Auto ninna-nanna

Written by:Aryaqua
Published on August 31st, 2014 @ 22:36:56 , using 622 words, 143 views
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Perché sai non capita poi tanto spesso che il cuore mi rimbalzi così forte addosso / ed ho l’età che tutto sembra meno importante / ma tu mi piaci troppo e il resto conta niente

Magari poi a leggermi si può pensare che sia diretto a qualcuno in particolare. In un certo senso sì. E’ per me.

Per me che non mi ricordo più cosa significhi essere innamorata, sentirmi amata, davvero. Non ho bisogno di qualcuno, ho bisogno di amore, che sia da me o da altri o entrambe le cose non importa. Adoro i miei cani, ma so che mi amerebbero anche se fossi un’emerita testa di cazzo che li picchia e li trascura. L'indistruttibile Arianna adesso elemosina amore intraspecifico che non trova.

Quello che sposta le montagne. Quello è per me, il resto è fuffa. Che alla fine si provano grandi brividi nel tradire, nel trascorrere lunghe notti brave, nel pensare di intraprendere avventure casuali, c’è gente che ci passa la vita così. Ma anche quella è fuffa.

Chiuderò la curva dell’arcobaleno per immaginarla come la tua corona / e con la riga dell’orizzonte in cielo ci farò un bracciale di regina

Quando lo trovo io uno che pensando a me scriva cose così? A volte sembra che io mi possa innamorare solo di Max Gazzè. O di Caparezza.

Ieri è arrivato l’autunno. Cioè, è ancora estate tecnicamente, lo so, ma so anche che non è più vero. Sono solo convenzioni, ed io non mi fido mai delle convenzioni, ma solo dell’istinto. So che è arrivata la stagione in cui cadono le foglie. Così anch’io mi lascio spogliare e resto nuda sulla terra che si raffredda verso l’inverno. E mi sento come se avessi ricordato d’improvviso di aver perso qualcosa. E sono sempre ferma sul bordo dell’abisso a respirare aria gelida, che mi ferisce le narici, che mi intorpidisce, che mi rallenta quasi fino a farmi morire. Mentre sulle ali ripiegate praticamente c’è ancora l’etichetta, e mi chiedo quando diavolo mi deciderò a dispiegarle. Perché in 34 anni di cadute e botte e morti e rinascite ho capito che l’abisso è sempre davanti a me, sotto di me, attorno a me, come monito, ineluttablità di tragedia, e piattaforma da cui spiccare il volo. Sempre e solo a me la scelta.

Mi sono accorta da un po’ di non poter vivere troppo nella terra. Vanno bene le emozioni semplici ed i bisogni primordiali, mangiare frutta e camminare scalza, ma fondamentalmente, per quanto abbia provato a negarlo, io sono una creatura spirituale e di spiritualità ho bisogno. Che è un po’ come ribadire che ho bisogno dell’amore, la sostanza è sempre la stessa. Sono felice quando mi riempio la pancia di pesche e sole, ma vorrei poter condividere i miei pensieri quando sento il vento sulla pelle, o quando mi ricordo di guardare il cielo.

Quindi sono io la poetessa di me stessa. Per ora, o forse per sempre. E’ un po’ triste, un po’ strano, come cantarsi la ninna-nanna da soli (che ci crediate o no io spesso lo faccio), ma è l’unico modo che ho trovato per non cadere nella banalità del nulla. Si vive si lavora si mangia si dorme si vede gente, ma pur da atea (o agnostica mi sa tanto…) devo trovare tempo e modo di pregare e chiedere aiuto e rendere grazie.

Se mi chiudo in un bosco non so come potrò trovare qualcuno con cui parlare di queste cose. Ma alla fine confido nel fatto che sempre, in qualche modo, fin qui le cose si sono palesate quando era giusto che si palesassero, e quindi sono intimamente convinta che tutto faccia parte di qualche disegno di cui ancora non riesco a cogliere i contorni, dato che ci sono immersa.

Giorno 3

Written by:Aryaqua
Published on August 28th, 2014 @ 00:38:42 , using 544 words, 292 views
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Al giorno 3. Un po' presto per trarre conclusioni, considerando anche che praticamente non ho ancora fatto nulla. Se c'è una cosa che ho capito è che fondamentalmente non devo rompere le balle, arrangiarmi il più possibile. Ho molta libertà, i capi, due di quattro soci, son sempre presenti, ma tranquilloni. Per lo meno al momento. In generale un bell'ambiente.

Io non sono abituata. Oggi un mio amico, parlando con me di come mi trovo, mi ha citato una scena di un film che è anche tra le mie preferite, Morgan Freeman nei panni di Dio in Bruce Almighty (Una settimana da Dio). Dove dice che le persone più felici di questo mondo tornano a casa la sera che puzzano di sudore. Quel che ho pensato in ogni mio giorno da letturista.

Una cosa si sta già delineando chiaramente però. Lavorare 8 ore in Strada Statale per Casteggio e trascorrere le rimanenti 16 in Strada Statale per Voghera non farà bene alla mia salute mentale. Forse non comprero' casa. Sì perché sono troppo incerta, su tutto. Mi sto orientando verso gli affitti. È comodo metterci 10 minuti dal lavoro a casa, ma quadruplico volentieri tempi e distanze per poter rientrare in un posto mio, col verde e il silenzio e l'aria profumata e frizzante.

Il silenzio che cerco e voglio, il verde, l'erba sotto i piedi scalzi. Oggi si è ricordato di essere ancora agosto. Son potuta uscire ancora in maniche corte e gonnellina leggera, al solito scalza, nelle campagne. Penso. Non so dire se penso a qualcuno, credevo di sì, ma forse è più una necessità generale di pensare a qualcuno. Mi manca un po' l'amore, vorrei sentirmi innamorata, ma per davvero, ancora una volta. Vorrei sentirmi ricambiata. A parte flirtare più o meno spudoratamente con qualcuno che sta palesemente flirtando più o meno spudoratamente con me, non ho altre idee. A volte vedo che mi basta riempirmi i pensieri in quei 3-4 giorni topici di ormone schizzato che mi capitano ad ogni ciclo, sperando di non fare danni. Insomma, dato il mio ciclo di 24 giorni è come dire che ogni 20 giorni sarebbe opportuno che mi chiudessi in una cantina al buio legata ad una sedia. Poi esco dai sotterranei e non so che fare, se mandare un messaggio, a chi mandarlo. Sono solo un po'sola. Ora che ho fb, whathsapp e skype sul telefono e posso collegarmi dal lavoro (incentivata dal capo, incredibile dictu) sto recuperando un minimo di vita social-virtuale, che non è il massimo, ma è il massimo a cui possa aspirare adesso.

