Mondo rotondo (con me sopra)

Written by:Aryaqua
Published on July 11th, 2014 @ 23:41:21 , using 560 words, 16625 views
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Il mondo è rotondo. Lo sento, lo percepisco sotto di me, ed io ci sono sopra. L'estate stenta a decollare. Dicono. Io però non ascolto, non ascolto più quel che dicono, mi scivola via ogni cosa, ogni parola inutile, e non mi importa di prendere l'ombrello se piove. L'ombrello o le scarpe. Ci si libera dai condizionamenti solo volendolo. Mi libero dalla negatività così come mi libero dalle scarpe, mia tortura quotidiana per via del lavoro. Mi trovo nel mezzo delle campagne a contemplare i cieli alti con cumuli imponenti, sole che scompare riappare, campi, distese sterminate, colline in lontananza. Penso all'Australia. Mi chiedo come sarebbe se fossi là, come mi sentirei. E poi penso che starei bene, sarei felice, sarebbe bellissimo, ma sarei sempre con me. E la decisione di essere o no felice sempre da me viene, indipendentemente dalle coordinate geografiche a cui mi trovo.

Un po' alla volta affiora la risposta che cercavo a quella domanda che mi pongo da tempo. Tutto questo è servito alla mia solitudine. Serve davvero arrivare a toccare il fondo e scavare un po', serve a capire. Imparare ad essere da sola, impararlo veramente. Sono io la migliore compagna di vita che voglio per me. E sono qui e sarò in Australia o ovunque io vorrò essere, e ci sarò quando sarà il momento.

Mi stavo appisolando sul sedile del treno verso Tortona oggi, mentre rientravo dall'ultimo giorno di Genova, e pensavo a questo, e mi si contraevano le labbra in un continuo sorriso incontrollato. Sto imparando ad amarmi, continuavo a pensare.

Oggi ho trascorso una giornata... bella, molto bella.

Oggi ho trascorso un mese bello, molto bello.

Ho visto cose, ho visto gente. Ci son voluti 4 anni, ma adesso posso girare per Genova leggera e sicura, in punta di piedi. Ho visitato qualcosa come 1500 appartamenti, ho chiacchierato con la gente, mi son beccata insulti ed inviti a pranzo, ho mandato giù qualche rospo e diversi chili di frutta (pesche soprattutto), ho fatto chilometri di strada e scalato milionate di gradini e scale. Ho visto il mare. Ho abbracciato persone che per un po' avevo creduto perse. Ne ho ritrovate di inaspettate.

Io la definirei consapevolezza, ma mi sorge il dubbio che il suo nome effettivo possa invece essere felicità.

Vorrei scrivere nel dettaglio di ogni parola, di ogni volto, di ogni sfumatura di tutti gli incontri che ho avuto e vissuto, in una sorta di orror vacui, nella paura di poter dimenticare le cose belle. Ma poi mi ricordo che se c'è una cosa in cui sono pressoché imbattibile, quello son proprio i ricordi, la memoria. Le cose sono lì, restano, e andrò a ripescarle quando mi serviranno, succede sempre così.

E poi oggi è andata così, ho deciso cose all'ultimo secondo, ho riso, sono stata bene ed ho chiuso i cerchi. Come fanno le donne aborigene nel jilimi, chiudono i cerchi. E per assurdo tutto quadra.

La solitudine profonda ed endemica è diventata conditio sine qua non per poter tornare a stare con gli altri.

Energia. Sento energia che sale dai piedi ed arriva fin nella testa. Sento il caldo di luglio che arriva mentre cammino tra San Giorgio e Principe e viene su, fino a Tortona, come se mi seguisse, come se fossi io a raccogliere l'estate dal mare portandomela dietro fino in pianura, tra le colline, nei campi.

Andate e ritorni

Written by:Aryaqua
Published on June 22nd, 2014 @ 00:10:31 , using 931 words, 6420 views
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Aggiornamenti lavorativi.

Dunque Zena. Questa vecchia signora Superba e spesso scorbutica. Arrivo lì verso le 8.30, dopo che in un'altra vita mi sono alzata alle 6.30 ho fatto uscire Dharma me la son quasi fatta addosso ho preso borsa e macchina fino alla stazione son salita sul treno ho revisionato le scartoffie per studiare il piano strategico della giornata lavorativa. Scendo a Brignole. E l'aria di Genova mi entra nei polmoni. E' un'aria viziata di estate al mattino, freni bruciati dei treni, calore dolciastro dal bar della stazione, affanno di centinaia di persone e poi macchine, vento, focaccia, caffè e il mare laggiù, che ancora non sono andata a salutare.

Lavorativamente parlando sto andando ben al di sopra delle aspettative (o dei calcoli del capo). Lunedì sono scesa solo per farmi dare la proroga del contratto, gli avvisi da appendere sui palazzi e le cartoline da lasciare in caso di mancata lettura. Il capo mi disse che la media è di 140 letture al giorno. Lunedì fumato nel nulla, martedì speso per lo più ad attaccare gli avvisi, totale dei primi 2 giorni: 80 letture. Mercoledì: 227. Mi ha dato un libretto da 767 letture pensando che ne avessi abbastanza fino alla fine del mese, giovedì mi ha telefonato per dirmi che me ne aveva assegnato un altro da 900. O non sa fare i conti, o sono troppo veloce io, o i letturisti di Genova dormono anziché lavorare. Poco importa, io lavoro! E lavoro a Zena.

