermi un simpatico meme per esprimere il mio status attuale vorrei quello del?Professor Farnsworth? di Futurama che dichiara: I don't want to live on this planet any more. Dopo un paio di giorni trascorsi serenamente in Trentino, dove ho lasciato la mia Dahrma in pensione dai miei genitori, ieri all'alba ci siamo alzati (nb! non svegliati, non ha dormito nessuno, o meglio, io ci ho provato ma essendo che erano tutti svegli e molesti mi è stato difficile fare una dormita vera e propria) e siamo partiti per il mare. Dopo circa 50 km l'istinto era quello di lanciarmi fuori dal finestrino dell'auto in corsa, ed in caso di sopravvivenza all'impatto con l'asfalto avrei provveduto a legarmi al guard-rail dell'autostrada, magari a poca distanza da un autogrill, non sia mai che qualcuno avrebbe potuto raccogliermi o per lo meno segnalare la mia presenza al numero verde (animale abbandonato in autostrada 800-137079).?

Abituata al mar Ligure ora mi trovo a contemplare un segmento di mare dal terrazzino di questo Hotel 3 stelle a Cattolica. Da vicino è una pozzanghera verdognola tiepidina quasi immota in cui stanno a bagnomaria vari esemplari di cetacei antropomorfi, agonizzando secondo me. Ieri sera, dopo aver fatto spiaggia-piscina-pranzo-nanna-spiaggia-piscina-cena siamo usciti per fare due passi e mi sono guardata un po' attorno. Dov'è. Dove diavolo è la natura?? Ed ho capito che sarà duretta arrivare sana di mente in fondo alla settimana.

Ho rimandato per tre anni questo genere di vacanza, ma quest'anno non avevo più scuse. Ho sempre detto a me stessa che il tipo di ferie in albergo-non-far-niente non fa per me, ma lo dicevo senza cognizione di causa, nel senso che le mie esperienze in albergo erano limitate all'infanzia. Ora ne ho la conferma piena: decisamente non esiste tipo di vacanza più lontana dal mio modo di essere. I bambini sono a tratti insopportabili. Per la maggior parte del tempo invece sono da trucidare. Oggi è il secondo giorno ed il grande ha pensato bene di fare l'eroe tutta la mattina in piscina a saltare come un pazzo, salvo accorgerci ad ora di pranzo che aveva la febbre a 38. Quindi abbiamo fatto il pomeriggio separati, io e il piccolo (che preso da solo è stranissimamente addirittura sopportabile, sembra quasi normale), e Franco in camera col grande. Ora ci siamo scambiati ruoli e bambini, quindi a me tocca il cazzeggio mortale in camera fino all'ora di cena.

Sto mangiando troppo. Avevo il terrore di non poter mangiare nulla, ok, salto sempre il secondo, ma ci sono talmente tante cose nel buffet di verdure cotte e crude che quando arriva il primo io di fatto sto già rotolando.?

Ieri ed oggi il tempo è stato brutto ed ho intuito quanto sia stata azzeccata, in ogni caso, la scelta di un albergo con piscina interna coperta. Riscaldata, con giochi di luci, cascatelle, idromassaggio e generatore di corrente subacquea, senza contare la piccola palestra lì attaccata. Stamattina in piscina c'erano solo i bambini di Franco, mentre io e lui ci spaccavamo di tapis roulant, squat, bicipiti, tricipiti, addominali ecc. Poi lui si è piazzato alla tv a deprimersi con i tg ed il meteo inclemente, io ho perseverato negli esercizi, poi doccia e piscina-idromassaggio. Il meteo mette nuvoloso fino a lunedì, tornerò indietro bianca così come sono arrivata. O meglio, panza bianca e braccia nere, con la tipica abbronzatura da letturista. -il pc è esploso la sera del secondo giorno, condannandomi a serate solitarie ed inutili, talvolta addirittura alla tv...

Sala giochi, l'unico luogo da cui posso connettermi per ora. E poi? boh, lo scopriremo solo vivendo!

Aggiunte post-ritorno, le ferie delle sfighe varie. Al mattino del martedì ore 8:00 mi squilla il telefono, una donna sconosciuta mi dice: Ho trovato il suo cane bianco... Cana scappata ai miei, per fortuna era a pochi metri da casa.