E sono serena. Credo sia per via dei soldi, sto bene economicamente, posso comprare cose, posso far progetti per case e viaggi, lascio via solo i sentimenti dalla vita. A parte quelli più primordiali. Tipo che mi sono esaltata al massimo quando ho realizzato di poter chattare da dove voglio, o guardare fb, o fare foto da condividere subito. Ma quando oggi, dopo tanti mesi in cui credevo se ne fossero andate o peggio, ho rivisto la famigliola di nutrie nel fosso, non ho assolutamente pensato a far loro una foto da postare sui social, sono semplicemente rimasta lì ad emozionarmi guardandole.

Basta con gli ingarbugliamenti di neuroni, solo emozioni semplici.

E voglio una casa dove vivere nuda dai piedi ai capelli.

Domani

Written by:Aryaqua
Published on August 24th, 2014 @ 23:20:55 , using 1037 words, 397 views
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Mi dispiace, mi sono persa,un po'. Avevo anche scritto un bel pezzo di post dal mare il mese scorso, ma poi mi si è fulminato il netbook e si sono susseguiti una serie di eventi per cui non ho potuto trovare modo e tempo per aggiornare il blog. Ci provo brevemente.

Scrivo da un tablet, il mio nuovo tablet. Ho anche un cellulare nuovo, uno smartphone, e quando mi decidero' a metterci dei soldi dovrebbe attivarsi il mio nuovo piano telefonico con connessione internet, con un nuovo operatore. E domani sara' il primo giorno del mio nuovo lavoro.

Sono stata una letturista fino al 14 agosto. Sono stata la migliore letturista che sia mai stata. Veloce, precisa, divertita nel fare il mio lavoro tra la val Borbera, Masio e Castelletto d'Orba. Col contratto rinnovato ogni 15 giorni per via di vari infortuni di colleghi. Una notte di luglio mi è arrivata una mail. Diceva Salllve! Lei è già stata da noi per un colloquio da operaia, ma adesso ci serve una segretaria che faccia questo e quello, si sente in grado? E nell'incertezza dei miei contratti quindicinali ho risposto. Sì.

L'epilogo del colloquio, avvenuto solo due giorni dopo, è stato: Abbiamo contattato cinque persone ci hanno risposto in due, se ne è presentata una. Quando vuoi cominciare?

Comincio domattina. Lascio i contatori ed un lavoro che mi piaceva per chiudermi in un ufficio di una zona industriale di Voghera. Tutto quel che c'è attorno lo approfondiro' in seguito, che è già tardi e devo ancora pensare a cosa mettermi domani...

Mi spiace buttare quanto scritto in ferie, lo copioincollo qui sotto, tanto per :-)

2 agosto

Dovessi scegliermi un simpatico meme per esprimere il mio status attuale vorrei quello del?Professor Farnsworth? di Futurama che dichiara: I don't want to live on this planet any more. Dopo un paio di giorni trascorsi serenamente in Trentino, dove ho lasciato la mia Dahrma in pensione dai miei genitori, ieri all'alba ci siamo alzati (nb! non svegliati, non ha dormito nessuno, o meglio, io ci ho provato ma essendo che erano tutti svegli e molesti mi è stato difficile fare una dormita vera e propria) e siamo partiti per il mare. Dopo circa 50 km l'istinto era quello di lanciarmi fuori dal finestrino dell'auto in corsa, ed in caso di sopravvivenza all'impatto con l'asfalto avrei provveduto a legarmi al guard-rail dell'autostrada, magari a poca distanza da un autogrill, non sia mai che qualcuno avrebbe potuto raccogliermi o per lo meno segnalare la mia presenza al numero verde (animale abbandonato in autostrada 800-137079).?

Abituata al mar Ligure ora mi trovo a contemplare un segmento di mare dal terrazzino di questo Hotel 3 stelle a Cattolica. Da vicino è una pozzanghera verdognola tiepidina quasi immota in cui stanno a bagnomaria vari esemplari di cetacei antropomorfi, agonizzando secondo me. Ieri sera, dopo aver fatto spiaggia-piscina-pranzo-nanna-spiaggia-piscina-cena siamo usciti per fare due passi e mi sono guardata un po' attorno. Dov'è. Dove diavolo è la natura?? Ed ho capito che sarà duretta arrivare sana di mente in fondo alla settimana.

Ho rimandato per tre anni questo genere di vacanza, ma quest'anno non avevo più scuse. Ho sempre detto a me stessa che il tipo di ferie in albergo-non-far-niente non fa per me, ma lo dicevo senza cognizione di causa, nel senso che le mie esperienze in albergo erano limitate all'infanzia. Ora ne ho la conferma piena: decisamente non esiste tipo di vacanza più lontana dal mio modo di essere. I bambini sono a tratti insopportabili. Per la maggior parte del tempo invece sono da trucidare. Oggi è il secondo giorno ed il grande ha pensato bene di fare l'eroe tutta la mattina in piscina a saltare come un pazzo, salvo accorgerci ad ora di pranzo che aveva la febbre a 38. Quindi abbiamo fatto il pomeriggio separati, io e il piccolo (che preso da solo è stranissimamente addirittura sopportabile, sembra quasi normale), e Franco in camera col grande. Ora ci siamo scambiati ruoli e bambini, quindi a me tocca il cazzeggio mortale in camera fino all'ora di cena.

Sto mangiando troppo. Avevo il terrore di non poter mangiare nulla, ok, salto sempre il secondo, ma ci sono talmente tante cose nel buffet di verdure cotte e crude che quando arriva il primo io di fatto sto già rotolando.?