Non è che sono innamorata (e chi se ne ricorda più) ma è un po' come sentire le farfalle nello stomaco ad ogni passo. Mi sono fatta assegnare la Foce come speravo, conosco ancora tutte le vie, tutti i palazzi, tutti i negozi. I cani, molti anche di loro. Mi manca Lapo, quella era zona di Lapo, casa di Lapo, Lapo e Chicca. Ora Lapo non c'è più, da due anni ormai. Ora ci sono Chicca e Chili. La Chicca ha il muso spruzzato di bianco, mi si è un po' stretto il cuore nel vederla invecchiata. Chili è un meraviglioso cane di 2 anni incrocio di non si sa cosa, forse addirittura levriero, dolce, con due occhioni acquosi e scuri che ti trapassano l'anima. Di 5 giorni che sono stata giù li ho incontrati 3 volte, di cui solo una era stata precedentemente pianificata. Sono sempre felici di vedermi, cani e padroni. Bè, Chili non mi conosceva, ma a parte la diffidenza del primo giorno dal secondo in poi ha iniziato a manifestare anche lui felicità nel vedermi. I miei canuzzi. E il ricordo di Lapo, che tanto mi ha fatta impazzire e dannare, ma che era pur sempre Lapo. E la Emma. Si può essere tristi per qualcuno che è morto due anni fa? Non lo so, io lo sono. Non lo sapevo, l'ho saputo solo ieri. La padrona ha cambiato casa, ho letto il gas nel suo palazzo ma non c'era più il cognome sulle cassette della posta, e non sono riuscita a riconoscere l'appartamento, forse perché adesso è diventato un ufficio. Le cose cambiano, i cani muoiono. Muoiono anche le persone. Non tutte, alcune restano così, o invecchiano un po', o crescono, o migliorano. Io sono di nuovo immersa in un flusso di cose in divenire, nel marasma spesso torrido ventoso di una città che ho odiato e amato e che continuo ad amare e odiare. Così tanto che non più tardi di giovedì ho cominciato a pensare: e quando finisco di leggere il gas, poi che faccio?? Come faccio se non dovrò più tornare qui? Come farò senza vedere la Chicca e Chili e i loro padroni, come farò senza prendere il caffè da Danilo, che ci ha messo un po' a riconoscermi così imbragata con il gilet catarifrangente, ma che poi ha ripreso come un tempo a regalarmi larghi sorrisi, come farò senza sentire i gabbiani e i pappagallini selvatici che invadono Piazza Paolo da Novi, come farò? Sono un animale strano. Lascio pezzi di cuore ed anima ovunque nel mondo, poi me ne vado, ma è come se non me ne fossi mai andata veramente, non sono mai andata del tutto. E' vero, la gente non mi cerca mai, ma manco a tutti. Me lo dicono e lo percepisco. Uomini e cani sono simili forse in questo. Un cane non scrive email o sms, non chiede di te, non ti telefona. Ma quando torni e si ricorda di te è sempre un'esplosione di felicità sincera. Voglio illudermi di questo, che esista ancora un po' di amore puro nel mondo, che ce ne sia qualche briciola per me, là dove vado, là dove torno.

Poi rientro qui, a Tortona, e sono leggera. Vado spesso a correre, non mi pesa, corro sempre pochino, sui 20 minuti, ma senza fatica e senza affanno, corro perché mi piace. Con oggi è estate. non è stata una gran giornata, passata più che altro tra scazzi, incomprensioni e sensazione di mortificazione come al solito. Penso sempre a quella casetta, che non è il massimo, ma per il prezzo che ha potrebbe andar bene anche solo come deposito "cose di Arianna". Questo mese in più di lavoro, tolte le spese di viaggio che non sono poi molte, mi fa avvicinare ancora un po' a lei. Voglio il mio nido, solo mio, è una cosa che non mi sto preoccupando di spiegare troppo al consorte, ma che non ho nemmeno voglia di spiegare e non so se lui lo capirà. Ma sono arrivata in quella fase della vita in cui ho deciso che non spiegherò più niente a nessuno, perché infondo a nessuno interessa mai veramente capire.

Correre (via)

Written by:Aryaqua
Published on June 14th, 2014 @ 23:32:48 , using 1088 words, 5046 views
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Correvo e tra di me mi dicevo: "Corro via perché sono stufa e stanca di sentirmi dirmi che sono stufa e stanca!"

Così senza motivo. Sarà la frutta che mi fa "male". Troppe energie, troppa voglia di fare cose. Cose a caso. Alle tre del pomeriggio eser colti dalla scimmia del "voglio correre" con il sole a picco, dopo aver passato tutta la mattina al cimitero a vender fiori e pulire tombe (sempre sotto il sole a picco).

Qualcosa oggi mi ha detto che dovevo correre, ed ho corso. Non molto, 20 minuti, il tempo che mi ci è voluto per percorrere il tragitto che mi ero prefissata. Solo che poi sono arrivata in vista di casa e mi sono accorta che non avevo ancora iniziato a fare fatica. Così l'ho allungata di un chilometrino, tanto per gradire. Non è che grondassi di sudore... lo sprizzavo a fiotti. Poi una volta rientrata mi son messa a fare un po' di addominali, finiti quelli ho spostato i mobili della sala ed ho ripassato un po' di qwien (forme del qwan ki do).

Correvo. E mi sentivo felice. Sorridevo visibilmente, me lo ricordo. Pensavo anche: "Che bel cielo, che arietta piacevole, che bel sole estivo, che bello sudare, che silenzio in campagna..."

Sono sempre immersa in un mondo spietato e materiale che mi ha cavato via l'anima. E il lavoro e la casa e il moroso e i figli del moroso e le ferie e i soldi e le rate e l'università... Ma tutto perde senso quando sono là. Là dove? Non lo so di preciso, ma ci vado spesso, ci vado ogni volta che voglio. Ci vado correndo da sola, ma anche passeggiando con Dharma. Dopo la corsa e dopo la doccia sono uscita con lei nella stessa campagna, stavolta scalza e lenta, ci siamo sedute nell'erba accanto al campo di grano e abbiamo guardato il cielo immenso e minaccioso sopra di noi. Quando sono lì così non mi serve niente.

Pensavo prima, mentre camminavo lenta e scalza, che fino a poco tempo fa mi crogiolavo spesso e volentieri nel dolore della mia solitudine. Me ne disperavo. Perché non ho amici? Perché nessuno mi cerca? Perché la gente si dimentica di me? Perché io faccio, ho fatto e farei per gli altri cose che gli altri non hanno mai fatto e mai faranno per me? Ecco, non me ne frega più niente, oggi. Oggi guardavo il cielo e pensavo che il mio essere sola e da sola è meraviglioso. Sto imparando a farmi compagnia, chissà, magari anche a volermi bene.

I due mesi da letturista sono passati in fretta, come immaginavo. Gli ultimi giorni li ho fatto a Sant'Agata Fossili. E devo dire che sono stata bene, molto bene lassù, a parte il caldo africano insopportabile che mi ha rallentata molto (ma che non mi ha impedito di finire di lavorare con un giorno di anticipo, andando molto blandamente e senza aiuto del messo comunale). Mi sono fatta scarrozzare in giro in cerca di contatori da un arzillissimo 89enne. Ho chiacchierato amabilmente del relativismo con un'insegnante di filosofia e storia affetta da retinite pigmentosa, ma con una tenacia e una brillantezza mentale che io stessa le invidio. Arrivarci, a 96 anni con un cervello del genere! Una mattina mi ha aperto il cancello una signora di 91 anni che ha accolto me e un vicino che le portava la verdura dicendo "Sono nuda sono nuda! scusate ma sono nuda!" quando in realtà era semplicemente in mutande e camicia ma continuava a mostrare la gamba alla Jessica Rabbit con fare lascivo. Minkia che ridere. I caffè che mi hanno invitata a prendere. Le pause pranzo forzate per il troppo caldo, tra pesche e banane e ciliege, l'ultima semi-immersa nella fontana davanti al municipio. L'impiegata comunale felice di rivedermi, che mi offre il caffè al bar al mattino. Quello che doveva essere il posto più ostico e pulcioso è diventato il luogo più ameno di tutti i miei giri avventurosi.