Al giorno 4, anzi, alla notte, tonfo tremendo: il piccolo è caduto dal letto. A castello. Nottata in bianco a cercare di capire se respirasse, dato che lui senza fare una piega ha dichiarato di stare benissimo ed è tornato a dormire.

Ultimo giorno,finalmente mezza giornata di sole, bagno al mare, abbraccio di medusa -ce n'erano decine-, ma questa per me è stata un'esperienza divertente e nuova. In fase di rientro andiamo a Mirabilandia, io a due km mi metto le lenti a contatto in auto, una delle due mi si rompe nell'occhio. Circa due ore di agonia per riuscire a toglierla, resto della giornata fatta con la sola visione a sinistra. Unica giornata torrida dell'estate ovviamente. Eppure, strano da dire, ma in qualche modo è stata una vacanza divertente.

Mondo rotondo (con me sopra)

Written by:Aryaqua
Published on July 11th, 2014 @ 23:41:21 , using 560 words, 17150 views
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Il mondo è rotondo. Lo sento, lo percepisco sotto di me, ed io ci sono sopra. L'estate stenta a decollare. Dicono. Io però non ascolto, non ascolto più quel che dicono, mi scivola via ogni cosa, ogni parola inutile, e non mi importa di prendere l'ombrello se piove. L'ombrello o le scarpe. Ci si libera dai condizionamenti solo volendolo. Mi libero dalla negatività così come mi libero dalle scarpe, mia tortura quotidiana per via del lavoro. Mi trovo nel mezzo delle campagne a contemplare i cieli alti con cumuli imponenti, sole che scompare riappare, campi, distese sterminate, colline in lontananza. Penso all'Australia. Mi chiedo come sarebbe se fossi là, come mi sentirei. E poi penso che starei bene, sarei felice, sarebbe bellissimo, ma sarei sempre con me. E la decisione di essere o no felice sempre da me viene, indipendentemente dalle coordinate geografiche a cui mi trovo.

Un po' alla volta affiora la risposta che cercavo a quella domanda che mi pongo da tempo. Tutto questo è servito alla mia solitudine. Serve davvero arrivare a toccare il fondo e scavare un po', serve a capire. Imparare ad essere da sola, impararlo veramente. Sono io la migliore compagna di vita che voglio per me. E sono qui e sarò in Australia o ovunque io vorrò essere, e ci sarò quando sarà il momento.

Mi stavo appisolando sul sedile del treno verso Tortona oggi, mentre rientravo dall'ultimo giorno di Genova, e pensavo a questo, e mi si contraevano le labbra in un continuo sorriso incontrollato. Sto imparando ad amarmi, continuavo a pensare.

Oggi ho trascorso una giornata... bella, molto bella.

Oggi ho trascorso un mese bello, molto bello.

Ho visto cose, ho visto gente. Ci son voluti 4 anni, ma adesso posso girare per Genova leggera e sicura, in punta di piedi. Ho visitato qualcosa come 1500 appartamenti, ho chiacchierato con la gente, mi son beccata insulti ed inviti a pranzo, ho mandato giù qualche rospo e diversi chili di frutta (pesche soprattutto), ho fatto chilometri di strada e scalato milionate di gradini e scale. Ho visto il mare. Ho abbracciato persone che per un po' avevo creduto perse. Ne ho ritrovate di inaspettate.

Io la definirei consapevolezza, ma mi sorge il dubbio che il suo nome effettivo possa invece essere felicità.

Vorrei scrivere nel dettaglio di ogni parola, di ogni volto, di ogni sfumatura di tutti gli incontri che ho avuto e vissuto, in una sorta di orror vacui, nella paura di poter dimenticare le cose belle. Ma poi mi ricordo che se c'è una cosa in cui sono pressoché imbattibile, quello son proprio i ricordi, la memoria. Le cose sono lì, restano, e andrò a ripescarle quando mi serviranno, succede sempre così.

E poi oggi è andata così, ho deciso cose all'ultimo secondo, ho riso, sono stata bene ed ho chiuso i cerchi. Come fanno le donne aborigene nel jilimi, chiudono i cerchi. E per assurdo tutto quadra.

La solitudine profonda ed endemica è diventata conditio sine qua non per poter tornare a stare con gli altri.