Ieri ed oggi il tempo è stato brutto ed ho intuito quanto sia stata azzeccata, in ogni caso, la scelta di un albergo con piscina interna coperta. Riscaldata, con giochi di luci, cascatelle, idromassaggio e generatore di corrente subacquea, senza contare la piccola palestra lì attaccata. Stamattina in piscina c'erano solo i bambini di Franco, mentre io e lui ci spaccavamo di tapis roulant, squat, bicipiti, tricipiti, addominali ecc. Poi lui si è piazzato alla tv a deprimersi con i tg ed il meteo inclemente, io ho perseverato negli esercizi, poi doccia e piscina-idromassaggio. Il meteo mette nuvoloso fino a lunedì, tornerò indietro bianca così come sono arrivata. O meglio, panza bianca e braccia nere, con la tipica abbronzatura da letturista. -il pc è esploso la sera del secondo giorno, condannandomi a serate solitarie ed inutili, talvolta addirittura alla tv...

Sala giochi, l'unico luogo da cui posso connettermi per ora. E poi? boh, lo scopriremo solo vivendo!

Aggiunte post-ritorno, le ferie delle sfighe varie. Al mattino del martedì ore 8:00 mi squilla il telefono, una donna sconosciuta mi dice: Ho trovato il suo cane bianco... Cana scappata ai miei, per fortuna era a pochi metri da casa.

Al giorno 4, anzi, alla notte, tonfo tremendo: il piccolo è caduto dal letto. A castello. Nottata in bianco a cercare di capire se respirasse, dato che lui senza fare una piega ha dichiarato di stare benissimo ed è tornato a dormire.

Ultimo giorno,finalmente mezza giornata di sole, bagno al mare, abbraccio di medusa -ce n'erano decine-, ma questa per me è stata un'esperienza divertente e nuova. In fase di rientro andiamo a Mirabilandia, io a due km mi metto le lenti a contatto in auto, una delle due mi si rompe nell'occhio. Circa due ore di agonia per riuscire a toglierla, resto della giornata fatta con la sola visione a sinistra. Unica giornata torrida dell'estate ovviamente. Eppure, strano da dire, ma in qualche modo è stata una vacanza divertente.

Mondo rotondo (con me sopra)

Written by:Aryaqua
Published on July 11th, 2014 @ 23:41:21 , using 560 words, 17040 views
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Il mondo è rotondo. Lo sento, lo percepisco sotto di me, ed io ci sono sopra. L'estate stenta a decollare. Dicono. Io però non ascolto, non ascolto più quel che dicono, mi scivola via ogni cosa, ogni parola inutile, e non mi importa di prendere l'ombrello se piove. L'ombrello o le scarpe. Ci si libera dai condizionamenti solo volendolo. Mi libero dalla negatività così come mi libero dalle scarpe, mia tortura quotidiana per via del lavoro. Mi trovo nel mezzo delle campagne a contemplare i cieli alti con cumuli imponenti, sole che scompare riappare, campi, distese sterminate, colline in lontananza. Penso all'Australia. Mi chiedo come sarebbe se fossi là, come mi sentirei. E poi penso che starei bene, sarei felice, sarebbe bellissimo, ma sarei sempre con me. E la decisione di essere o no felice sempre da me viene, indipendentemente dalle coordinate geografiche a cui mi trovo.

Un po' alla volta affiora la risposta che cercavo a quella domanda che mi pongo da tempo. Tutto questo è servito alla mia solitudine. Serve davvero arrivare a toccare il fondo e scavare un po', serve a capire. Imparare ad essere da sola, impararlo veramente. Sono io la migliore compagna di vita che voglio per me. E sono qui e sarò in Australia o ovunque io vorrò essere, e ci sarò quando sarà il momento.

Mi stavo appisolando sul sedile del treno verso Tortona oggi, mentre rientravo dall'ultimo giorno di Genova, e pensavo a questo, e mi si contraevano le labbra in un continuo sorriso incontrollato. Sto imparando ad amarmi, continuavo a pensare.

Oggi ho trascorso una giornata... bella, molto bella.

Oggi ho trascorso un mese bello, molto bello.

Ho visto cose, ho visto gente. Ci son voluti 4 anni, ma adesso posso girare per Genova leggera e sicura, in punta di piedi. Ho visitato qualcosa come 1500 appartamenti, ho chiacchierato con la gente, mi son beccata insulti ed inviti a pranzo, ho mandato giù qualche rospo e diversi chili di frutta (pesche soprattutto), ho fatto chilometri di strada e scalato milionate di gradini e scale. Ho visto il mare. Ho abbracciato persone che per un po' avevo creduto perse. Ne ho ritrovate di inaspettate.

Io la definirei consapevolezza, ma mi sorge il dubbio che il suo nome effettivo possa invece essere felicità.

Vorrei scrivere nel dettaglio di ogni parola, di ogni volto, di ogni sfumatura di tutti gli incontri che ho avuto e vissuto, in una sorta di orror vacui, nella paura di poter dimenticare le cose belle. Ma poi mi ricordo che se c'è una cosa in cui sono pressoché imbattibile, quello son proprio i ricordi, la memoria. Le cose sono lì, restano, e andrò a ripescarle quando mi serviranno, succede sempre così.

E poi oggi è andata così, ho deciso cose all'ultimo secondo, ho riso, sono stata bene ed ho chiuso i cerchi. Come fanno le donne aborigene nel jilimi, chiudono i cerchi. E per assurdo tutto quadra.

La solitudine profonda ed endemica è diventata conditio sine qua non per poter tornare a stare con gli altri.

Energia. Sento energia che sale dai piedi ed arriva fin nella testa. Sento il caldo di luglio che arriva mentre cammino tra San Giorgio e Principe e viene su, fino a Tortona, come se mi seguisse, come se fossi io a raccogliere l'estate dal mare portandomela dietro fino in pianura, tra le colline, nei campi.

Andate e ritorni

Written by:Aryaqua
Published on June 22nd, 2014 @ 00:10:31 , using 931 words, 6537 views
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Aggiornamenti lavorativi.