Poi ieri la fine del contratto, una mail al capo per dirgli che ho finito un giorno prima, la rassegnazione della lunga estate da disoccupata.

Fino a che il capo non mi ha chiamata.

[segue intera giornata pensierosa e calcolativa]

Se è vero che pecunia non olet c'è anche da dire che non sempre ne vale la pena. Togliamo altre castagne dal fuoco? Queste però sono davvero troppo bollenti stavolta. La matematica non è un'opinione, e dai miei calcoli risulta che un minimo di guadagno ci sarebbe. Penso. Penso. Penso. E decido.

Lunedì sarò ancora letturista. Del gas. A Genova.

Le cose stanno così: da queste parti c'è lavoro solo per i pochi eletti già sotto contratto, io sono di troppo almeno fino a luglio/agosto. Ma a Genova hanno avuto un paio di infortuni e sono in ritardo, io potrei tamponare per un paio di settimane, poi in linea teorica potrei essere assegnata a qualcosa qui in zona, spero. Comunque sia il contratto mi sarà prorogato di un mese. Un mese di lavoro... non posso non esserne felice, nonostante lo sbattimento.

Però c'è anche altro. C'è che Genova, nel bene e nel male, è stata casa per me una volta. Ci sono luoghi che rivedrei volentieri, altri che devo esorcizzare. C'è qualcuno che mi aspetta e che ogni tanto me lo dice pure.

Sarà un mezzo massacro, lo so. Ma forse mi farà bene, chissà, cercherò di prenderla bene per lo meno. Andrò in treno e mi farò assegnare zone vicine alle stazioni, forse potrò fare addirittura la zona della Foce dove ho fatto la dogsitter per tanto tempo (e magari incontrare qualche vecchia bauconoscenza). Schianterò di caldo o magari mi divertirò e troverò il lavoro piacevole. Bè, il lavoro è lavoro. Ovviamente Franco non è contento, mi ha già fatto notare che sono deficiente, ma pensavo la prendesse peggio. In ogni caso quando inizio a sentire il peso di situazioni assurde mi basta uscire, cosa che farò adesso con Dharma. C'è la statale e c'è la stradina di campagna, nel buio. Appena imboccata mi trovo immersa in uno sciame di lucciole-guardiane. Sono loro che mi indicano la strada. Tolgo il guinzaglio a Dharma e tolgo i sandali. Avanziamo silenziose nella notte tra le lucciole e i raggi di luna piena, concerti di rane e rospi, una civetta in lontananza, il profumo dell'erba medica lasciata a seccare, tagliata nei campi. Il fruscio del grano. E stasera la sensazione fresca ed umida della terra molle di pioggia, dopo un gran temporale estivo.

Arrivo Amore Mio.

Arriva giugno

Written by:Aryaqua
Published on June 2nd, 2014 @ 00:29:45 , using 517 words, 12273 views
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Giugno. Il mese dei cambiamenti. Il mese di casa.

Ci sono odori che mi riportano luoghi. Mi tirano indietro. Ed è strano a dirsi, ma sono tutti luoghi belli, odori belli, ricordi belli. La sera nel parcheggio dietro il bazar dei cinesi, nel buio, cammino sollevando da terra odori di foglie di noce in decomposizione mischiate a pioggia caduta da poco, Matassone, il mio paese. Vado a leggere contatori nelle cantine tra bottiglie di vino, i primi pomodori, albicocche, conserve dell'anno prima, cipolle e patate. E sono al Navesel, sotto ai volti di una vecchia casa di campagna di contadini, e cammino scalza di nascosto tra cani, gatti, galline e anatre, sotto alle viti. Poi verso l'una del pomeriggio comincia il caldo torrido che fa levare il profumo intenso dei gelsomini, quello che sentivo quando andavamo verso il campo sportivo all'ora di ginnastica, ed era già giugno, ed io avevo paura di essere bocciata, al liceo.

In alcuni luoghi c'è odore di menta, della mia casa di Campo, dove ho vissuto scalza e selvaggia e sola e libera. Sento l'odore di libertà e dopotutto vedo che non ho catene ai polsi o alle caviglie. Penso a quella casa, a quella che avevo, cerco di capire quale sarà la prossima, come sarà.

Tra pochi giorni c'è l'asta. Tra pochi giorni sarò di nuovo senza lavoro. La casetta che ho adocchiato non è esattamente la casa dei miei sogni. Si trova in una piccolissima frazione a 10 chilometri da qui, è in paese, non è isolata, dà sulla strada, ma è una casa vera, in discrete condizioni, ha un pezzettino di giardino, è su tre piani, 115 mq. E costa 6200 euro (base d'asta). Pensavo anche che se proprio volessi un pezzo di orto o di prato/bosco probabilmente basterebbe chiedere, penso che la frazione non faccia più di 10 abitanti e il nulla tutto attorno non manca di certo. Sì non è il massimo, ma è quel che posso permettermi. Il prezzo si è già abbassato dall'ultima asta, ed ho visto che inizialmente il prezzo era di 46mila euro. Potrei aspettare ancora, ma passerebbero sicuramente almeno altri 3-4 mesi perché ripropongano l'asta. Lasciamoli passare? L'estate dopotutto è leggera. Vola via in fretta... Come questa primavera che è scappata senza che potessi vederla bene in faccia. Ma più che altro per stanchezza e rassegnazione, colloqui deludenti, tira e molla, la frustrazione del sapermi brava per lo meno a leggere contatori e vedere il mio contratto esaurirsi in due mesi quando gli altri andranno avanti sereni fino al 31 dicembre. Mi sa che prima di pensare all'asta devo chiamare Tizio e provare a vedere se posso passare a lavorare per la concorrenza appena mi scade il contratto. Quando mai gli altri son stati corretti nei miei confronti? Infatti. Intanto lavoro, ancora un po'. Salvo lucertole e ramarri intrappolati nei tombini. Mangio frutta, quasi solo frutta. Cammino scalza. Corro. Scalza. Coccolo Dharma, le sto vicino, le prometto che avremo una casetta per noi, e lei potrà dormire vicino a me la notte, e saremo felici. Intanto ci alleniamo. Ci sono tanti odori buoni che aiutano adesso. Odore d'estate.