Energia. Sento energia che sale dai piedi ed arriva fin nella testa. Sento il caldo di luglio che arriva mentre cammino tra San Giorgio e Principe e viene su, fino a Tortona, come se mi seguisse, come se fossi io a raccogliere l'estate dal mare portandomela dietro fino in pianura, tra le colline, nei campi.

Andate e ritorni

Written by:Aryaqua
Published on June 22nd, 2014 @ 00:10:31 , using 931 words, 6651 views
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Aggiornamenti lavorativi.

Dunque Zena. Questa vecchia signora Superba e spesso scorbutica. Arrivo lì verso le 8.30, dopo che in un'altra vita mi sono alzata alle 6.30 ho fatto uscire Dharma me la son quasi fatta addosso ho preso borsa e macchina fino alla stazione son salita sul treno ho revisionato le scartoffie per studiare il piano strategico della giornata lavorativa. Scendo a Brignole. E l'aria di Genova mi entra nei polmoni. E' un'aria viziata di estate al mattino, freni bruciati dei treni, calore dolciastro dal bar della stazione, affanno di centinaia di persone e poi macchine, vento, focaccia, caffè e il mare laggiù, che ancora non sono andata a salutare.

Lavorativamente parlando sto andando ben al di sopra delle aspettative (o dei calcoli del capo). Lunedì sono scesa solo per farmi dare la proroga del contratto, gli avvisi da appendere sui palazzi e le cartoline da lasciare in caso di mancata lettura. Il capo mi disse che la media è di 140 letture al giorno. Lunedì fumato nel nulla, martedì speso per lo più ad attaccare gli avvisi, totale dei primi 2 giorni: 80 letture. Mercoledì: 227. Mi ha dato un libretto da 767 letture pensando che ne avessi abbastanza fino alla fine del mese, giovedì mi ha telefonato per dirmi che me ne aveva assegnato un altro da 900. O non sa fare i conti, o sono troppo veloce io, o i letturisti di Genova dormono anziché lavorare. Poco importa, io lavoro! E lavoro a Zena.

Non è che sono innamorata (e chi se ne ricorda più) ma è un po' come sentire le farfalle nello stomaco ad ogni passo. Mi sono fatta assegnare la Foce come speravo, conosco ancora tutte le vie, tutti i palazzi, tutti i negozi. I cani, molti anche di loro. Mi manca Lapo, quella era zona di Lapo, casa di Lapo, Lapo e Chicca. Ora Lapo non c'è più, da due anni ormai. Ora ci sono Chicca e Chili. La Chicca ha il muso spruzzato di bianco, mi si è un po' stretto il cuore nel vederla invecchiata. Chili è un meraviglioso cane di 2 anni incrocio di non si sa cosa, forse addirittura levriero, dolce, con due occhioni acquosi e scuri che ti trapassano l'anima. Di 5 giorni che sono stata giù li ho incontrati 3 volte, di cui solo una era stata precedentemente pianificata. Sono sempre felici di vedermi, cani e padroni. Bè, Chili non mi conosceva, ma a parte la diffidenza del primo giorno dal secondo in poi ha iniziato a manifestare anche lui felicità nel vedermi. I miei canuzzi. E il ricordo di Lapo, che tanto mi ha fatta impazzire e dannare, ma che era pur sempre Lapo. E la Emma. Si può essere tristi per qualcuno che è morto due anni fa? Non lo so, io lo sono. Non lo sapevo, l'ho saputo solo ieri. La padrona ha cambiato casa, ho letto il gas nel suo palazzo ma non c'era più il cognome sulle cassette della posta, e non sono riuscita a riconoscere l'appartamento, forse perché adesso è diventato un ufficio. Le cose cambiano, i cani muoiono. Muoiono anche le persone. Non tutte, alcune restano così, o invecchiano un po', o crescono, o migliorano. Io sono di nuovo immersa in un flusso di cose in divenire, nel marasma spesso torrido ventoso di una città che ho odiato e amato e che continuo ad amare e odiare. Così tanto che non più tardi di giovedì ho cominciato a pensare: e quando finisco di leggere il gas, poi che faccio?? Come faccio se non dovrò più tornare qui? Come farò senza vedere la Chicca e Chili e i loro padroni, come farò senza prendere il caffè da Danilo, che ci ha messo un po' a riconoscermi così imbragata con il gilet catarifrangente, ma che poi ha ripreso come un tempo a regalarmi larghi sorrisi, come farò senza sentire i gabbiani e i pappagallini selvatici che invadono Piazza Paolo da Novi, come farò? Sono un animale strano. Lascio pezzi di cuore ed anima ovunque nel mondo, poi me ne vado, ma è come se non me ne fossi mai andata veramente, non sono mai andata del tutto. E' vero, la gente non mi cerca mai, ma manco a tutti. Me lo dicono e lo percepisco. Uomini e cani sono simili forse in questo. Un cane non scrive email o sms, non chiede di te, non ti telefona. Ma quando torni e si ricorda di te è sempre un'esplosione di felicità sincera. Voglio illudermi di questo, che esista ancora un po' di amore puro nel mondo, che ce ne sia qualche briciola per me, là dove vado, là dove torno.