Dunque Zena. Questa vecchia signora Superba e spesso scorbutica. Arrivo lì verso le 8.30, dopo che in un'altra vita mi sono alzata alle 6.30 ho fatto uscire Dharma me la son quasi fatta addosso ho preso borsa e macchina fino alla stazione son salita sul treno ho revisionato le scartoffie per studiare il piano strategico della giornata lavorativa. Scendo a Brignole. E l'aria di Genova mi entra nei polmoni. E' un'aria viziata di estate al mattino, freni bruciati dei treni, calore dolciastro dal bar della stazione, affanno di centinaia di persone e poi macchine, vento, focaccia, caffè e il mare laggiù, che ancora non sono andata a salutare.

Lavorativamente parlando sto andando ben al di sopra delle aspettative (o dei calcoli del capo). Lunedì sono scesa solo per farmi dare la proroga del contratto, gli avvisi da appendere sui palazzi e le cartoline da lasciare in caso di mancata lettura. Il capo mi disse che la media è di 140 letture al giorno. Lunedì fumato nel nulla, martedì speso per lo più ad attaccare gli avvisi, totale dei primi 2 giorni: 80 letture. Mercoledì: 227. Mi ha dato un libretto da 767 letture pensando che ne avessi abbastanza fino alla fine del mese, giovedì mi ha telefonato per dirmi che me ne aveva assegnato un altro da 900. O non sa fare i conti, o sono troppo veloce io, o i letturisti di Genova dormono anziché lavorare. Poco importa, io lavoro! E lavoro a Zena.

Non è che sono innamorata (e chi se ne ricorda più) ma è un po' come sentire le farfalle nello stomaco ad ogni passo. Mi sono fatta assegnare la Foce come speravo, conosco ancora tutte le vie, tutti i palazzi, tutti i negozi. I cani, molti anche di loro. Mi manca Lapo, quella era zona di Lapo, casa di Lapo, Lapo e Chicca. Ora Lapo non c'è più, da due anni ormai. Ora ci sono Chicca e Chili. La Chicca ha il muso spruzzato di bianco, mi si è un po' stretto il cuore nel vederla invecchiata. Chili è un meraviglioso cane di 2 anni incrocio di non si sa cosa, forse addirittura levriero, dolce, con due occhioni acquosi e scuri che ti trapassano l'anima. Di 5 giorni che sono stata giù li ho incontrati 3 volte, di cui solo una era stata precedentemente pianificata. Sono sempre felici di vedermi, cani e padroni. Bè, Chili non mi conosceva, ma a parte la diffidenza del primo giorno dal secondo in poi ha iniziato a manifestare anche lui felicità nel vedermi. I miei canuzzi. E il ricordo di Lapo, che tanto mi ha fatta impazzire e dannare, ma che era pur sempre Lapo. E la Emma. Si può essere tristi per qualcuno che è morto due anni fa? Non lo so, io lo sono. Non lo sapevo, l'ho saputo solo ieri. La padrona ha cambiato casa, ho letto il gas nel suo palazzo ma non c'era più il cognome sulle cassette della posta, e non sono riuscita a riconoscere l'appartamento, forse perché adesso è diventato un ufficio. Le cose cambiano, i cani muoiono. Muoiono anche le persone. Non tutte, alcune restano così, o invecchiano un po', o crescono, o migliorano. Io sono di nuovo immersa in un flusso di cose in divenire, nel marasma spesso torrido ventoso di una città che ho odiato e amato e che continuo ad amare e odiare. Così tanto che non più tardi di giovedì ho cominciato a pensare: e quando finisco di leggere il gas, poi che faccio?? Come faccio se non dovrò più tornare qui? Come farò senza vedere la Chicca e Chili e i loro padroni, come farò senza prendere il caffè da Danilo, che ci ha messo un po' a riconoscermi così imbragata con il gilet catarifrangente, ma che poi ha ripreso come un tempo a regalarmi larghi sorrisi, come farò senza sentire i gabbiani e i pappagallini selvatici che invadono Piazza Paolo da Novi, come farò? Sono un animale strano. Lascio pezzi di cuore ed anima ovunque nel mondo, poi me ne vado, ma è come se non me ne fossi mai andata veramente, non sono mai andata del tutto. E' vero, la gente non mi cerca mai, ma manco a tutti. Me lo dicono e lo percepisco. Uomini e cani sono simili forse in questo. Un cane non scrive email o sms, non chiede di te, non ti telefona. Ma quando torni e si ricorda di te è sempre un'esplosione di felicità sincera. Voglio illudermi di questo, che esista ancora un po' di amore puro nel mondo, che ce ne sia qualche briciola per me, là dove vado, là dove torno.

Poi rientro qui, a Tortona, e sono leggera. Vado spesso a correre, non mi pesa, corro sempre pochino, sui 20 minuti, ma senza fatica e senza affanno, corro perché mi piace. Con oggi è estate. non è stata una gran giornata, passata più che altro tra scazzi, incomprensioni e sensazione di mortificazione come al solito. Penso sempre a quella casetta, che non è il massimo, ma per il prezzo che ha potrebbe andar bene anche solo come deposito "cose di Arianna". Questo mese in più di lavoro, tolte le spese di viaggio che non sono poi molte, mi fa avvicinare ancora un po' a lei. Voglio il mio nido, solo mio, è una cosa che non mi sto preoccupando di spiegare troppo al consorte, ma che non ho nemmeno voglia di spiegare e non so se lui lo capirà. Ma sono arrivata in quella fase della vita in cui ho deciso che non spiegherò più niente a nessuno, perché infondo a nessuno interessa mai veramente capire.

Correre (via)

Written by:Aryaqua
Published on June 14th, 2014 @ 23:32:48 , using 1088 words, 5164 views
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Correvo e tra di me mi dicevo: "Corro via perché sono stufa e stanca di sentirmi dirmi che sono stufa e stanca!"

Così senza motivo. Sarà la frutta che mi fa "male". Troppe energie, troppa voglia di fare cose. Cose a caso. Alle tre del pomeriggio eser colti dalla scimmia del "voglio correre" con il sole a picco, dopo aver passato tutta la mattina al cimitero a vender fiori e pulire tombe (sempre sotto il sole a picco).