In breve

Written by:Aryaqua
Published on May 28th, 2014 @ 21:41:21 , using 756 words, 8845 views
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Oscillo tra il banale ed il troppo profondo. Ma quando mi siedo qui e provo a pensare a qualcosa da scrivere crollo definitivamente nel banale. Forse perché sono sempre molto stanca a causa del lavoro e delle poche ore di sonno. Ciò nonostante a volte mi trovo ad avere pensieri elevati, ma mi succede sempre (ed inevitabilmente direi) quando sono in mezzo al nulla con cielo sopra, terra sotto e nessuna superficie tra me e il sopra e il sotto a fare da filtro.

Parliamo del contorno.

Non ne ho più scritto ma mi pare ovvio e quasi superfluo da dire: non mi hanno presa per il negozio di animali. Contrariamente alle mie aspettative il tizio mi ha chiamata una mattina per dirmi che "per correttezza" voleva avvisarmi (ho fatto il colloquio a febbraio e me l'hai tirata lunga fino a metà maggio, dove sarebbe la correttezza?? mah). Mi ha chiesto se eventualmente può tenermi presente, apriranno altri punti vendita più avanti, ha contratti in scadenza, su Milano e Lecco... Certo, magari l'aria di Milano mi renderà più sorridente, visto che alla fine la discriminante è stata quella. Mi sa tanto di ipocrita 'sto discorso. Sì, certo è che magari "provano" la persona sorridente per qualche tempo e poi se non va bene chiamano me. La migliore delle seconde scelte.

Come per i contatori.

Oggi riunione per spartirci i paeselli, io al solito mi becco fanculandia, ma poca roba rispetto agli altri, perché il mio contratto scade al 13. Scade e... scade. Basta. Cioè aspetta, magari poi a settembre... perché il carico di lavoro dell'estate è misero, ma a settembre si riprende col gas ecc ecc. Ho tolto le castagne dal fuoco, appena avrò finito di ustionarmi le mani potrò tornarmene sul mio bel divano a leccarmi le ferite.

Giorni fa, mentre me ne stavo china e per metà sprofondata in un tombino, una presenza si è avvicinata a me e quando ho alzato lo sguardo ho riconosciuto il volto del tizio che con uno smartphone di ultima generazione, vestiti puliti e fare rilassato apriva lo sportello dei contatori del gas, sottilmente perculandomi riguardo il godimento del mio lavoro di letturista dell'acqua. E' un tipo intrallazzato con mille cose che abita qui a Tortona. Mi ha invitata a prendere un caffè ed abbiamo fatto due chiacchiere. E mi ha chiesto se voglio fare quello che fa lui, aggiungendomi che mi basta dirgli quando voglio cominciare. La ditta per cui lavora opera in modo un po' diverso, i pagamenti sono a cottimo (un tot a lettura quindi, non un fisso mensile) con rimborso spese effettivo. Sì che è un tipo un po' sborone, ma può ben darsi che riesca a tirar su un terzo in più di quel che prendo io, lavorando la metà. Chissà, magari prima della metà di giugno provo a sentirlo e vediamo se davvero son solo chiacchiere o se davvero posso continuare a lavorare.

Sono stata troppo brava a lavorare in questo periodo. Avrei dovuto essere brava anche l'anno scorso, ma devo anche contare che l'anno scorso in effetti stavo ancora imparando. E sulla mia pelle gli errori bruciano ancora e bruceranno per parecchio tempo.

Il tempo passa e ancora non capisco dove devo andare. Sono in stallo perpetuo. Certo è che la situazione non migliora, anzi, a tratti mi sento davvero opprimere. Il lavoro mi stanca molto ma mi appaga profondamente e riesco a sopportare l'esistenza, quando non a rallegrarmi per gli incontri inaspettati che faccio sollevando tombini o scavalcando recinzioni. Gli animali sono la ragione, il motore, il carburante. Io riesco di me a vedere solo quello che non sono. Appartengo a qualcosa, a qualche luogo che non riesco a trovare, o forse ci riesco ma poi me ne dimentico, e per il resto del tempo sono persa in un mondo strano che non sento mio, di cui non mi sento. Mi isolo e non riesco a farci niente. Andare a stare da sola potrebbe essere la cura o il colpo di grazia.

La casetta all'asta che ho adocchiato tempo fa è scesa ulteriormente di prezzo. Se dovesse scendere ancora nel giro di un mese potrei comprarla in contanti. Ma è proprio questo ciò che voglio? E chi lo sa.

Volevo scrivere di qualcosa di profondo, e ce l'ho qui sulla punta delle dita, ma ormai ho sporcato il post con le solite inutilità e non voglio buttarci dentro anche le mie più profonde paturnie travestite da pensieri cosmici. Tanto tra qualche giorno avrò di nuovo mlto tempo da perdere in internet.

C'era una volta Luna

Written by:Aryaqua
Published on May 16th, 2014 @ 23:55:41 , using 775 words, 19531 views
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C'era una volta Luna. Era tanto tempo fa. Prima ancora era Bianca, e precedentemente era solo Diario. Avevo 12 anni quando ho iniziato a scrivere e non ho mai smesso. Scrivere mi distende e rilassa, mi aiuta a buttar fuori quello che ho dentro, a vederlo da fuori. Ma nonostante ciò la distanza pare essere sempre troppo ridotta per consentirmi un'analisi oggettiva. Mi pare ovvio, io che osservo me stessa, come potrei mai essere super partes?