Poi rientro qui, a Tortona, e sono leggera. Vado spesso a correre, non mi pesa, corro sempre pochino, sui 20 minuti, ma senza fatica e senza affanno, corro perché mi piace. Con oggi è estate. non è stata una gran giornata, passata più che altro tra scazzi, incomprensioni e sensazione di mortificazione come al solito. Penso sempre a quella casetta, che non è il massimo, ma per il prezzo che ha potrebbe andar bene anche solo come deposito "cose di Arianna". Questo mese in più di lavoro, tolte le spese di viaggio che non sono poi molte, mi fa avvicinare ancora un po' a lei. Voglio il mio nido, solo mio, è una cosa che non mi sto preoccupando di spiegare troppo al consorte, ma che non ho nemmeno voglia di spiegare e non so se lui lo capirà. Ma sono arrivata in quella fase della vita in cui ho deciso che non spiegherò più niente a nessuno, perché infondo a nessuno interessa mai veramente capire.

Correre (via)

Written by:Aryaqua
Published on June 14th, 2014 @ 23:32:48 , using 1088 words, 5267 views
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Correvo e tra di me mi dicevo: "Corro via perché sono stufa e stanca di sentirmi dirmi che sono stufa e stanca!"

Così senza motivo. Sarà la frutta che mi fa "male". Troppe energie, troppa voglia di fare cose. Cose a caso. Alle tre del pomeriggio eser colti dalla scimmia del "voglio correre" con il sole a picco, dopo aver passato tutta la mattina al cimitero a vender fiori e pulire tombe (sempre sotto il sole a picco).

Qualcosa oggi mi ha detto che dovevo correre, ed ho corso. Non molto, 20 minuti, il tempo che mi ci è voluto per percorrere il tragitto che mi ero prefissata. Solo che poi sono arrivata in vista di casa e mi sono accorta che non avevo ancora iniziato a fare fatica. Così l'ho allungata di un chilometrino, tanto per gradire. Non è che grondassi di sudore... lo sprizzavo a fiotti. Poi una volta rientrata mi son messa a fare un po' di addominali, finiti quelli ho spostato i mobili della sala ed ho ripassato un po' di qwien (forme del qwan ki do).

Correvo. E mi sentivo felice. Sorridevo visibilmente, me lo ricordo. Pensavo anche: "Che bel cielo, che arietta piacevole, che bel sole estivo, che bello sudare, che silenzio in campagna..."

Sono sempre immersa in un mondo spietato e materiale che mi ha cavato via l'anima. E il lavoro e la casa e il moroso e i figli del moroso e le ferie e i soldi e le rate e l'università... Ma tutto perde senso quando sono là. Là dove? Non lo so di preciso, ma ci vado spesso, ci vado ogni volta che voglio. Ci vado correndo da sola, ma anche passeggiando con Dharma. Dopo la corsa e dopo la doccia sono uscita con lei nella stessa campagna, stavolta scalza e lenta, ci siamo sedute nell'erba accanto al campo di grano e abbiamo guardato il cielo immenso e minaccioso sopra di noi. Quando sono lì così non mi serve niente.

Pensavo prima, mentre camminavo lenta e scalza, che fino a poco tempo fa mi crogiolavo spesso e volentieri nel dolore della mia solitudine. Me ne disperavo. Perché non ho amici? Perché nessuno mi cerca? Perché la gente si dimentica di me? Perché io faccio, ho fatto e farei per gli altri cose che gli altri non hanno mai fatto e mai faranno per me? Ecco, non me ne frega più niente, oggi. Oggi guardavo il cielo e pensavo che il mio essere sola e da sola è meraviglioso. Sto imparando a farmi compagnia, chissà, magari anche a volermi bene.