Qualcosa oggi mi ha detto che dovevo correre, ed ho corso. Non molto, 20 minuti, il tempo che mi ci è voluto per percorrere il tragitto che mi ero prefissata. Solo che poi sono arrivata in vista di casa e mi sono accorta che non avevo ancora iniziato a fare fatica. Così l'ho allungata di un chilometrino, tanto per gradire. Non è che grondassi di sudore... lo sprizzavo a fiotti. Poi una volta rientrata mi son messa a fare un po' di addominali, finiti quelli ho spostato i mobili della sala ed ho ripassato un po' di qwien (forme del qwan ki do).

Correvo. E mi sentivo felice. Sorridevo visibilmente, me lo ricordo. Pensavo anche: "Che bel cielo, che arietta piacevole, che bel sole estivo, che bello sudare, che silenzio in campagna..."

Sono sempre immersa in un mondo spietato e materiale che mi ha cavato via l'anima. E il lavoro e la casa e il moroso e i figli del moroso e le ferie e i soldi e le rate e l'università... Ma tutto perde senso quando sono là. Là dove? Non lo so di preciso, ma ci vado spesso, ci vado ogni volta che voglio. Ci vado correndo da sola, ma anche passeggiando con Dharma. Dopo la corsa e dopo la doccia sono uscita con lei nella stessa campagna, stavolta scalza e lenta, ci siamo sedute nell'erba accanto al campo di grano e abbiamo guardato il cielo immenso e minaccioso sopra di noi. Quando sono lì così non mi serve niente.

Pensavo prima, mentre camminavo lenta e scalza, che fino a poco tempo fa mi crogiolavo spesso e volentieri nel dolore della mia solitudine. Me ne disperavo. Perché non ho amici? Perché nessuno mi cerca? Perché la gente si dimentica di me? Perché io faccio, ho fatto e farei per gli altri cose che gli altri non hanno mai fatto e mai faranno per me? Ecco, non me ne frega più niente, oggi. Oggi guardavo il cielo e pensavo che il mio essere sola e da sola è meraviglioso. Sto imparando a farmi compagnia, chissà, magari anche a volermi bene.

I due mesi da letturista sono passati in fretta, come immaginavo. Gli ultimi giorni li ho fatto a Sant'Agata Fossili. E devo dire che sono stata bene, molto bene lassù, a parte il caldo africano insopportabile che mi ha rallentata molto (ma che non mi ha impedito di finire di lavorare con un giorno di anticipo, andando molto blandamente e senza aiuto del messo comunale). Mi sono fatta scarrozzare in giro in cerca di contatori da un arzillissimo 89enne. Ho chiacchierato amabilmente del relativismo con un'insegnante di filosofia e storia affetta da retinite pigmentosa, ma con una tenacia e una brillantezza mentale che io stessa le invidio. Arrivarci, a 96 anni con un cervello del genere! Una mattina mi ha aperto il cancello una signora di 91 anni che ha accolto me e un vicino che le portava la verdura dicendo "Sono nuda sono nuda! scusate ma sono nuda!" quando in realtà era semplicemente in mutande e camicia ma continuava a mostrare la gamba alla Jessica Rabbit con fare lascivo. Minkia che ridere. I caffè che mi hanno invitata a prendere. Le pause pranzo forzate per il troppo caldo, tra pesche e banane e ciliege, l'ultima semi-immersa nella fontana davanti al municipio. L'impiegata comunale felice di rivedermi, che mi offre il caffè al bar al mattino. Quello che doveva essere il posto più ostico e pulcioso è diventato il luogo più ameno di tutti i miei giri avventurosi.

Poi ieri la fine del contratto, una mail al capo per dirgli che ho finito un giorno prima, la rassegnazione della lunga estate da disoccupata.

Fino a che il capo non mi ha chiamata.

[segue intera giornata pensierosa e calcolativa]

Se è vero che pecunia non olet c'è anche da dire che non sempre ne vale la pena. Togliamo altre castagne dal fuoco? Queste però sono davvero troppo bollenti stavolta. La matematica non è un'opinione, e dai miei calcoli risulta che un minimo di guadagno ci sarebbe. Penso. Penso. Penso. E decido.

Lunedì sarò ancora letturista. Del gas. A Genova.

Le cose stanno così: da queste parti c'è lavoro solo per i pochi eletti già sotto contratto, io sono di troppo almeno fino a luglio/agosto. Ma a Genova hanno avuto un paio di infortuni e sono in ritardo, io potrei tamponare per un paio di settimane, poi in linea teorica potrei essere assegnata a qualcosa qui in zona, spero. Comunque sia il contratto mi sarà prorogato di un mese. Un mese di lavoro... non posso non esserne felice, nonostante lo sbattimento.

Però c'è anche altro. C'è che Genova, nel bene e nel male, è stata casa per me una volta. Ci sono luoghi che rivedrei volentieri, altri che devo esorcizzare. C'è qualcuno che mi aspetta e che ogni tanto me lo dice pure.

Sarà un mezzo massacro, lo so. Ma forse mi farà bene, chissà, cercherò di prenderla bene per lo meno. Andrò in treno e mi farò assegnare zone vicine alle stazioni, forse potrò fare addirittura la zona della Foce dove ho fatto la dogsitter per tanto tempo (e magari incontrare qualche vecchia bauconoscenza). Schianterò di caldo o magari mi divertirò e troverò il lavoro piacevole. Bè, il lavoro è lavoro. Ovviamente Franco non è contento, mi ha già fatto notare che sono deficiente, ma pensavo la prendesse peggio. In ogni caso quando inizio a sentire il peso di situazioni assurde mi basta uscire, cosa che farò adesso con Dharma. C'è la statale e c'è la stradina di campagna, nel buio. Appena imboccata mi trovo immersa in uno sciame di lucciole-guardiane. Sono loro che mi indicano la strada. Tolgo il guinzaglio a Dharma e tolgo i sandali. Avanziamo silenziose nella notte tra le lucciole e i raggi di luna piena, concerti di rane e rospi, una civetta in lontananza, il profumo dell'erba medica lasciata a seccare, tagliata nei campi. Il fruscio del grano. E stasera la sensazione fresca ed umida della terra molle di pioggia, dopo un gran temporale estivo.

Arrivo Amore Mio.