Ieri sono stata presa a sberle virtuali, dopo aver scritto il post. Ero arrabbiata e affranta, ma forse la prima sensazione provata era quella corretta. Cioè che è colpa mia. Che non serve a niente essere sorridente, perché da fuori si percepisce che non sorrido veramente. Si percepisce il vuoto, il freddo dietro a quei sorrisi autoimposti. Non c'entra l'ironia. Ho una mente brillante forse, ma non supplisce alla totale mancanza di sentimenti. In effetti non sono neanche tanto sicura di dare affetto al mio cane. La premessa per dire questo. Una volta scrivevo per me e per me soltanto, e infatti scrivevo su carta là dove nessuno poteva né potrà mai leggermi. Poi improvvisamente è arrivato internet, il forum, poi il blog. Ero sola, mi sentivo endemicamente sola, sapevo scrivere e quel che scrivevo colpiva, e mi faceva piacere che a qualcuno interessasse qualcosa di me. Ho trovato amici, ho trovato maniaci e psicopatici, ho trovato fidanzati via web, scrivendo. Ora trovo che scrivere autoalimenti la mia depressione. Scrivo per trovare conferme, per autocompiacermi nel mio stare male, anche se nessuno commenta mai io vedo un certo numero di visualizzazioni e me ne compiaccio. Del resto nessuno legge di felicità e normalità, è la mia tetra pazzia ad attirare consensi. Taciti consensi che mi pare di percepire, di cui mi nutro.

Non riesco a capire. Non capisco un sacco di cose. Mi ripetono tutti le stesse cose, tutte le volte, che devo crescere, che sono io che decido di stare male, che sono presuntuosa, che non ascolto. Che scrivo per cercare consensi, e quel tanto mi basta per sentirmi coccolata e nel giusto, e persevero nel cammino. Mi sono messa addosso una maschera e mi ci trovo bene e non voglio cambiarla.

Il punto è questo. Io non ricordo di essere stata altro rispetto a quel che sono adesso. Se c'è stato un periodo florido nella mia vita è perché vivevo di illusioni, o vivevo altrove. Non credo più nei sentimenti, danno una felicità effimera, falsata. Anche la felicità è un sentimento, forse, e in effetti non ci credo. Inseguo un ideale edonistico. Stare bene e basta. Franco mi dice che penso solo a quel che mangio, a mangiare frutta, alla mia panza e basta. Che non mi importa d'altro. E in effetti è vero. Ogni tanto cerca di elemosinare affetto, un po' tutti quelli che mi stanno attorno, ma io non sono capace di darne. Sembra che non abbia imparato proprio niente dalla vita, a volte. Non so dare affetto, non sono cresciuta, non so relazionarmi col prossimo, non non non. Non vedo soluzioni più che altro.

Qualche giorno fa ho sentito una frase che mi ha colpito. Diceva, più o meno, che se possiamo immaginare di essere qualcosa vuol dire che abbiamo le capacità di diventarlo. In effetti non ho mai sognato di fare la ballerina. Ma sognavo di parlare con gli animali. E di diventare cintura nera di arti marziali. Ho sognato di fare l'antropologa, le ricercatrice, la scrittrice. E non sono niente di tutto questo, perché io non l'ho voluto. E adesso non so più che cosa voglio, così scelgo di non volere più niente e resto ferma dove sono a piangermi sui piedi.

Oggi sono andata a vedere un rustico. Mancavano solo tre cose: la luce, l'acqua e il bagno. Per il resto era la perfezione. Un'unica stanza sui 40mq con caminetto, forno professionale da pizza dimensione pizzeria, un ettaro di terreno bosco/frutteto tutto attorno, immerso nel nulla a 2 km da Garbagna. Solo verde e silenzio. Mi sono goduta la visita, già consapevole che per quanto incantevole non è la soluzione ideale. Ma che poi io non ci credo neanche a questo, alla cosa del "posto mio". Alla fine sto bene nel mio stare male qui, che però non si paga l'affitto e ho luce, acqua e adsl.

Soprattutto ho sonno, Tanto sonno che vorrei dormire una settimana e svegliarmi con una mezza risposta a tutte le mie stupide domande.

Mi sono anche chiesta se non sia il caso di smettere di scrivere qui. Forse farei meglio a buttare su carta lo schifo che ho dentro, vomitare inchiostro e bruciare poi tutto appena finito.

Schifo che cola!

Written by:Aryaqua
Published on May 15th, 2014 @ 23:01:06 , using 782 words, 7623 views
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Certi accadimenti non si possono esaurire in due righe di status su fbook, meritano un post ad hoc. Anche se la stanchezza mi sta devastando.

Mi chiedo in che mondo io sia finita. Un mondo marcio in cui nulla di quello che credevo importante ha un valore. Cerco di raccontarla, dico "cerco" perché pensarci mi dà fastidio, ma devo perché ho poco tempo e voglio liberarmene.

Dunque ieri era il famoso mercoledì del "vogliamo rivederti" al negozio di animali. Pur non illudendomi ero pervasa da una sensazione di leggerezza, come una nuvoletta rosa tutta attorno ai miei pensieri, mi hanno richiamata, magari sono buone notizie, sono comunque notizie, chissà cosa sarà? Al mattino dunque mi sfascio con 100km tra Tortona-Alessandria-Arquata Scrivia dalle 7 alle 12.35 (per un totale di 200 spremute e 58 letture, queste ultime in meno di un'ora) e volo a Novi Ligure. Faccio anche in tempo a cambiarmi per sembrare un essere umano e non un ammasso di fanghiglia e appiccichìo aranciato. Trovo tizio lì fuori che si fuma una sigaretta. Mi saluta, gli do del tu (sarà più giovane di me) mi chiede come va, facciamo due chiacchiere sulla mia attuale situazione lavorativa. Butta la cicca e mi invita ad entrare. Stavolta non andiamo nel ripostiglio delle scope, ci fermiamo nel cubicolo ricavato dai separè dietro alle casse, una sedia di fronte a due sedie, "il posto dell'inquisizione" scherza lui. Mi siedo, aspetto. La tizia sembra da qualche parte nel negozio e non arriva, lui allora inizia. Mi dice che al colloquio ho fatto loro una buona impressione. Bè, molto buona. Bè diciamo che sei stata la migliore, sicuramente quella che ha maggiori competenze di tutti i colloqui che abbiamo fatto. E questo era l'aspetto più importante. La presenza poi, direi che ci siamo, io potrei essere di parte ma anche la collega è d'accordo su questo punto (grazie per aver notato che non sono un cesso, grazie davvero). Ma. MA. La cosa che però (MA!) abbiamo notato un po' entrambi è che ci sei sembrata una persona riservata. Cioè, dopo di te abbiamo fatto un colloquio ad un'altra ragazza, sicuramente molto meno competente di te, con meno esperienza... Ma aveva un sorriso che ci ha fatti innamorare.

ALT!

A questo punto il mio cervello si è spento, o qualcosa del genere. Dapprima è subentrato il senso di colpa a livello inconscio: ecco, è colpa mia, lo so che devo ostentare maggior sicurezza e fiducia in me stessa, lo so che devo essere più solare, adesso mi scarteranno perché non ho sorriso... No scusa ma... che cazzo vuol dire??