I due mesi da letturista sono passati in fretta, come immaginavo. Gli ultimi giorni li ho fatto a Sant'Agata Fossili. E devo dire che sono stata bene, molto bene lassù, a parte il caldo africano insopportabile che mi ha rallentata molto (ma che non mi ha impedito di finire di lavorare con un giorno di anticipo, andando molto blandamente e senza aiuto del messo comunale). Mi sono fatta scarrozzare in giro in cerca di contatori da un arzillissimo 89enne. Ho chiacchierato amabilmente del relativismo con un'insegnante di filosofia e storia affetta da retinite pigmentosa, ma con una tenacia e una brillantezza mentale che io stessa le invidio. Arrivarci, a 96 anni con un cervello del genere! Una mattina mi ha aperto il cancello una signora di 91 anni che ha accolto me e un vicino che le portava la verdura dicendo "Sono nuda sono nuda! scusate ma sono nuda!" quando in realtà era semplicemente in mutande e camicia ma continuava a mostrare la gamba alla Jessica Rabbit con fare lascivo. Minkia che ridere. I caffè che mi hanno invitata a prendere. Le pause pranzo forzate per il troppo caldo, tra pesche e banane e ciliege, l'ultima semi-immersa nella fontana davanti al municipio. L'impiegata comunale felice di rivedermi, che mi offre il caffè al bar al mattino. Quello che doveva essere il posto più ostico e pulcioso è diventato il luogo più ameno di tutti i miei giri avventurosi.

Poi ieri la fine del contratto, una mail al capo per dirgli che ho finito un giorno prima, la rassegnazione della lunga estate da disoccupata.

Fino a che il capo non mi ha chiamata.

[segue intera giornata pensierosa e calcolativa]

Se è vero che pecunia non olet c'è anche da dire che non sempre ne vale la pena. Togliamo altre castagne dal fuoco? Queste però sono davvero troppo bollenti stavolta. La matematica non è un'opinione, e dai miei calcoli risulta che un minimo di guadagno ci sarebbe. Penso. Penso. Penso. E decido.

Lunedì sarò ancora letturista. Del gas. A Genova.

Le cose stanno così: da queste parti c'è lavoro solo per i pochi eletti già sotto contratto, io sono di troppo almeno fino a luglio/agosto. Ma a Genova hanno avuto un paio di infortuni e sono in ritardo, io potrei tamponare per un paio di settimane, poi in linea teorica potrei essere assegnata a qualcosa qui in zona, spero. Comunque sia il contratto mi sarà prorogato di un mese. Un mese di lavoro... non posso non esserne felice, nonostante lo sbattimento.

Però c'è anche altro. C'è che Genova, nel bene e nel male, è stata casa per me una volta. Ci sono luoghi che rivedrei volentieri, altri che devo esorcizzare. C'è qualcuno che mi aspetta e che ogni tanto me lo dice pure.

Sarà un mezzo massacro, lo so. Ma forse mi farà bene, chissà, cercherò di prenderla bene per lo meno. Andrò in treno e mi farò assegnare zone vicine alle stazioni, forse potrò fare addirittura la zona della Foce dove ho fatto la dogsitter per tanto tempo (e magari incontrare qualche vecchia bauconoscenza). Schianterò di caldo o magari mi divertirò e troverò il lavoro piacevole. Bè, il lavoro è lavoro. Ovviamente Franco non è contento, mi ha già fatto notare che sono deficiente, ma pensavo la prendesse peggio. In ogni caso quando inizio a sentire il peso di situazioni assurde mi basta uscire, cosa che farò adesso con Dharma. C'è la statale e c'è la stradina di campagna, nel buio. Appena imboccata mi trovo immersa in uno sciame di lucciole-guardiane. Sono loro che mi indicano la strada. Tolgo il guinzaglio a Dharma e tolgo i sandali. Avanziamo silenziose nella notte tra le lucciole e i raggi di luna piena, concerti di rane e rospi, una civetta in lontananza, il profumo dell'erba medica lasciata a seccare, tagliata nei campi. Il fruscio del grano. E stasera la sensazione fresca ed umida della terra molle di pioggia, dopo un gran temporale estivo.

Arrivo Amore Mio.

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