Arriva giugno

Written by:Aryaqua
Published on June 2nd, 2014 @ 00:29:45 , using 517 words, 12378 views
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Giugno. Il mese dei cambiamenti. Il mese di casa.

Ci sono odori che mi riportano luoghi. Mi tirano indietro. Ed è strano a dirsi, ma sono tutti luoghi belli, odori belli, ricordi belli. La sera nel parcheggio dietro il bazar dei cinesi, nel buio, cammino sollevando da terra odori di foglie di noce in decomposizione mischiate a pioggia caduta da poco, Matassone, il mio paese. Vado a leggere contatori nelle cantine tra bottiglie di vino, i primi pomodori, albicocche, conserve dell'anno prima, cipolle e patate. E sono al Navesel, sotto ai volti di una vecchia casa di campagna di contadini, e cammino scalza di nascosto tra cani, gatti, galline e anatre, sotto alle viti. Poi verso l'una del pomeriggio comincia il caldo torrido che fa levare il profumo intenso dei gelsomini, quello che sentivo quando andavamo verso il campo sportivo all'ora di ginnastica, ed era già giugno, ed io avevo paura di essere bocciata, al liceo.

In alcuni luoghi c'è odore di menta, della mia casa di Campo, dove ho vissuto scalza e selvaggia e sola e libera. Sento l'odore di libertà e dopotutto vedo che non ho catene ai polsi o alle caviglie. Penso a quella casa, a quella che avevo, cerco di capire quale sarà la prossima, come sarà.

Tra pochi giorni c'è l'asta. Tra pochi giorni sarò di nuovo senza lavoro. La casetta che ho adocchiato non è esattamente la casa dei miei sogni. Si trova in una piccolissima frazione a 10 chilometri da qui, è in paese, non è isolata, dà sulla strada, ma è una casa vera, in discrete condizioni, ha un pezzettino di giardino, è su tre piani, 115 mq. E costa 6200 euro (base d'asta). Pensavo anche che se proprio volessi un pezzo di orto o di prato/bosco probabilmente basterebbe chiedere, penso che la frazione non faccia più di 10 abitanti e il nulla tutto attorno non manca di certo. Sì non è il massimo, ma è quel che posso permettermi. Il prezzo si è già abbassato dall'ultima asta, ed ho visto che inizialmente il prezzo era di 46mila euro. Potrei aspettare ancora, ma passerebbero sicuramente almeno altri 3-4 mesi perché ripropongano l'asta. Lasciamoli passare? L'estate dopotutto è leggera. Vola via in fretta... Come questa primavera che è scappata senza che potessi vederla bene in faccia. Ma più che altro per stanchezza e rassegnazione, colloqui deludenti, tira e molla, la frustrazione del sapermi brava per lo meno a leggere contatori e vedere il mio contratto esaurirsi in due mesi quando gli altri andranno avanti sereni fino al 31 dicembre. Mi sa che prima di pensare all'asta devo chiamare Tizio e provare a vedere se posso passare a lavorare per la concorrenza appena mi scade il contratto. Quando mai gli altri son stati corretti nei miei confronti? Infatti. Intanto lavoro, ancora un po'. Salvo lucertole e ramarri intrappolati nei tombini. Mangio frutta, quasi solo frutta. Cammino scalza. Corro. Scalza. Coccolo Dharma, le sto vicino, le prometto che avremo una casetta per noi, e lei potrà dormire vicino a me la notte, e saremo felici. Intanto ci alleniamo. Ci sono tanti odori buoni che aiutano adesso. Odore d'estate.

In breve

Written by:Aryaqua
Published on May 28th, 2014 @ 21:41:21 , using 756 words, 8993 views
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Oscillo tra il banale ed il troppo profondo. Ma quando mi siedo qui e provo a pensare a qualcosa da scrivere crollo definitivamente nel banale. Forse perché sono sempre molto stanca a causa del lavoro e delle poche ore di sonno. Ciò nonostante a volte mi trovo ad avere pensieri elevati, ma mi succede sempre (ed inevitabilmente direi) quando sono in mezzo al nulla con cielo sopra, terra sotto e nessuna superficie tra me e il sopra e il sotto a fare da filtro.

Parliamo del contorno.

Non ne ho più scritto ma mi pare ovvio e quasi superfluo da dire: non mi hanno presa per il negozio di animali. Contrariamente alle mie aspettative il tizio mi ha chiamata una mattina per dirmi che "per correttezza" voleva avvisarmi (ho fatto il colloquio a febbraio e me l'hai tirata lunga fino a metà maggio, dove sarebbe la correttezza?? mah). Mi ha chiesto se eventualmente può tenermi presente, apriranno altri punti vendita più avanti, ha contratti in scadenza, su Milano e Lecco... Certo, magari l'aria di Milano mi renderà più sorridente, visto che alla fine la discriminante è stata quella. Mi sa tanto di ipocrita 'sto discorso. Sì, certo è che magari "provano" la persona sorridente per qualche tempo e poi se non va bene chiamano me. La migliore delle seconde scelte.

Come per i contatori.

Oggi riunione per spartirci i paeselli, io al solito mi becco fanculandia, ma poca roba rispetto agli altri, perché il mio contratto scade al 13. Scade e... scade. Basta. Cioè aspetta, magari poi a settembre... perché il carico di lavoro dell'estate è misero, ma a settembre si riprende col gas ecc ecc. Ho tolto le castagne dal fuoco, appena avrò finito di ustionarmi le mani potrò tornarmene sul mio bel divano a leccarmi le ferite.

Giorni fa, mentre me ne stavo china e per metà sprofondata in un tombino, una presenza si è avvicinata a me e quando ho alzato lo sguardo ho riconosciuto il volto del tizio che con uno smartphone di ultima generazione, vestiti puliti e fare rilassato apriva lo sportello dei contatori del gas, sottilmente perculandomi riguardo il godimento del mio lavoro di letturista dell'acqua. E' un tipo intrallazzato con mille cose che abita qui a Tortona. Mi ha invitata a prendere un caffè ed abbiamo fatto due chiacchiere. E mi ha chiesto se voglio fare quello che fa lui, aggiungendomi che mi basta dirgli quando voglio cominciare. La ditta per cui lavora opera in modo un po' diverso, i pagamenti sono a cottimo (un tot a lettura quindi, non un fisso mensile) con rimborso spese effettivo. Sì che è un tipo un po' sborone, ma può ben darsi che riesca a tirar su un terzo in più di quel che prendo io, lavorando la metà. Chissà, magari prima della metà di giugno provo a sentirlo e vediamo se davvero son solo chiacchiere o se davvero posso continuare a lavorare.