SEI STATA LA MIGLIORE MA QUELLA DOPO DI TE SORRIDEVA DI PIU' E ANCHE SE ERA UNA CAPRA CI HA COLPITI.

Perché loro si mettono nei panni del cliente che vuole vedere una persona sorridente. Perché il cliente torna, da una persona sorridente. Non ti stiamo chiedendo di cambiare il tuo carattere... No scusa, ma mi hai vista per un quarto d'ora della tua vita, che cazzo ne sai del mio carattere? Io che quando parlo di animali mi illumino? Io che faccio divertire i bambini ad oncologia? Io che da due anni mi rapporto con persone che vengono a comprare i fiori da portare al cimitero? Io che leggo i contatori di 150/200 persone ogni giorno? Cioè mi stai dicendo che dovevo fare un colloquio sghignazzando??? A parte l'ultima, le altre gliele ho dette. A un certo punto poi devo aver sorriso per qualcosa e lui mi fa: "Vedi? Adesso che hai sorriso, hai cambiato completamente espressione!" ma grazie a stocazzo, Capitan Ovvio è sempre tra noi.

Grazie Silvio, grazie al trentennio di culi e tette. Io sono stata la migliore e loro cercano la migliore lì dentro per vendere scatolette, e l'aver studiato una vita, l'aver eletto gli animali a mia unica ragione di vita, l'aver maturato pluriennale esperienza a contatto col pubblico e nel commercio... non mi serve ad una beata cippa di minkia perché dovevo sorridere di più.

Cosa devo pensare/fare/dire? Sento lo schifo che mi cola via da tutti i pori come nero catrame. Tre giorni, mi hanno detto, e mi faranno sapere, nel bene e nel male. Sì come l'altra volta, venerdì! Ma di che mese? Magari mi chiamano, magari prevarrà il buon senso. Ma se dovessero scartarmi, e se per farlo mi chiamassero... Come vorrei avere quel briciolo di lucidità per dire: "Ah e così avete scelto quella con le tette più gross... ah no, col sorriso più grande del mio! Tanti auguri! E comunque sono contenta, perché visti i presupposti su cui vi basate per selezionare i vostri dipendenti non ero comunque più tanto sicura di voler iniziare una collaborazione lavorativa con voi". Mi fate schifo.

Cerco di non (ri)iludermi

Written by:Aryaqua
Published on May 11th, 2014 @ 00:44:56 , using 988 words, 12333 views
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Non ho idea da quanto tempo non mi metta a scrivere. Eppure ne avrei bisogno. Il punto è che non ho tempo, per via del lavoro. Dei lavori.

Le cose succedono velocemente a primavera. Non è cambiato nulla dall'ultima volta che ho scritto (ieri? la scorsa settimana? due anni fa? è uguale), eppure tutto continua a mutare e scorrere ed evolvere. Faccio la letturista. Disillusa e abbastanza incazzata col mondo e col sistema, mi sento come una a cui fanno la carità di dare uno straccio di lavoro precario, più per pena che per merito. Eppure... lavoro benissimo. Pur avendo fatto Borghetto Borbera, alias Fanculandia, viaggiavo attorno alle 100 letture al giorno, ma sono arrivata a 118 (il record mai battuto era 120, a luglio scorso, sempre a Borghetto, un giorno di gloria in cui ho però bruciato il palmare per il caldo e per il mio stakanovismo). Venerdì (ieri) dovevo iniziare Arquata Scrivia, un luogo che ricordavo con affetto, dato che l'anno scorso ad ottobre eravamo lì in 3-4 e ci trovavamo a fare pausa caffè in giro e ci siamo divertiti molto tra colleghi, oltre al dettaglio non indifferente che è una cittadina in cui si lavora da Dio. Bè, ieri mattina, e me ne sono accorta per puro caso la sera prima, dovevo andare ad Alessandria a fare 188 spremute. E... che faccio? Ormai vado. E vado. Spremute andate (fusibile fuso, consegnati 50 bicchieri in meno del necessario, casini vari...) risalgo in macchina alle 10 (con 2 casse di arance e due casse di pere come mancia...) e volo ad Arquata, dove arrivo alle 10.40 e dove il palmare non si ripiglia fino alle 11. Secondo giorno di ciclo, vescica in fase esplosione ad continuum causa abuso di spremuta al mattino, difficoltà a trovare un boschetto, poi trovato e risolto il problema. Ho fatto una tirata fino alle 17.40. Ho chiuso la giornata con 143 letture. Che per voi che leggete è un numero a caso che può non voler dir niente, ma per me e per chi è di mestiere significa tanta, ma tanta tanta roba. Così nessuno potrà mai contestarmi nulla anche se inizio a lavorare alle 11 (alla fine appunto l'importante è che io faccia 7 ore, come e quando sono un po' cazzi miei).

Giovedì ho finito l'ultimo pezzo di paesino disperso nella val Borbera. Ho finito prestissimo perché mi mancava poco da fare e il capo non ha pensato di caricarmi sul palmare altre letture, quindi di fatto a mezzogiorno avevo già finito e mi sono fermata in una radura tra boschi e campi a contemplare il canto degli uccelli e le corse dei ramarri. C'era anche una bellissima biscia e uno scorpione sopra al tombino che ho provato ad aprire. Ho lavato via un po' di polvere in un ruscello. Felice. Perché poco prima stavo scendendo verso valle, con calma, godendomi il panorama incontaminato e la primavera inoltrata, quando il cellulare ha iniziato a squillare. Numero che non ho in rubrica, mah, accosto (io brava guidatrice prudente) Pronto? - Arianna? Sì sono io. Ciao sono ***, ci siamo visti qualche tempo fa, per *negozio di animali*, ti ricordi? Eh no, figurati se mi ricordo, ricordo distintamente di averlo rimosso dai ricordi perché troppo fastidioso da pensare. No aspetta, ma mi stai telefonando! Dunque? Hai trovato lavoro nel frattempo? Sì ma fino a giugno, mi han richiamata a leggere contatori, sì ma come dissi qualche tempo fa io resto sempre disponibile qualora ci fosse di meglio. Se sei libera ci possiamo vedere mercoledì. Vorremmo rivederti.