Sono stata troppo brava a lavorare in questo periodo. Avrei dovuto essere brava anche l'anno scorso, ma devo anche contare che l'anno scorso in effetti stavo ancora imparando. E sulla mia pelle gli errori bruciano ancora e bruceranno per parecchio tempo.

Il tempo passa e ancora non capisco dove devo andare. Sono in stallo perpetuo. Certo è che la situazione non migliora, anzi, a tratti mi sento davvero opprimere. Il lavoro mi stanca molto ma mi appaga profondamente e riesco a sopportare l'esistenza, quando non a rallegrarmi per gli incontri inaspettati che faccio sollevando tombini o scavalcando recinzioni. Gli animali sono la ragione, il motore, il carburante. Io riesco di me a vedere solo quello che non sono. Appartengo a qualcosa, a qualche luogo che non riesco a trovare, o forse ci riesco ma poi me ne dimentico, e per il resto del tempo sono persa in un mondo strano che non sento mio, di cui non mi sento. Mi isolo e non riesco a farci niente. Andare a stare da sola potrebbe essere la cura o il colpo di grazia.

La casetta all'asta che ho adocchiato tempo fa è scesa ulteriormente di prezzo. Se dovesse scendere ancora nel giro di un mese potrei comprarla in contanti. Ma è proprio questo ciò che voglio? E chi lo sa.

Volevo scrivere di qualcosa di profondo, e ce l'ho qui sulla punta delle dita, ma ormai ho sporcato il post con le solite inutilità e non voglio buttarci dentro anche le mie più profonde paturnie travestite da pensieri cosmici. Tanto tra qualche giorno avrò di nuovo mlto tempo da perdere in internet.

C'era una volta Luna

Written by:Aryaqua
Published on May 16th, 2014 @ 23:55:41 , using 775 words, 19672 views
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C'era una volta Luna. Era tanto tempo fa. Prima ancora era Bianca, e precedentemente era solo Diario. Avevo 12 anni quando ho iniziato a scrivere e non ho mai smesso. Scrivere mi distende e rilassa, mi aiuta a buttar fuori quello che ho dentro, a vederlo da fuori. Ma nonostante ciò la distanza pare essere sempre troppo ridotta per consentirmi un'analisi oggettiva. Mi pare ovvio, io che osservo me stessa, come potrei mai essere super partes?

Ieri sono stata presa a sberle virtuali, dopo aver scritto il post. Ero arrabbiata e affranta, ma forse la prima sensazione provata era quella corretta. Cioè che è colpa mia. Che non serve a niente essere sorridente, perché da fuori si percepisce che non sorrido veramente. Si percepisce il vuoto, il freddo dietro a quei sorrisi autoimposti. Non c'entra l'ironia. Ho una mente brillante forse, ma non supplisce alla totale mancanza di sentimenti. In effetti non sono neanche tanto sicura di dare affetto al mio cane. La premessa per dire questo. Una volta scrivevo per me e per me soltanto, e infatti scrivevo su carta là dove nessuno poteva né potrà mai leggermi. Poi improvvisamente è arrivato internet, il forum, poi il blog. Ero sola, mi sentivo endemicamente sola, sapevo scrivere e quel che scrivevo colpiva, e mi faceva piacere che a qualcuno interessasse qualcosa di me. Ho trovato amici, ho trovato maniaci e psicopatici, ho trovato fidanzati via web, scrivendo. Ora trovo che scrivere autoalimenti la mia depressione. Scrivo per trovare conferme, per autocompiacermi nel mio stare male, anche se nessuno commenta mai io vedo un certo numero di visualizzazioni e me ne compiaccio. Del resto nessuno legge di felicità e normalità, è la mia tetra pazzia ad attirare consensi. Taciti consensi che mi pare di percepire, di cui mi nutro.

Non riesco a capire. Non capisco un sacco di cose. Mi ripetono tutti le stesse cose, tutte le volte, che devo crescere, che sono io che decido di stare male, che sono presuntuosa, che non ascolto. Che scrivo per cercare consensi, e quel tanto mi basta per sentirmi coccolata e nel giusto, e persevero nel cammino. Mi sono messa addosso una maschera e mi ci trovo bene e non voglio cambiarla.

Il punto è questo. Io non ricordo di essere stata altro rispetto a quel che sono adesso. Se c'è stato un periodo florido nella mia vita è perché vivevo di illusioni, o vivevo altrove. Non credo più nei sentimenti, danno una felicità effimera, falsata. Anche la felicità è un sentimento, forse, e in effetti non ci credo. Inseguo un ideale edonistico. Stare bene e basta. Franco mi dice che penso solo a quel che mangio, a mangiare frutta, alla mia panza e basta. Che non mi importa d'altro. E in effetti è vero. Ogni tanto cerca di elemosinare affetto, un po' tutti quelli che mi stanno attorno, ma io non sono capace di darne. Sembra che non abbia imparato proprio niente dalla vita, a volte. Non so dare affetto, non sono cresciuta, non so relazionarmi col prossimo, non non non. Non vedo soluzioni più che altro.

Qualche giorno fa ho sentito una frase che mi ha colpito. Diceva, più o meno, che se possiamo immaginare di essere qualcosa vuol dire che abbiamo le capacità di diventarlo. In effetti non ho mai sognato di fare la ballerina. Ma sognavo di parlare con gli animali. E di diventare cintura nera di arti marziali. Ho sognato di fare l'antropologa, le ricercatrice, la scrittrice. E non sono niente di tutto questo, perché io non l'ho voluto. E adesso non so più che cosa voglio, così scelgo di non volere più niente e resto ferma dove sono a piangermi sui piedi.