Sì. Ok. Dicevamo. Dunque? Ho il mio bel daffare adesso a dirmi di non illudermi. Magari non vuol dire niente, però intanto vado là, mi hanno richiamata, sono ancora in ballo. Forse non sono la sola, nel senso che forse devono ulteriormente selezionare. Ma intanto sono in lista, e vogliono rivedermi. La vita è davvero strana ed imprevedibile.Tutto sommato sono stati di parola, anche se avrei un sacco di domande circa i lati oscuri di questa vicenda. Ma se ce ne sarà l'occasione penso che tutto diverrà chiaro poi col tempo. Chissà.

Intanto io continuo ad esistere. Dormo troppo poco, lavoro troppo tanto, mi alleno così così. Il lavoro però mi consente di stare in giro tutto il giorno, e come accennavo sopra le locations in cui devo lavorare sono sì inculate, ma anche bellissime. Ogni giorno vedo animali, al di là di frotte di gatti, orde di cani che puntualmente mi ritrovo attorno/addosso, incrocio di tutto: caprioli, rane, rospi, salamandre, topolini, serpenti, ramarri, talpe (mercoledì mi ha attraversato la strada una talpa!!)... E poi i ruscelli e i torrenti, le foglie, il sole, le scarpe antinfortunistica che mollo in macchina mentre mi faccio due passi scalza in qualche prato, mangiando mele, mango, banane (e adesso pere e arance gentilmente concesse :P ). Ci sono cose, momenti, che mi danno emozioni forti. Può essere un colore, un suono, un paesaggio. Gli animali, loro sempre, qualsiasi animale mi dà un'emozione quando si rapporta con me. Oggi guardavo i fiori di gazzania e mi si scaldava il cuore. Vai a capire che diavolo ho nel cervello.

Sto ancora cercando casa, più o meno. E' saltato fuori un rustico minuscolo nel nulla, valore abbordabile anche dalla sottoscritta, solo che la tipa ci ha messo una settimana per rispondere alla mia mail di richiesta info, e mi ha risposto "scusi, le ho già risposto?" e io: "No" e deve ancora ri-rispondere. Al solito però devo valutare eventuali lavori futuri, prima di pensare di comprare casa in culo alla luna. Insomma, come dicevo, è tutto uguale a prima, anche se tutto cambia di continuo. Io come sto? Non aspetto più. Non MI aspetto più NIENTE anche se un minimo mi illudo e mi vedo a fare un lavoro che mi piace e per cui sono portata. Volevo scrivere qualcosa di più profondo, ma come sempre sono troppo stanca e sono più concentrata sul mio imminente ingresso sotto le sacre coltri che sullo scrivere qualcosa di decente. Sorry.

Cipolle?

Written by:Aryaqua
Published on April 17th, 2014 @ 23:45:37 , using 804 words, 35177 views
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Per lo meno adesso ho un motivo valido per essere stanca. Aggiorniamo la situazione per chi non è solito bazzicare nei meandri delle mie follie mentali. Martedì scorso ho fatto un colloquio in un motel come cameriera ai piani, full time 40 ore a settimana, prospettiva di inserimento a tempo indeterminato. Mi pareva fosse andato piuttosto bene, mi pareva. A me paiono tutti bene, e si rivelano tutti: sileeeenzio... Mercoledì, il giorno seguente, mentre sto pagando con monetine da 1 e 2 cent alle casse automatiche dell'Iper e mi si rompe la borsa della spesa --> suona il cellulare. La mia meravigliosa suoneria "bug's song", come aver acceso un'insegna al neon "La cretina con la suoneria inascoltabile sono io!". Era Il Capo. Il capo dei contatori. Bla bla bla il 16 ricominci, due mesi. Aspetto vagamente speranzosa la chiamata dal motel, che ovviamente non arriva. Mi piace di più fare la letturista, ma ormai sono imbottigliata nella non prospettiva e preferisco pensare a trovare altro. Altro che non c'è, non per me. Martedì mattina inizio a fare le spremute nelle scuole, non l'avevo detto che mi hanno ri-chiamata per "frutta nelle scuole"? Ebbene sì, e mi son fatta mettere diverse date tra aprile e maggio. Lo stesso martedì pomeriggio vado a riunione letturisti in sede a Novi Ligure, e lì rivedo tutti. Capo, segretaria (con cui son in confidenza), collega preferito (con cui sono in confidenza), altri due colleghi a tempo indeterminato, e i due che sono stati preferiti a me, entrambi comodi comodi fino al 31 dicembre, ed oltre. Io ritiro un po' di scartoffie e poi presenzio stile tappezzeria. Ad un certo punto vien fuori che qualcuno mi voleva nel gruppo già da marzo... e il capo a sottolineare che invece è andata benissimo così, che ce l'hanno fatta comunque, che hanno risparmiato un mese ed un mese è tanta roba! Mentre pensavo: "Ma sono forse invisibile??" un mio collega dice: "Sì, ma Arianna sarebbe potuta tornare a lavorare un mese prima!" ah ecco, non sono invisibile e non sono l'unica ad aver notato la correlazione tra le cose. Il capo no, il capo dice che il contratto è fino al 13 giugno e poi... poi mi pare di aver capito che me ne starò a casa. Il mio collega che mi passa info sottobanco dice che sicuramente avranno bisogno ad agosto. Bene, potrò andare in ferie a luglio senza problemi. Che culo. Ieri mattina alle 8 ero a Bassignana a fare spremute per 67 bambini. Alle 11 ero a Molo di Borbera a fulminare tombini. Sto andando velocissima. Ah, non rinuncio alle spremute, fanculo, visto quel che mi offrono non vedo perché dir di no a qualcosa che ho accettato prima. Senza contare che pagano bene e subito, e riesco anche a fare colazione gratis e magari a rimediare qualche arancia avanzata. Ed ho chiarito poi con la segretaria, in via confidenziale, la questione orario: per i contatori non c'è orario ben preciso, l'importante è che io faccia 7 ore lavorative effettive, esclusa la pausa pranzo. Tramite gps si sa in tempo reale quel che sto facendo, quando si sta fermi per più di mezz'ora senza fare letture si accende una spia gialla, che dopo un'ora diventa rossa. La prima lettura del mattino è come la timbratura d'ingresso, l'ultima è l'uscita. Bene. Ora sto attenta agi orari, perché prima tendevo ad allungare le giornate, e visti i risultati mi va bene invece fare il mio e staccare al'ora X. Tanto i miei mille eurini li prendo ugualmente, tanto tra 2 mesi sarò sul divano di nuovo. Lavoro dunque, ma senza l'entusiasmo che mi aveva sempre accompagnata nei 5 mesi in cui avevo fatto su e giù per le valli e i paesi e le piazze e i boschi. Lavoro perché devo, faccio le mie ore, limito la pausa a pochi minuti, giusto per addentare un paio di mele o arance. Non posso cercare casa. Non posso progettare nulla. Lo so che non si sputa nel piatto in cui si mangia, ma pensavo questo stasera: è come stare senza mangiare per tanto tempo (e non per un digiuno terapeutico), poi un giorno qualcuno ti dà delle cipolle, e tu mangi cipolle, e che buone che sono!! Potresti vivere solo di quelle. Ma quando ti sei riempita lo stomaco e la fame atavica sfuma, inizi a pensare anche al resto. E ti accorgi che le cipolle ti riempiono la pancia, ma non sono un granché.