Oggi sono andata a vedere un rustico. Mancavano solo tre cose: la luce, l'acqua e il bagno. Per il resto era la perfezione. Un'unica stanza sui 40mq con caminetto, forno professionale da pizza dimensione pizzeria, un ettaro di terreno bosco/frutteto tutto attorno, immerso nel nulla a 2 km da Garbagna. Solo verde e silenzio. Mi sono goduta la visita, già consapevole che per quanto incantevole non è la soluzione ideale. Ma che poi io non ci credo neanche a questo, alla cosa del "posto mio". Alla fine sto bene nel mio stare male qui, che però non si paga l'affitto e ho luce, acqua e adsl.

Soprattutto ho sonno, Tanto sonno che vorrei dormire una settimana e svegliarmi con una mezza risposta a tutte le mie stupide domande.

Mi sono anche chiesta se non sia il caso di smettere di scrivere qui. Forse farei meglio a buttare su carta lo schifo che ho dentro, vomitare inchiostro e bruciare poi tutto appena finito.

Schifo che cola!

Written by:Aryaqua
Published on May 15th, 2014 @ 23:01:06 , using 782 words, 7739 views
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Certi accadimenti non si possono esaurire in due righe di status su fbook, meritano un post ad hoc. Anche se la stanchezza mi sta devastando.

Mi chiedo in che mondo io sia finita. Un mondo marcio in cui nulla di quello che credevo importante ha un valore. Cerco di raccontarla, dico "cerco" perché pensarci mi dà fastidio, ma devo perché ho poco tempo e voglio liberarmene.

Dunque ieri era il famoso mercoledì del "vogliamo rivederti" al negozio di animali. Pur non illudendomi ero pervasa da una sensazione di leggerezza, come una nuvoletta rosa tutta attorno ai miei pensieri, mi hanno richiamata, magari sono buone notizie, sono comunque notizie, chissà cosa sarà? Al mattino dunque mi sfascio con 100km tra Tortona-Alessandria-Arquata Scrivia dalle 7 alle 12.35 (per un totale di 200 spremute e 58 letture, queste ultime in meno di un'ora) e volo a Novi Ligure. Faccio anche in tempo a cambiarmi per sembrare un essere umano e non un ammasso di fanghiglia e appiccichìo aranciato. Trovo tizio lì fuori che si fuma una sigaretta. Mi saluta, gli do del tu (sarà più giovane di me) mi chiede come va, facciamo due chiacchiere sulla mia attuale situazione lavorativa. Butta la cicca e mi invita ad entrare. Stavolta non andiamo nel ripostiglio delle scope, ci fermiamo nel cubicolo ricavato dai separè dietro alle casse, una sedia di fronte a due sedie, "il posto dell'inquisizione" scherza lui. Mi siedo, aspetto. La tizia sembra da qualche parte nel negozio e non arriva, lui allora inizia. Mi dice che al colloquio ho fatto loro una buona impressione. Bè, molto buona. Bè diciamo che sei stata la migliore, sicuramente quella che ha maggiori competenze di tutti i colloqui che abbiamo fatto. E questo era l'aspetto più importante. La presenza poi, direi che ci siamo, io potrei essere di parte ma anche la collega è d'accordo su questo punto (grazie per aver notato che non sono un cesso, grazie davvero). Ma. MA. La cosa che però (MA!) abbiamo notato un po' entrambi è che ci sei sembrata una persona riservata. Cioè, dopo di te abbiamo fatto un colloquio ad un'altra ragazza, sicuramente molto meno competente di te, con meno esperienza... Ma aveva un sorriso che ci ha fatti innamorare.

ALT!

A questo punto il mio cervello si è spento, o qualcosa del genere. Dapprima è subentrato il senso di colpa a livello inconscio: ecco, è colpa mia, lo so che devo ostentare maggior sicurezza e fiducia in me stessa, lo so che devo essere più solare, adesso mi scarteranno perché non ho sorriso... No scusa ma... che cazzo vuol dire??

SEI STATA LA MIGLIORE MA QUELLA DOPO DI TE SORRIDEVA DI PIU' E ANCHE SE ERA UNA CAPRA CI HA COLPITI.

Perché loro si mettono nei panni del cliente che vuole vedere una persona sorridente. Perché il cliente torna, da una persona sorridente. Non ti stiamo chiedendo di cambiare il tuo carattere... No scusa, ma mi hai vista per un quarto d'ora della tua vita, che cazzo ne sai del mio carattere? Io che quando parlo di animali mi illumino? Io che faccio divertire i bambini ad oncologia? Io che da due anni mi rapporto con persone che vengono a comprare i fiori da portare al cimitero? Io che leggo i contatori di 150/200 persone ogni giorno? Cioè mi stai dicendo che dovevo fare un colloquio sghignazzando??? A parte l'ultima, le altre gliele ho dette. A un certo punto poi devo aver sorriso per qualcosa e lui mi fa: "Vedi? Adesso che hai sorriso, hai cambiato completamente espressione!" ma grazie a stocazzo, Capitan Ovvio è sempre tra noi.

Grazie Silvio, grazie al trentennio di culi e tette. Io sono stata la migliore e loro cercano la migliore lì dentro per vendere scatolette, e l'aver studiato una vita, l'aver eletto gli animali a mia unica ragione di vita, l'aver maturato pluriennale esperienza a contatto col pubblico e nel commercio... non mi serve ad una beata cippa di minkia perché dovevo sorridere di più.

Cosa devo pensare/fare/dire? Sento lo schifo che mi cola via da tutti i pori come nero catrame. Tre giorni, mi hanno detto, e mi faranno sapere, nel bene e nel male. Sì come l'altra volta, venerdì! Ma di che mese? Magari mi chiamano, magari prevarrà il buon senso. Ma se dovessero scartarmi, e se per farlo mi chiamassero... Come vorrei avere quel briciolo di lucidità per dire: "Ah e così avete scelto quella con le tette più gross... ah no, col sorriso più grande del mio! Tanti auguri! E comunque sono contenta, perché visti i presupposti su cui vi basate per selezionare i vostri dipendenti non ero comunque più tanto sicura di voler iniziare una collaborazione lavorativa con voi". Mi fate schifo.

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