Vorrei un mango.

L'unica soluzione che ho trovato per ora è lavorare, lavorare, lavorare ancora e nel frattempo non smettere di cercare lavoro e cercare casa. Affitto? Vendita? Asta? Quando sarà il momento lo saprò, lo capirò.

Per ora mi fermo qui. Ho un'altra cosa da dire, un'intuizione che ho avuto qualche giorno fa, ma sono troppo stanca stasera per parlarne adeguatamente. Quando sarò più lucida spero di riuscire a spiegarlo.

Allenandomi

Written by:Aryaqua
Published on April 4th, 2014 @ 01:05:42 , using 831 words, 28066 views
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L'allenamento serve sempre. Si potrebbe pensare che sia partita un po' in anticipo, ma in realtà son in ritardo di due anni. E le botte arrivano in ogni momento, anche mentre dormi. O poco prima di andare a dormire. Fatto sta che col primo sole, anche se non seguito da temperature troppo primaverili, ho riesumato un paio di sandali. La parvenza. Li uso di fatto solo per percorrere quei 100 metri che mi separano dalla stradina di campagna, li metto per evitare i troppi vetri e l'immondizia sparsa, metto quelli perché sono leggeri da portare. In mano. La cosa bella dei piedi, per lo meno dei miei, è che ci mettono poco a recuperare, a re-imparare. Re-imparare a vivere. Un po' di spine, qualche spuntone, fango gelido, erba tenera, asfalto a grana grossa, o più fine. Macchie che non vengono via se non grattando grattando grattando. Ma perché grattare? Mi piacciono. Come il fango secco che spesso mi arriva alle caviglie. Così come in 5 giorni mi son resa conto che 300 addominali sono troppo pochi. Ieri ho corso. Nel campo. Scalza. Qualche taglietto, nulla di più. Allenamento costante. Sto migliorando.

Sono loro che mi cercano, mi chiamano. Non io che vado a disturbarli. Vengono da me.

E' divertente quando ne parlo a qualcuno, a sentirmi sembra che io passi la vita tra boschi e campi, in realtà faccio poche centinaia di metri e non riesco mai ad arrivare abbastanza lontana da non sentire il brusio della statale. Certo è che però dopo un po' non la sento più. Oggi ho fatto yoga immersa in un concerto di rane e rospi smeraldini. Due giorni fa attraversando la statale in un punto inusuale mi sono trovata esattamente sopra una nidiata di pulcini di germano reale (12). Ieri al posto dei pulcini c'era una nutria enorme, neanche troppo spaventata da me (e poco più in là sono comparsi i piccolini con la mamma). Al cimitero ci sono merli, gazze, corvi e ghiandaie che mi guardano. Io guardo loro. Ieri da sotto un cespuglio un ramarro mi guardava. Una grossa lucertola mi ha seguita (??) in un parcheggio. Io continuo a piantare semi e germogli, in campagna, lungo i bordi del parcheggio del cimitero. Spargo semi di pomodoro, peperone e melone, pianto garofani, crisantemi e tulipani. E' ancora freddo ma non riesco più a tenere le scarpe. La stanchezza che mi ha sempre attanagliato negli ultimi anni, lasciandomi nella costante sensazione di non averne voglia (di allenarmi, di lavorare, di fare le pulizie, di portare fuori il cane, di vivere) si sta trasformando. Sono ancora stanca, perché dormo poco e male, perché a volte mi lascio andare a mangiare schifezze. Faccio pochi metri via dal cancello con Dharma. Lei pascola un po', poi accelera il passo. Io accelero con lei, e cominciamo a correre. Ci fermiamo più avanti, la guardo esplorare il mondo. E comincio a fremere, a saltellare, quando non a saltare sui cippi di cemento, su e giù dai marciapiedi. Corro saltello salto e canticchio. E quando sono in campagna faccio yoga. Ieri notte guardavo un sito di annunci di lavoro. Ne ho trovato uno interessante. Il negozio di animali. La cosa strana è che stavolta è diverso, dice che cercano un commesso, non un responsabile di negozio. Potrei raccontarmi la storia che magari si tratta di una posizione diversa, nel senso che cercano un'altra persona, che io sono ancora in ballo. Perché infondo è aprile da pochi giorni, magari adesso mi chiamano, visto che mi devono chiamare in ogni caso. Sì. Magari mi chiamano. Sempre ieri sera il mio amico ex collega letturista mi ha detto che tra una decina di giorni i capi decideranno se prendere un'altra persona o andare avanti a spremere loro fino alla morte. Indovinate per quale ipotesi propendo... Ho mandato una decina di curricula negli ultimi 3 giorni. A parte qualche data in aprile per "frutta nelle scuole" per ora non mi si prospetta nulla. Eppure non sono disperata come dovrei. Ci tenevo a quel lavoro in negozio, ci tenevo perché so che sarebbe stato il raggiungimento di qualcosa di meravigliosamente vicino a quel che immagino come perfezione, lavorativamente parlando, per me. Mi dicevo che se fosse andata male non avrei avuto più motivo di trattenermi qui. E forse è questa la verità. Mi sento libera. Libera, scalza e libera. E loro vengono da me, mi chiamano. Mi dicono di risvegliarmi. Mi dicono che è ora di essere me. Lo sento nei fossi, lo sento dal fango, lo vedo nei germogli morbidi. Ho voglia di abbracciare il mio cane, di rotolarmi nella terra morbida e tiepida del sottobosco, di tuffarmi da una scogliera in un mare estivo, di affondare i denti in un mango maturo e sbrodolandomi di succo dolce e appiccicoso, ho voglia di fare un bambino, di immergermi nell'acqua gelida di un torrente di montagna, di dormire in una grotta, di camminare scalza nella neve e pungermi con le spine, di correre fino a starne male, ho voglia di sole.

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